PALERMO – “La cosiddetta ‘riforma Russo’ può essere avversata, criticata, aggiornata, migliorata. Come tutte le riforme vere. Ma resta un fatto difficilmente contestabile: è stata l’unica vera riforma organica della sanità siciliana realizzata negli ultimi trent’anni”. Lo dice il magistrato Massimo Russo, che da assessore alla Sanità portò a termine la riforma del settore in Sicilia, in risposta alle critiche formulate oggi da Cateno De Luca in una intervista con LiveSicilia.
Massimo Russo e la riforma della sanità in Sicilia
“Quella riforma nasceva da una scelta politica precisa: rimettere al centro la domanda di salute dei cittadini siciliani, dentro una visione complessiva del sistema fondata su programmazione, responsabilità, qualità, legalità e controllo della spesa”, aggiunge Russo.
“Quando arrivammo noi la sanità era in deficit”
“Quando intervenimmo, la sanità siciliana era segnata da una situazione organizzativa assai deficitaria, da pesanti perdite di bilancio, frutto di sprechi, abusi e incapacità gestionali, tanto che si profilava il rischio concreto di commissariamento da parte del governo nazionale. E sul piano sanitario, spiace ricordarlo, circolava amaramente l’idea che il miglior medico fosse l’aereo… In pochi anni furono risanati i conti, ridotta significativamente la mobilità sanitaria, migliorati gli indicatori LEA e restituiti dignità, credibilità e fiducia al sistema e soprattutto a migliaia di operatori sanitari che finalmente lavoravano dentro un’organizzazione guidata da una direzione chiara e da obiettivi precisi”.
“Nessuna riforma risolve i problemi da sola definitivamente”
Russo poi aggiunge: “Naturalmente nessuna riforma, da sola, può risolvere definitivamente i problemi della sanità. Anche il miglior protocollo terapeutico fallisce se affidato a mani incompetenti. Le riforme sono strumenti. E gli strumenti funzionano soltanto quando esiste una politica ed una classe dirigente capaci di governarli con competenza, visione e senso delle istituzioni”.
Le critiche di De Luca
“Leggo oggi le critiche di Cateno De Luca, che considero un amministratore esperto e certamente uno che conosce bene i meccanismi della macchina pubblica. Proprio per questo mi ha colpito il giudizio liquidatorio espresso sulla riforma, anche perché quella legge venne allora sostenuta e votata con convinzione da lui e da gran parte delle forze politiche presenti all’Assemblea regionale, comprese quelle che oggi ne sottolineano i limiti”.
“Io, dopo quell’esperienza, nel 2012 sono tornato a fare il magistrato – ricorda -. Altri, invece, hanno continuato a governare o a fare politica in questi anni. Ed è forse lì che andrebbe cercata la risposta alle difficoltà della sanità siciliana di oggi. Perché è difficile pensare che i problemi derivino da una riforma che, a distanza di anni, continua ancora ad essere l’ultimo vero tentativo organico di modernizzazione del sistema. Il punto vero non è stabilire se una riforma fosse perfetta o meno. Nessuna riforma lo è.
Il punto è chiedersi cosa sia accaduto dopo”.
Russo: “La mia riforma smontata negli anni”
Il magistrato poi prosegue: “Negli anni successivi si è progressivamente smontato quell’impianto di governo del sistema sanitario, tornando spesso a una gestione frammentata, priva di visione strategica, troppo condizionata da appartenenze, logiche clientelari e miserabili equilibri di consenso. E così, lentamente, si è tornati all’antico, ad un sistema di tipo feudale in cui l’appartenenza finisce troppo spesso per prevalere sulla competenza e nel quale si sono coltivati interessi non sempre leciti, come dimostrano le numerose indagini giudiziarie per abusi e corruzione che hanno segnato l’ultimo decennio”.
“La differenza è tutta qui: allora vi era una chiara volontà politica di cambiare il sistema sanitario siciliano; oggi, talvolta, si ha invece l’impressione che prevalga la tendenza a convivere con le inefficienze del sistema, quando non a utilizzarle come spazio di mediazione politica e di interessi privati – conclude Russo -. Ed è forse questo il punto che andrebbe discusso seriamente, al di là delle polemiche da talk show cui certa politica ci ha ormai tristemente abituati”.

