Sparatoria, c'è la svolta Cinque fermi tra i Cursoti Milanesi

Sparatoria, c’è la svolta: 5 fermi|tra i Cursoti Milanesi NOMI

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Dietro il duplice omicidio un futile motivo che però coinvolge personaggi di clan contrapposti. In manette il boss Carmelo Di Stefano.

CATANIA – La svolta sulla sparatoria di Librino è arrivata. Era nell’aria da giorni. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Catania già poche ore dopo il duplice omicidio di Enzo Scalia e Luciano D’Alessandro e i diversi tentati omicidi avvenuti la sera dell’8 agosto nella rampa che porta al civico 18 e 19 di viale Grimaldi avevano raccolto elementi utili per identificare i responsabili della tempesta di fuoco.

Cinque fermi

Tra mercoledì e ieri, su disposizione della Procura di Catania, i militari hanno fermato cinque persone con l’accusa di omicidio e tentato omicidio. Ma c’è di più, avrebbero agito – e quindi sparato – al “fine di agevolare il clan dei Cursoti Milanesi”, scrivono gli inquirenti. Due dei sospetti – sentendo il fiato sul collo degli investigatori – hanno deciso di presentarsi direttamente al comando provinciale di Piazza Verga. 

I nomi

A finire in manette è proprio uno dei capi dei Cursoti Milanesi, Carmelo Di Stefano, 50enne, fratello di Francesco (Ciccio ‘ca sassa). I due sono figli di Gaetano Di Stefano, Tano Sventra, personaggio storico dei ‘separatisti’ di Jimmy Miano. Gli altri fermati sono Roberto Campisi, Saro Tricomi e i fratelli Antonio e Martino Sanfilippo.

L’indagine

“L’intensa e rapida attività di indagine ha consentito di ricondurre la causa del cruento evento a futili motivi legati a rancori personali conseguenti a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte”, riassumono in una nota. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Fonzo e dal pm Alessandro Sorrentino, ha proceduto a ritmi serratissimi.

Uccisi “per futili motivi”

Quindi ci sarebbe stata una contrapposizione tra gruppi di criminalità organizzata, ma non per affari di mafia o droga, ma per “futili motivi legati a rancori personali”. Alcuni dei feriti, come già emerso nei giorni scorsi, sono legati al clan Cappello-Bonaccorsi. E quindi ‘lo scontro’ scaturito in sangue e piombo potrebbe essere proprio tra Milanesi e Cappello. Non dimentichiamo che a pochi passi dalla scena del crimine c’è una delle ‘piccole’ roccaforti criminali dei Cursoti Milanesi. Anzi i fratelli Sanfilippo abitano proprio al viale Grimaldi. Il carosello di moto, dunque, avrebbe in qualche modo ‘invaso’ il territorio ‘senza autorizzazione’. 

Le logiche criminali

Le logiche assurde e criminali dei clan che si sentono i ‘padroni’ di un pezzo di città. Sceneggiature di Gomorra che gli stessi abitanti di Librino non accettano. Anzi combattono, molte volte soli e senza supporti istituzionali. Perché quello che è accaduto deve servire a ripensare al sistema, che fino a oggi porta a ghettizzare e radicare pregiudizi.

I carabinieri e la procura hanno fatto giustizia in tempi record. Un segnale per far capire che lo Stato risponde e per dare – per quanto piccolo – un punto alle ferite al cuore di chi ha perso in quella sparatoria i propri cari. Il dolore è dolore. Però ora serve altro, molto altro. Librino (e non solo) attendono da troppo tempo che dalle passerelle e alle promesse si passi ai fatti. 


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