Regione, assunzioni e miliardi | È già tempo di elezioni - Live Sicilia

Regione, assunzioni e miliardi | È già tempo di elezioni

Dal Patto per il Sud alla Formazione e alla Sanità, tanti soldi e promesse di lavoro potrebbero riavviare presto la macchina elettorale.

Finanziamenti e lavoro
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PALERMO – Questa potrebbe essere la settimana decisiva. Anche perché è la settimana più utile. A fornire un po’ di carburante a clientes e militanti vari, in vista delle elezioni amministrative siciliane. Questa settimana, quasi certamente, arriverà il definito ok al “Patto per il Sud”, declinato nella versione del “Patto per la Sicilia”. Mentre da Roma dovrebbero giungere i tanto attesi e annunciati (da tempo) 550 milioni con i quali garantire un futuro, seppur a breve termine, a Comuni, Province, precari, enti regionali. A circa cinquantamila siciliani.

Insomma, ballano qualcosa come tre miliardi, tra progetti da finanziare e casse da rimpinguare. È già partita, in pratica, la macchina elettorale che ci accompagnerà fino alle prossime competizioni regionali e politiche. “No alle scelte clientelari”. Così il presidente della commissione bilancio Vincenzo Vinciullo, senza troppi fronzoli, toglieva il velo pochi giorni fa dal Patto per la Sicilia: 2,32 miliardi di euro già suddivisi per macro-aree. Quali Comuni e quali progetti verranno finanziati? L’elenco è stato coperto per giorni da qualcosa che somiglia a un segreto di Stato. Ed è stato oggetto di revisioni e manomissioni varie. Di liti in giunta e proteste dell’Ars, dove la lista dei progetti non è mai arrivata. Nonostante una risoluzione che impegnava il governo a rivedere la prima versione. Quella nella quale le ombre clientelari si manifestarono con l’introduzione di una sfilza di progetti per Gela, la città del presidente Crocetta.

Ma per i Comuni, quell’elenco potrebbe essere solo acqua fresca, se nel frattempo non arriva la fumata bianca da Palazzo Chigi. Quella che dovrà portare allo scongelamento del mezzo miliardo e del trasferimento ai Comuni della loro “fetta” di contributi bloccati: 235 milioni di euro. Senza di quelli, gli enti non potranno nemmeno chiudere i bilanci. E già l’Anci Sicilia presieduta da Orlando ha protestato parlando anche di carte da mandare in Procura. “Presto – ha annunciato però il sottosegretario Davide Faraone pochi giorni fa – il riconoscimento all’isola di 500 milioni, un impegno preso che verrà mantenuto in tempi brevi”. Forse anche brevissimi. Perché a quel punto forte potrebbe essere la tentazione di ricordare al siciliano elettore, che i renziani del Pd hanno a cuore il destino della Sicilia. Come dimostra, del resto, la scelta di svolgere il G7 proprio nell’Isola. Dove qualcosa si muove davvero.

Persino quando sta ferma. È il caso dei concorsi della Sanità. Che hanno subito – al di là delle dichiarazioni di circostanza – una brusca frenata, del resto ampiamente prevista da Livesicilia mesi addietro. Ma non tutto il male rischia di nuocere. Anzi. Tutto sommato, il ritardo nella partenza dei concorsi “rischia” di ottenere l’effetto di “tenere caldi” gli aspiranti candidati. Circa cinquemila, secondo le stime dell’assessorato. Tutti in attesa delle notizie provenienti da Piazza Ottavio Ziino, e magari di quelle – in molti casi già smentite dai fatti – che giungeranno da questo o quel direttore generale. Proprio i soggetti che dovranno dare il via ai bandi. Manager ovviamente scelti e legati strettamente ai referenti politici siciliani. Insomma, tra reti ospedaliere alle quali dare un ok definitivo, tra accordi col Ministero della Salute da chiarire, verifica delle graduatorie esistenti, nuovi bandi, prove d’esami e nuove graduatorie, non è escluso che si arrivi proprio a ridosso delle prossime elezioni regionali. Quale occasione migliore per chi volesse strumentalizzare i nuovi contratti nella Sanità siciliana?

E del resto, gli anni a ridosso delle elezioni, sono stati quelli più ricchi di sorprese, dal punto di vista delle assunzioni e dei contributi. Basti pensare alla Formazione professionale. Uno studio commissionato qualche anno fa dalla Regione all’Università di Palermo dimostrò come la metà dei formatori siciliani (che, complessivamente rappresentavano a loro volta la metà dei formatori italiani) fossero stati assunti tra il 2006 e il 2008. Proprio sotto elezioni, insoma. Un dato che potrebbe ripetersi anche questa volta. A causa di un provvidenziale problema. Il ricorso, cioè, di un ente di Formazione che ha fatto saltare in aria l’Avviso che avrebbe dovuto riportare a lavoro circa 4.500 dipendenti degli enti di formatori. Oggi in un limbo, ma domani nuovo possibile “obiettivo” per chi intendesse costruire, come è stata consuetudine per troppo tempo in Sicilia, conferme o nuove carriere politiche, grazie all’ormai stabilissimo precariato siciliano.

E insieme alle possibili assunzioni da compiere a ridosso di questa o quella competizione, ecco spuntare alcuni “bancomat” nelle mani dell’attuale governo regionale. È il caso, ad esempio, dei Fondi europei della nuova programmazione. A cominciare dagli oltre due miliardi del Piano di sviluppo rurale, già oggetto di una pioggia di eventi e comunicati stampa dell’assessore alle Risorse agricole Antonello Cracolici. Soldi che vanno spesi, ci mancherebbe. Eppure, in passato, al contrario degli altri “rami” di contributi comunitari, quello rivolto all’Agricoltura risultava il più “efficente”: ovvero almeno lì i soldi europei venivano usati, eccome. Anche se, in qualche caso, stando anche alle recenti denunce del presidente della Regione Crocetta, con controlli così labili da non accorgersi che in molti casi quei finanziamenti finivano in mano a soggetti in odor di mafia. O, in casi meno gravi, a parenti stretti degli stessi dirigenti generali che gestivano quella pioggia di euro. Gli stessi che potrebbero giungere da un’altra operazione messa su dall’esecutivo di Crocetta: la trasformazione dell’Irfis in una “pesudo-banca”. Con un cda composto da fedelissimi del presidente, compreso l’attuale Segretario generale Patrizia Monterosso. E con un finanziamento pubblico (cioè generosamente fornito dai siciliani) di cento milioni di euro. Che nel mercato del credito potrebbero trasformarsi in un miliardo di euro. Carburante prezioso, per chi volesse servirsene, in vista delle prossime campagne elettorali.


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