Pizzo alle aziende del vino| Il modus operandi del clan - Live Sicilia

Pizzo alle aziende del vino| Il modus operandi del clan

Prosegue il processo che vede alla sbarra gli esponenti del clan Brunetto.

MAFIA
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CATANIA – Prima le intimidazioni, con la classica bottiglia incendiaria ed il messaggio, poi i danneggiamenti ai vitigni. Infine le richieste di denaro. Questo il modus operandi della criminalità organizzata per stringere nel cappio del pizzo gli imprenditori del fiorente settore vitivinicolo etneo.

Un quadro che emerge nitidamente dal processo, in corso davanti alla prima sezione del tribunale di Catania, scaturito dall’inchiesta antimafia Santa Barbara, che nel 2015 ha colpito duramente il clan Brunetto. Tra loro Carmelo Olivieri, considerato dagli inquirenti a capo dell’associazione mafiosa dopo la scomparsa del boss Paolo Brunetto, e vari esponenti del clan operanti tra Giarre e Castiglione di Sicilia.

Giuseppe Mannino, titolare delle omonime cantine, è stato l’ultimo degli imprenditori a sfilare in aula come testimone. L’uomo, su sollecitazione del pubblico ministero Alessandro La Rosa, ha riferito gli episodi subiti nel 2013, tutti denunciati tempestivamente ai carabinieri, ma ha negato qualsiasi contatto e richiesta di denaro.

Anche davanti alle contestazioni del pm, che ha letto in aula alcune intercettazioni captate nel corso delle indagini, il teste ha smentito qualsiasi pagamento o richiesta a titolo di estorsione. Ma c’è di più. Durante il contro esame l’imprenditore, su esplicita richiesta di Michele Pansera, difensore di fiducia di Salvatore Del Popolo, ha riferito di non conoscere nessuno degli imputati presenti in aula. 

E’ poi salito sul banco dei testimoni il maresciallo dell’Arma Caruso, in forza alla Compagnia di Randazzo, tra i firmatari dell’informativa. Il militare ha ricostruito le prime fasi dell’attività investigativa, avviata dopo le numerose denunce di intimidazioni e danneggiamenti da parte dei titolari delle aziende vitivinicole.

Episodi che, secondo gli investigatori, avrebbero avuto tutti una matrice comune, il racket del pizzo. Nella prossima udienza, fissata per il 19 dicembre, proseguirà l’esame del maresciallo. Il militare potrebbe essere l’ultimo testimone dell’accusa.

Entro febbraio, secondo il calendario stilato dal tribunale, si concluderanno anche esame degli imputati e dei testimoni della difesa.

 

 

 

 

 

 


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