PALERMO – Rinvio a giudizio per corruzione a carico dell’assessora regionale al Turismo Elvira Amata, che ora vede il suo posto in Giunta sempre più precario. La decisione del gup del tribunale di Palermo Walter Turturici, che ha mandato a processo l’esponente di Fratelli d’Italia, è la leva giudiziaria che attiva il meccanismo del rimpasto nel governo Schifani. FdI, intanto, prova a mettere ordine al suo interno e non è escluso un intervento del capo della segreteria politica, Arianna Meloni, sul caso Sicilia.
La partita del rimpasto di governo in Regione
Le caselle interessate dalle modifiche della Giunta, a questo punto, sono tre ma la trattativa potrebbe allargarsi e lo scossone potrebbe rimettere in gioco l’intero assetto dell’Esecutivo Schifani. Tutto dipenderà dalla decisione di Fratelli d’Italia, rimasta ufficialmente in silenzio davanti alle notizie giunte dal palazzo di giustizia.
Turismo o Sanità, la scelta di Fratelli d’Italia
Se i meloniani dovessero optare per la linea dura, già adottata per casi più grossi come quello dell’ormai ex ministra del Turismo Daniela Santanchè, a quel punto sarebbe in discussione anche la delega. FdI ha in mano il Turismo fin dai tempi del governo Musumeci ma è pronta a rivedere l’assetto della propria delegazione per puntare ad un’altra casella di peso, la Sanità.
Nessuna indiscrezione filtra per ora da Palazzo d’Orleans, dove si attende la decisione del partito di Amata dopo la sentenza di Turturici. L’ipotesi più probabile è che FdI induca l’assessora alle dimissioni. A quel punto si aprirebbero ufficialmente i giochi con tutti i movimenti del rimpasto di governo. Schifani, intanto, ha escluso l’ipotesi del voto anticipato che circola da diversi mesi: “Si voterà nel 2027”, ha assicurato il governatore.

La riunione di Giunta e le notizie su Amata
Il rinvio a giudizio di Amata ha aleggiato per tutta la giornata di ieri, lunedì 20 aprile, al palazzo di governo. Schifani ha riunito la Giunta per una serie di decisioni e poco prima dello start ai lavori è arrivata l’ufficialità sul processo all’assessora al Turismo, che inizierà a settembre. A quel punto la Giunta si è svolta senza particolari riferimenti alla vicenda: soltanto la presa d’atto della richiesta di dimissioni di Amata (assente alla riunione) notificata via agenzie dall’opposizione, poi avanti con l’ordine del giorno.
Fratelli d’Italia e il caso Sicilia
Riflettori puntati, quindi, sulla decisione di Fratelli d’Italia, che nei prossimi giorni analizzerà il caso Sicilia ai massimi livelli. Passata agli archivi la vicenda ad Amata, infatti, ci sarà da valutare anche la posizione del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, a sua volta a processo in un altro troncone della stessa inchiesta.
Le tessere del puzzle rimpasto
Sul fronte delle modifiche alla Giunta il partito di Giorgia Meloni potrebbe limitarsi a dare il nome in sostituzione o chiedere una rivisitazione della Giunta che coinvolgerebbe anche la Sanità. La partita del rimpasto nel governo Schifani, però, potrebbe complicarsi. FdI, infatti, potrebbe chiedere lo stesso metro di giudizio con gli altri assessori alle prese con vicende giudiziarie, come il vice presidente Luca Sammartino.
Rimpasto nel governo Schifani, le ipotesi per FdI
Diverse le opzioni sull’assessorato alla Salute, che FdI chiede da tempo. Nelle ultime ore ha preso quota il nome del capogruppo all’Ars Giorgio Assenza e a quel punto il Turismo potrebbe essere assegnato al presidente dei deputati di Forza Italia Stefano Pellegrino, nome gradito anche all’ala del partito che fa riferimento all’europarlamentare Marco Falcone. Non è esclusa, però, neanche la pista, già raccontata da LiveSicilia, di uno spostamento dell’attuale assessore alle Infrastrutture, Alessandro Aricò, sul timone dell’assessorato alla Salute.

Rimpasto, Mpa e Dc alla finestra
Nelle valutazioni sul rimpasto di governo, però, Schifani deve fare i conti anche con la necessità di riequilibrare la presenza femminile in squadra. Il Movimento per l’autonomia, da mesi in pressing per il secondo assessorato, ha proposto il nome dell’assessora gelese Valeria Caci. Agli autonomisti dovrebbe andare una delle due deleghe un tempo in mano alla Democrazia cristiana (probabilmente la Famiglia), che a sua volta dovrebbe rientrare nelle stanze dell’assessorato alle Autonomie locali.

