Palermo, assoluzioni e pene ridotte: neo pentito di mafia smentito?

Assoluzioni e pene ridotte: smentito il neo pentito di mafia?

Sotto processo c'era anche Alessio Puccio, rapinatore del clan di Porta Nuova

PALERMO – Potrebbe essere una bocciatura per il neo pentito di Porta Nuova Alessio Puccio, ma solo le motivazioni della sentenza lo chiariranno. Di sicuro la Corte di appello ha assolto due imputati dall’accusa di furto e ha ridotto la pena ad altri due. L’unica pena confermata è quella inflitta a Puccio: 2 anni e 8 mesi.

La difesa ha invocato, senza successo, l’attenuante prevista per chi aiuta a ricostruire un reato contro il patrimonio (non quella per i collaboratori perché non si trattava di un reato contestato con l’aggravante dal metodo mafioso).

Potrebbe essere una spia di un giudizio di non attendibilità. Stessa cosa per le due assoluzioni: Puccio non è stato creduto oppure non stati trovati i riscontri individualizzanti? Secondo l’accusa, i riscontri ci sono: messaggi di testo tra Puccio e i correi, le parole della madre del collaboratore e la fuga di Puccio in Germania per evitare di essere ucciso.

Gli assolti sono Mario Maligno (difeso dall’avvocato Salvatore Sieli) e Francesco Paolo Palazzo (avvocati Giovanni Di Benedetto e Gioacchino Arcuri). In primo grado erano stati condannati a 3 anni e 4 mesi ciascuno.

Pena ridotta, da 4 anni e 8 mesi a 3 anni, per Daniele Barone (avvocato Barbara Giampino) e Vincenzo Sciacchitano (avvocato Salvatore Spedale).

Fu una delle prime cose riferite dal neo pentito. Disse che temeva di essere ammazzato. Era fuggito in Germania, ma poi capì che non sarebbe bastato per metterlo a riparo dalla vendetta per avere messo a segno un furto da 300 mila euro senza autorizzazione: “Abbiamo deciso di non dire a Giuseppe Di Giovanni e Giuseppe Incontrera (il boss assassinato alla Zisa) quanto avevamo preso, ossia 300 mila euro”.

E così disse che i boss piombarono in casa sua armati per minacciarlo e fece i nomi di chi avrebbe partecipato al furto. Aggiunse che erano stati picchiati per punizione. Le sue dichiarazioni, però, non hanno superato il vaglio della Corte di appello, presieduta da Alfonsa Maria Ferraro. Ora si attendono le motivazioni.


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