Sacerdoti in campo 'contro' l'Ars | Nasce il movimento delle valigie

Sacerdoti in campo ‘contro’ l’Ars | Nasce il movimento delle valigie

Don Antonio Garau

Commenti

    Pessima data. Il 30 aprile l’ARS è chiusa.

    Forza Don Antonio, siamo con lei, e se permette un suggerimento farei la stessa cosa con gli abitanti di Palazzo delle Aquile.

    sarò presente

    Ci sarò anche io. Se Papa Francesco si è inginocchiato per chiedere di fermare le violenze, noi dobbiamo reagire pacificamente al fine di portare alla ragione chi legifera. Sono pronto ad iginocchiarmi come tanti altri penso davanti ai governanti e giorno 30 ci saremo…in Umiltà. Pace!

    Vengo anche io.

    Bisogna invece liberare quel palazzo dalle attività politiche, poiché tutti i politicanti che vi entrano si adagiano sulle comode poltrone, e far sì che lo stesso Palazzo possa diventare attività produttiva (Museo e Albergo 7Stelle Super) così che un minimo di disoccupazione possa eliminarsi.
    Identica cosa per Palazzo D’Orleans.
    C’è la Fiera del Mediterraneo da utilizzare.

    All’ARS vi accoglieranno a braccia aperte, vi ascolteranno, vi applaudiranno e vi stringeranno le mani… ci saranno pure le foto-ricordo con tanti sorrisi.
    Ma non cambierà nulla.

    Perché non cominciano a tagliarsi gli stipendi invece di ristrutturarsi case e attici romani?
    Quanta ipocrisia

    La Chiesa cominci a dare l’esempio cominciando a dare ai poveri le loro infinite ricchezze invece di puntare il dito sugli altri

    15 minuti di notorietà.

    Il movimento delle valigie potrebbe fare una proposta in sintonia con i tempi: a tutti un sussidio regionale a carico di quelli che lavorano ed hanno voglia di lavorare. Una parte del contributo a carico della chiesa!!

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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