Suicidi in carcere, una piaga che scuote anche il Papa

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    È chiaro che quando una donna o un uomo muore per qualsiasi circostanza è un dispiacere, si prova pena e dolore per quella persona. È però altrettanto vero e realmente quotidiana la morte o la grave aggressione con lesioni che richiedono ospedalizzazioni urgenti a carico di persone vittime di rapine, di atti di sopraffazione, di violenza sessuale e chi più ne ha né metta. Esistono i servizi sociali, esistono i servizi per la cura delle tossicodipendenze ai quali si può accedere da donne e uomini liberi in piena libertà o a seguito di indicazioni della magistratura. Quindi se è vero che si debba riflettere sulle condizioni di vita all’interno delle carceri è anche vero che si deve assicurare assolutamente la serenità e l’assenza di episodi di violenza gratuita a carico di donne, uomini e bambini che vogliono vivere serenamente. Chiudo con una domanda: ” Qualcuno è stato mai minacciato da un tossicodipendente con una siringa potenzialmente infetta di notte in completa solitudine o da un ubriaco in fase delirante provando terrore per la propria incolumità e dei propri cari?”

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