Saguto, la requisitoria dei pm| "Chiaro interesse privato" - Live Sicilia

Saguto, la requisitoria dei pm| “Chiaro interesse privato”

Il reato contestato è corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio

CALTANISSETTA
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CALTANISSETTA – “Da alcune intercettazioni si desume in maniera chiarissima che l’esercizio delle funzioni non era posto in essere per l’interesse pubblico ma per quello del privato”. Ha esordito così il pm Claudia Pasciuti, nel corso della requisitoria del processo sul cosiddetto sistema Saguto, anticipando che, nel trattare la posizione dell’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, si partirà dalle intercettazioni tra quest’ultimo e l’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto.

Il reato contestato è corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. “Nel giugno 2015 la Guardia di Finanza su delega del Pm ha svolto un lavoro monumentale dalla quale si evidenziava anche una costante carenza di liquidità sui conti correnti dei coniugi Saguto-Caramma. Che il tenore di vita dei coniugi fosse sensibilmente superiore alle entrate – ha continuato la Pm – lo si evince da tantissime intercettazioni nel corso delle quali la Saguto rimprovera il figlio Elio che spende non meno di 100 euro al giorno e gli altri figli per un totale di circa 14 mila euro al mese. A partire dal 10 giugno il magistrato e il marito iniziano a mostrare segni di insofferenza. I conti sono in rosso. Silvana Saguto però parlando sia con sua mamma che con il figlio parla del fatto che dovrebbe arrivare qualcosa per sistemare questa situazione. Dopodiché in una conversazione la Saguto dice a Cappellano Seminara ‘guarda che quei documenti non sono arrivati completamente. Siamo un poco persi'”.

Per il Pm non vi è alcun dubbio che quando i due parlano di ‘documenti’ si riferiscono a somme di denaro. Quindici gli imputati del processo che si svolge a Caltanissetta. Sotto accusa, oltre a Silvana Saguto, ex presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, ci sono il padre del magistrato, Vittorio Saguto, il marito Lorenzo Caramma e il figlio Emanuele, gli amministratori giudiziari Gaetano Cappellano Seminara, Walter Virga, Aulo Gigante e Nicola Santangelo, il colonnello della Dia Rosolino Nasca, i docenti universitari Roberto Di Maria e Carmelo Provenzano, la moglie e la collaboratrice di Provenzano, Maria Ingrao e Calogera Manta, l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, l’ex giudice della sezione misure di prevenzione Lorenzo Chiaramonte.

Senti ma poi i documenti li hai fatti’ chiedeva Silvana Saguto e l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara rispondeva: certo li ho preparati”. Al centro della requisitoria del Pm Claudia Pasciuti, nel processo sul cosiddetto “Sistema Saguto”, ripreso questa mattina a Caltanissetta, le conversazioni tra l’ex presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo e l’avvocato Cappellano Seminara. Quando i due parlano di documenti per il pm è indubbio che stiano parlando di soldi. Silvana Saguto in quel momento, nel giugno 2015, stava attraversando un periodo difficilissimo per la situazione finanziaria della sua famiglia. “Silvana Saguto – ha detto il Pm Pasciuti, che sostiene l’accusa insieme al collega Maurizio Bonaccorso – manifestava a Cappellano Seminara la sua disperazione e faceva capire che da lui si aspettava qualcosa e che lui doveva trovare una soluzione. Gli disse di essere disperata, provata e di non avere più soldi. Di contro Cappellano Seminara precisava che non era così semplice”. Nelle varie conversazioni tra i due, intercettate nel giugno 2015, furono diversi i riferimenti ai “documenti”, cioè i soldi di cui, secondo l’accusa, Silvana Saguto aveva bisogno.

“Silvana Saguto parla con entrambi i figli del fatto che quel giorno Cappellano Seminara avrebbe dovuto portare quei ‘documenti’ ma non era venuto. E’ il 28 giugno”. Lo ha detto il pm Claudia Pasciuti, per cui è “evidente che non si parlava di veri documenti ma di soldi”. La famiglia di Saguto versava in condizioni economiche difficili e il magistrato, secondo la ricostruzione della Procura, chiese aiuto a Cappellano Seminara al quale disse di essere disperata. “Il 30 giugno l’ingegnere Lorenzo Caramma, marito della Saguto – ha continuato Pasciuti – riceve una telefonata da Banca Nuova che sollecitava un versamento per coprire il debito. La stessa sera Cappellano Seminara entra con un trolley a casa della Saguto alle 22.35 ed esce poco dopo. L’indomani viene fatto il versamento in banca”. Per il Pm non ci sono dubbi di alcun genere sul fatto che “Cappellano Seminara consegnò a Saguto denaro contante”.

Sarebbe stato l’architetto Giuseppe Caronia a consegnare in una busta di plastica i soldi, ventimila euro in contanti, in banconote da 50 euro, all’avvocato Gaetano Cappellano Seminara. Soldi che poi finirono all’ex presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto e che sarebbero stati portati a casa di quest’ultima dallo stesso Cappellano Seminara all’interno di un trolley la sera del 30 giugno 2015. Questo quanto ricostruito dalla Pm Claudia Pasciuti nel corso della requisitoria di questa mattina del processo sul cosiddetto “Sistema Saguto”. Dalle intercettazioni è emerso che anche Caronia parlava di documenti con Cappellano Seminara, la stessa espressione utilizzata dalla giudice Saguto. “Quando Caronia venne convocato la prima volta nella caserma del comando provinciale della Finanza – ha detto Pasciuti – si limitò a dire: ‘Erano per davvero documenti’. Qualche giorno dopo, ci ripensa e dice: ‘L’altra volta, temevo che potesse scaturire una sanzione fiscale nei miei confronti. Dopo aver letto sui giornali dell’indagine che vede coinvolto Cappellano ed alcuni giudici ho capito la gravità della situazione e ho avvertito l’esigenza di dimostrare la mia totale estraneità a tali episodi di corruzione’. Caronia precisa di ‘non avere mai incontrato la dottoressa Saguto’. E spiega: ‘Una sera, intorno alle 21, ho avuto un incontro a piazza Sturzo con Cappellano. Era con la sua Mercedes bianca e io sono salito a bordo. Quindi gli ho consegnato una busta bianca contenente 20 mila euro in contanti, tutte banconote da 50 euro. Soldi che avevo prelevato dai conti correnti della Caes srl e da conti personali. L’incontro, aveva aggiunto, durò pochi minuti e non sono a conoscenza dell’uso che Cappellano fece del denaro'”. Tra Cappellano Seminara e Caronia intercorrevano rapporti lavorativi. (ANSA)


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Commenti

    Se alla fine del processo, tutte le accuse rispondessero a verita’, potremmo dire che e’ una pagina molto ma molto vergognosa..!!

    Si continua a non entrare nel merito….andavano davvero tutti sequestrati questi beni?

    Mezzo stato sotto processo.
    A titolo esemplificativo cito l’ ex Prefetto di Palermo Sig.ra Cannizzo facente funzioni di rappresentante dello Stato sul territorio e di cui non mi sembra si sappia nulla sulla sua situazione lavorativa attuale

    Sono talmente arroganti che pretendono giustificare le malefatte con banalità dichiarando addirittura,Caronia, di non essere a conoscenza dell’uso che Cappellano faceva della somma consegnata.In galegare a vita non soltanto x i reati contestati ma soprattutto x avere rovinato aziende lasciando migliaia di persone senza lavoro ma anche per la pretesa di sottovalutare l’intelligenza e professionalità di chi li ha incastrati,magistrati e forze dell’ordine.

    Forse avrà sbagliato ci sarà una legge a stabilirlo ma ci sono altri casi pure gravi…

    …che coda lunga aaa !!!

    Una storia troppo strana…. Un magistrato che parla così apertamente al telefono dei fatti personali e per la cifra di 20000 euro rischia tutto : immagine, lavoro, famiglia ….Oggi le banche e le finanziarie 20000 euro li prestano a chiunque….Tutti codesti indagati così sprovveduti e anche magistrati che testimoniano contro….Un attacco mediatico senza precedenti che mette in cattiva luce tutte le istituzioni che dovrebbero garantire i cittadini….In una città come Palermo dove lo stato si presenta disarmato e sempre in ritardo….Boh?

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