"Vogliono screditare | un testimone scomodo" - Live Sicilia

“Vogliono screditare | un testimone scomodo”

Ciancimino parla attraverso i legali
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Massimo Ciancimino si sente assediato. Sotto un fuoco di fila. E i suoi legali passano al contrattacco. Reagiscono alle polemiche nate dalla pubblicazione sul settimanale Panorama delle conversazioni tra il figlio di don Vito e Girolamo Strangi, un commercialista indagato dalla procura di Reggio Calabria perché considerato vicino alla ‘ndrangheta. Ciancimino jr non può rispondere alle domande perché si trova agli arresti domiciliari. A riassumerne il suo pensiero sono gli avvocati Francesca Russo e Roberto D’Agostino. La prima bordata è per Fabrizio Cicchitto. “Massimo Ciancimino – dicono – fa sapere che condivide perfettamente la dichiarazione dell’onorevole Cicchitto in merito all’uso delle intercettazioni allorquando il capogruppo del Pdl afferma che “comunque è evidentemente che ormai viviamo in una condizione del tutto inaccettabile. Una nuova edizione del grande fratello per cui ogni battuta detta per telefono in conversazioni private può diventare dichiarazione pubblica ufficiale attraverso cui si viene impiccati”. Sono le parole con cui l’esponente del Pdl ieri ha commentato le nuove intercettazioni sul caso Tarantini che tirano in ballo Silvio Berlusconi.

Cicchitto o non Cicchitto, Ciancimino con Strangi ci parlava davvero. E gli diceva, testuali parole, “Mica mi nascondo, io faccio quello che minchia voglio là dentro (in Procura ndr), peggio per loro che mi lasciano là. L’altra volta sono andato a vedere un file dove c’erano le barche da sequestrare…”.
“Come già dichiarato nel dicembre 2010 Ciancimino non ha mai posto in essere le condotte riportare nelle trascrizione delle intercettazioni. Oggi ribadisce di essere e di essere sempre stato pronto a fornire i chiarimenti alle autorità competenti. Ha piena fiducia e stima nella procura di Palermo dalla quale non ha mai avuto alcun favoritismo tenuto conto che si trova ancora in stato detentivo su ordine della stessa Procura. A Ciancimino appare sorprendente la tempestività con la quale viene riutilizzato il contenuto di una vecchia intercettazione alla vigilia della celebrazione di importanti processi a uomini politici che sono stati oggetto anche di sue dichiarazioni”.

Sorprendente tempestività, in che senso?
“Scusi, sono fatti di dicembre 2010, conosciuti da tutti. Oggi si chiede l’intervento del Csm. La tempestività dove sta?”.

A chi si riferisce Ciancimino quando parla di “importanti processi a uomini politici”? Alle indagini che vedono coinvolti il senatore Carlo Vizzini e il ministro Saverio Romano?
“Non entriamo nello specifico”.

Ciancimino, dunque, ribadisce di non avere avuto accesso ai computer dei magistrati che lo interrogavano. Non si è mai stato da solo in una qualsiasi stanza della Procura?
“Assolutamente no. La verità è che c’è tutto l’interesse a screditarlo per eliminare un testimone scomodo”.

Interesse da parte di chi?
“Non siamo in grado di dare risposte certe. Ci limitiamo a constatare che c’è un attacco concentrico su Massimo Ciancimino”.

Se Ciancimino non aveva accesso ai file dei magistrati dunque, millantava. E una persona che millanta può ritenersi attendibile e credibile?
“Si tratta, lo ribadiamo, di conversazioni private di cui per altro non abbiamo conoscenza se non per averle lette sulla stampa. Quando diventeranno atti processuali ne discuteremo”.

Riproduzione riservata@

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Commenti

    Gli avvocati fanno il loro mestiere e, per questo, meritano il massimo rispetto. Ciancimino jr è un indagato, già condannato in secondo grado, merita attenzione per quel che dice ma non è un oracolo.
    Ciò che dichiara dovrebbe essere confermato dall’aldilà in quanto o si cela dietro <> oppure racconta panzane. Lo ha fatto – secondo gli stessi suoi legali – parlando al telefono con un commercialista al quale aveva chiesto di cambiargli 100 mila euro in contanti con settantamila in assegni per sfuggire ed aggirare il seuqestro del denaro. Ha mentito esibendo un documento taroccato nel quale indicava una serie di nomi altisonanti di presunti cimplottisti, compreso quello dell’ex capo della polizia. Ha mentino spudoratamente sulla vicenda dei candelotti di dinamite rinvenuti nella sua abitazione solo perchè nessuno la eva informato delle telecamere collocate in via Torrearsa.
    L’unico merito che si può riconoscere è quello di avere riacceso i riflettori sulla amigerata trattativa della quale, probabilmente, sa qualcosa. Il resto sta ai magistrati di Palermo verificarlo. A costoro ricordiamo quanto deto dal procuratore Pietro Grasso: pentiti, dichiaranti o verbalizzanti che sia debbono essere utilizzati come il bisturi nelle mani del chirurgo. Se il medico è bravo e capace, allora possiamo stare tranquilli. Se, al contrario, prevale la freneseia di bruciare le tappe perchè qualcuno vuole diventare primario prima del tempo, allora siamo freschi.
    Un’ultima annotazione. Ciancimino jr è stato ritenuto inattendibile da numerose procure. Che abbiano avuto torto quelle delle altre città e ragione quella di Palermo? Lo vedremo…speriamo presto. Ed, in ogni caso, il CSM deve smetterla di comportarsi come Alice nel paese delle meraviglie. Perchè non è intervenuto otto mesi fa quando la notizia “del millantato credito” era su tutti i giornali?

    Solo dei magistrati che fanno politica possono credere alle parole del ciancimino,se vero quanto scritto dai giornali che l’oracolo si vantava che il proquratore di fatto era un inberbe credo che chi di dovere dovrebbe azzerare in toto la magistratura in italia bonificando le procure inquinate e creare magistrati al di sopra delle parti ci riusciranno?
    personalmente rimane dei dubbi inquanto troppa politica nelle toghe,poca certezza nel giudizio equo.
    Grazie

    Non vi affannate a cercare altrove, LUI SI SCREDITA DA SOLO!

    ciancimino tsk! Ma chi il figlio del sindaco mafioso? embeh! ora magari stiamo ad ascoltare pure il figlio di riina oppure diamo credito al nipote di totuccio contorno.

    Chidda malarazza è. Sula e senza picciuli com’i rituffi. e noatrci ci ramo ancora cuntu.

    Bah! Chi populo sctrano chiddu ri palermo

    Che ci siano interessi colossali a delegittimare Massimo Ciancimino, a bloccare le inchieste delle Procura di Palermo e a colpire il dott. Ingroia e gli altri magistrati che le stanno portando avanti, è palese.

    Questa è solo l’ultima (maldestra) trovata. Solo in un Paese di smemorati come il nostro è possibile un’operazione così ridicola e offensiva per l’intelligenza dei lettori e dei cittadini di ripescare cose vecchie e note e montarci un caso.

    La notizia non è certo quella dell’incontro di Ciancimino con Strangi e di quello che ha detto, ma il fatto che sia stata ripescata dal settimanale della Mondadori.

    Spero che Massimo Ciancimino possa chiarire tutto al più presto. Ma purtroppo, sarò maligna e malpensante, ma non credo che la Procura di Reggio Calabria lo interrogherà, almeno non presto… Quindi spero che possa trovare altre sedi opportune per farlo.

    povero ciancimino, un uomo che usa la polizia per il trasporto della dinamite, un uomo che vive ed ha vissuto dei soldi della mafia (del padre) e faceva lo spaccone a palermo, un uomo che si sentiva minacciato che si fermava tranquillamente a parlare in via xx settembre.
    povero pevero pevero.
    organizziamo una fiaccolata per l’icona della antimafia un uomo da TENERE COME ESEMPIO PER NOI E I NOSTRI FIGLI.
    in una nazione degna di chiamarsi nazione, oggi non si parlerebbe ne di massimo ciancimino e neanche dei vari pentiti, starebbero a scontare le pene come giusto che sia LO STATO NON DEVE SCENDERE A COMPROMESSI CON I DELINQUENTI MAFIOSI. VERGOGNA

    CIANCIMINO E I SUOI AVVOCATI DEVONO ESSERE IN PIENO “DELIRIO DI ONNIPOTENZA” QUESTO E’ DA METTERE DENTRO E BUTTARE LA CHIAVE!!!!!

    certo che se i legali si devono appigliare al fumus persecuzionis, andiamo bene! Chi è che vuole screditare questo testimone scomodo?
    Intercettazioni private?
    Fatti di decmbre conosciuti a tutti?

    A) lo Junior non è un testimone ma un dichiarante, ben diverso nei termini di legge!
    B) Non è un colloquio con la suo morosa o con i suoi amici, ma intercettazioni con un commercialista legato profondamente alla cosca Piromalli della ‘ngrangheta. I colloqui intercettati avvengono a Verona, dove Ciancimino ha eluso la sua scorta per incontrarlo.
    C)E’ vero sono usciti due articoli a dicembre sul Corriere della Sera, ma mai intercettazioni integrali, dove si leggono affermazioni gravissime da parte di Ciancimino.

    L’operazione è chiara .
    Lo screditamento non è di Ciancimino ma dei magistrati che lo hanno sentito e che dalle sue complesse dichiarazioni hanno tratto alcuni lementi probatori che portano chiaramente a responsabilitaà di uomini – potenti – che essendo ancora oggi nelle stanze di comando vogliono eliminare non il minore dei mali: Ciancimino Junior ma bensi’ gli autorevoli magistrati. Uno in particolare : Antonio Ingroia già discepolo del Dr. Borsellino e oggi il piu’ tenare persecutore della ricerca della verità sulle stragi 92 e 93 e dei veri mandanti. Un uomo, il dr. Ingroia , che del suo mestiere ne ha fatto una missione a vantaggio della verità senza se e senza ma e soprattutto senza guardare in faccia nessuno. E’ vero. Queste stupidate del Ciancimino le avevamo già lette e rilette appena alcuni mesi fa. Ora , a seguire l’operazione del CSM di azzeramento delle nomine a procuratore aggiunto tra cui quella del Dr. Ingroia si ritorna sull’argomento. Diciamolo chiaro delle conversazioni sfrubbonesche di Ciancimino Junior non frega niente a nessuno. Mi domando a chi serve e a cosa serve rinfrescarne il ricordo e tirarle fuori di nuovo?? Mi dispiace molto tutto questo pettegolezzo che mira tutto sommato e senza grandi sforzi di comprensione a danneggiare magistrati di grande valore come quelli indicati nell’articolo. Comprendo il loro sacrificio e li ammiro laddove per potere arrivare alla verità sulle stragi devono sopportare di passare attraverso la cruna dell’ago di tutto cio’. A quanto pare di questi tempi il vero coraggio è schierarsi a favore della ricerca della verità. Anche Jesus dovette sopportare di essere coperto di sputi e insulti per arrivare a portare a termine la sua missione salvifica per tutti noi. Lasciamo perdere quindi le stupidate affermate dal ragazzo se è vero che le ha affermate ( chi ha detto che le intervettazioni telefoniche non possano essere manipolate! la tecnologia è a servizio di tutti anche dei cattivi servitori della giustizia!) e miriamo a quanto di utile si puo’ trarre dal suo rapporto con il padre per ricostruire la vera storia delle stragi e i veri mandanti. Se poi appena appena si intuisce che mettere in berlina Ciancimino junior serve per arrivare a umiliare e mortificare i magistrati che con stoica pazienza lo ascoltano cercando di decriptarlo questo è vero linciaggio; questo è profondamente ingiusto e serve a danneggiare i cittadini prima ancora dei diretti interessati. I media hanno un compito e una reponsabilità importante nei confronti della formazione dell’opinione pubblica e del pensiero collettivo. Una grande responsabilità. Dovrebbero riflettere molto sugli effetti di quello che comunicano e dei pro e contro di tale comunicazione. A quanti puo’ giovare ricordare che Ciancimino è uno che potrebbe essere stato vanaglorioso di fanfaronate? A nessuno !. A quanti e a chi puo’ giovare far pensare che i magistrati che lo ascoltano si fanno dileggiare da costui? …………… Questo è il punto di domanda da qui bisogna partire ed interrogarsi. Da cio’ lo sconcerto che lascia la valenza dell’operazione mediatica. Se poi guardiamo da quale pulpito è partita si comprende meglio ancora che siamo di fronte una campagna politico mediatica di delegittimazione che attraverso il Ciancimino junior tenge ad azzerare e mettere fuori gioco il magistrato Ingroia. Orbene Ingroia=ricerca verità su stragi e mandanti. Ingroia=processo ai veri mandanti politici e istituzionali. Questa è l’equazione attuale. E’ cosi’ chiaro!! Si puo’ eliminare in tanti modi un avversario. L’operazione di discredito da cui discende conseguentemente la perdita di autorevolezza e di potere è pari ad un’eliminazione fisica. Teniamo bene a mente. Di questi tempi bui e contorti il coraggio è anche essere franchi e diretti.

    @LAMIA. Finalmente una voce fuori dal coro!
    Evviva il libero pensiero e la logica.
    La logica è quella che dovrebbe animare chiunque si confronta con certe operazioni mediatiche.
    Bene a @LAMIA. Chiunque tu sia hai capito perfettamente.

    a me viene da ridere, chi è che scerdito il pm Ingroia, i giornali fanno il loro lavoro di dare la notizia e la danno integralmente, o le dichiarazioni di Ciancimino, che deride tutto e tutti, compreso Ingroia, la sua scorta, mentre parla a Verona di persona, eludendo la sua scorta, con il commercialista della ndrangheta?

    Questi sono i fatti! Questa è la logica!

    Spiace dirlo ma in italia la giustizia é gestita da magistrati politici ,in nessuna parte del mondo é permesso schierarsi spudoratamente per una fazione,non si può difendere una casta di intoccabili,essere favorevole ad una ideilogia é umando ma schierarsi da una parte é un attentato alle leggi di uno stato sovrano,difficile difendere magistrati indifendibili se non di parte.
    Grazie

    A proposito di processi, pochi giorni prima dell’udienza del processo Mori del 21 giugno, come qualcuno ricorderà, esce la notizia pubblicata da Riccardo Arena sul GdS e ripresa subito da tutti (agenzie di stampa, siti internet, giornali, telegiornali addirittura nazionali) per cui Massimo Ciancimino aveva detto ai PM di aver trasportato l’esplosivo in traghetto da Napoli a Palermo e usando la macchina della scorta, notizia sì grave, ma peccato che fosse FALSA. Ma intanto si fanno i titoloni, si urla all’uso della scorta per trasportare l’esplosivo. Peccato che Ciancimino quelle cose non le aveva mai raccontate ai magistrati, tanto che gli avvocati subito smentiscono. E poi dopo giorni o forse qualche settimana sui giornali usciranno altre versioni su questo presunto trasporto tra Bologna e Palermo questa volta pare più veritiere (non dico nel merito ma nell’essere il vero racconto di Ciancimino) in quanto dovrebbero basarsi su quanto scritto nel provvedimento del GIP.

    Perché era uscita proprio in quel momento quella notizia? Chi e perché l’ha fornita ai giornalisti? E perché è stata ripresa da tutti in modo così eclatante? Intanto, mentre gli italiani strabuzzavano gli occhi a sentire la falsa notizia sull’esplosivo, nessun giornale, nessun telegiornale, nessuno ha informato i cittadini della VERA NOTIZIA e cioè del nuovo materiale depositato al processo dai PM, materiale in parte proveniente da quello indicato da Massimo Ciancimino a maggio in parte ritrovato dagli investigatori negli archivi giudiziari.

    Materiali da cui per esempio emerge la conoscenza e la frequentazione tra Vito Ciancimino e l’ex capo del ROS e superiore dell’imputato gen. Mori, il gen. Subranni, compresi scambi di auguri autografi firmati da Subranni ritrovati a casa di Ciancimino e verbali di interrogatori resi a Falcone in cui don Vito parlava dell’amicizia con Subranni. In un Paese normale questa sarebbe stata la notizia data dal Tg delle 20.

    E così a pochi giorni dall’udienza in cui si andavano ad ascoltare i tecnici della scientifica che aveva esaminato i documenti di Ciancimino e si acquisivano questi altri importanti documenti, si faceva un po’ di sapiente campagna per screditare il teste dell’accusa.

    Ora tra i processi che stanno per riprendere, c’è appunto il processo Mori, la cui prossima udienza è fissata per il 21 settembre. Processo in cui la testimonianza di Massimo Ciancimino e i documenti da lui forniti hanno un peso. Nelle prossime udienze si discuterà appunto di questi nuovi documenti e forse anche di altri che i PM potrebbero nel frattempo aver analizzato e deciso di depositare.

    Allora riprendono gli attacchi per screditare questo teste dell’accusa, ma anche gli attacchi rivolti direttamente contro i PM che rappresentano la pubblica accusa nel processo.

    E’ anche questa una chiave di lettura di questa ultima campagna, sebbene non l’unica in quanto sono molteplici gli interessi che si sommano. A preoccupare sono anche altri processi e le inchieste tuttora in corso.

    @Jone. Brava! condivido in pieno il tuo ragionare. Ricordiamo che certi giornalisti come quello da te testè nominato piu’ che schierati politicamente lo sono per la lobby a cui appartengono i loro referenti all’interno del palazzo di giustizia di Palermo, di Catania , di Caltanissetta ovvero meglio ancora se di Reggio Calabria e della DNA. In particolare sembrano essere legati ad alcuni interessi politico istituzionali portati da alcuni magistrati, discepoli di quel procuratore Giammanco che certo non fu amico di Falcone e Borsellino, con cui si narra intrattengono rapporti con una certa consorteria (a cui appartengono anche noti personaggi come dell’Utri, Previti, Berlusconi , etc.) e che non amano i colleghi palermitani che in atto sostengono l’accusa a Mori e De Donno. Ma sopratutto non amano il nuovo corso giudiziario avviato dalla Procura di Palermo in relazione ad alcune indagini e ad alcuni processi. Mi ricordo di un racconto che allora mi sembro’ fantastico che mi fece un vecchio e autorevole avvocato palermitano , ovviamente grande massone, di una struttura segreta ( alcune stanze) che si trovava al mercato posto dietro il vecchio palazzo di giustizia di Palermo, precisamente vicino alla vecchia procura presso la procura Circondariale ai tempi del Dr. Celeste Procuratore capo della Pretura e del Dr. Pignatone suo vice ( oggi procuratore capo a Reggio Calabria, ricorderemo già indagato a Catania per abuso di ufficio per avere favorito alcuni soci della gas siciliana e dopo tre anni archiviato e subito dopo nuovamente, secondo recente notiziario Sky, indagato per avere abusato del suo ufficio avendo favorito, durante alcune delicate indagini, alcuni personaggi illustri; una rondine non fa primavera ma due la fanno) Dicevamo di questa segreta struttura in cui alcuni cronisti siciliani, ancora oggi, volendo tenere fede ai nomi fatti allora, si riunivano con alcuni autorevoli magistrati palermitani per discutere sui casi giudiziari e su come quando e perchè fare uscire le notizie giudiziarie. Analoga operazione si narrava venisse svolta notte tempo da altri magistrati e cronisti in altra struttura in Corso Calatafimi a Palermo. Chissà se fosse vero e in caso di conferma se esiste ancora tale rituale. L’operazione giornalistica attuale tenderebbe a confermare tale fantastica narrazione.

    Glauco e Jone siete uno spasso. Con voi giocherei a bridge. Al di là di giornalisti o no schierati, quelle pubblicate da Panorama, sono intercettazioni con tante di protocollo fatte dalla Procura di Reggio Calabria. Chi è che scredita Ciancimino jr? Le avete lette? Ho paura di no. Perchè è lo stesso Massimuccio vostro, che scredita Ingroia! Leggete prima di commentare!

    Grazie Glauco, è sempre molto interessante parlare con te. Il nome non l’ho riportato a caso, era un elemento della riflessione che stavo facendo 😉
    Quando si leggono le notizie in modo critico, cercando di notare i piccoli dettagli e andando oltre le apparenze e anche oltre e dietro la notizia, si scoprono tante cose.

    E se solo vogliamo notare le “stranezze” e le “coincidenze” (per chi ci crede) relative alle vicende di Massimo Ciancimino, sono davvero innumerevoli. Ciò non ci deve portare a conclusioni affrettate, ma a porci domande e non fermarci alle apparenze.

    Quello che racconti è davvero molto interessante e mi piacerebbe approfondirlo (peccato che il rapporto tra commentatori del sito sia così estemporaneo), certo sono voci, ma devo dire non proprio inverosimili per quanto non possiamo dire quanto ci sia di vero.

    Il fatto che tra le Procure citi anche quella nissena (non so se casualmente), se non ti riferisci a vecchi personaggi ma ad attuali e soprattutto se ti riferisci ai piani alti… aprirebbe la porta ad ipotesi molto inquietanti che non so se farei bene ad azzardare…

    ps: sono convinta che tra i fortissimi e spaventosi interessi a bloccare le inchieste e i magistrati della DDA e a mettere a tacere e screditare Ciancimino, testimone scomodo che parla troppo, abbiano un peso spesso trascurato anche gli interessi intaccati in Sicilia. L’inchiesta sulla società GAS ne è un esempio con tutti i personaggi coinvolti, come dimostra anche la recente richiesta di rinvio a giudizio della sig.ra Brancato da parte del dott. Ingroia e del dott. Di Matteo, ma anche la stessa inchiesta di Catania che ha coinvolto tanti pezzi grossi, sebbene sia finita con una controversa archiviazione. Per non parlare delle nuove incriminazioni a carico di un ministro e di un potente senatore siciliani.
    A questo proposito poi ho riflettuto sulla vecchia discussione che avemmo e avevi ragione che anche l’inchiesta di Catania sia da considerare uno degli interessi oggettivi a screditare Ciancimino tramite l’incriminazione per calunnia di dicembre; c’era un conflitto di interessi oggettivo.
    Anche se continuo a ritenere che il motivo principale sia un altro, tenuto anche conto delle interferenze istituzionali che ci sono state da Roma (di cui hanno parlato sebbene con poco risalto i giornali). Se ti può interessare ne ho parlato qui:
    http://www.foruminsegnanti.it/vociresistenti/?p=535

    Ci manca l’interessamento del Copasir perché le intercettazioni di Luigi Bisignani con il prefetto Pecoraro non erano ancora venute fuori.

    @marco. Grazie per il contributo. Non avevo osato sperare che sareste riusciti a giungere a chiudere il cerchio. Invece è successo. Benvenuto al tavolo di Bridge. Al dunque riferivi <>. Bene l’inizio di tutto è dunque la procura di Reggio Calabria. E siamo al punto. Che I media abbiano pubblicato allora come ora è fatto scontato. Il punto è chi ha detto ai media di ripubblicare una notizia già bucata ? e perchè? a quale scopo? Sbaglio o a dirigere quella procura e quelle indagini nei confronti di Ciancimino è stato ed è proprio Giuseppe Pignatone? Quel procuratore tutt’uno con il Procuratore della DNA? Quel procuratore( a stare a quanto riportato dai media) denunciato da Ciancimino per avere aggiustato, quando era procuratore aggiunto a Palermo, alcune indagini in relazione alle indagini sulla Gas di Vito Ciancimino e sui veri soci occulti di Don Vito ( I Ciancimino c’entrano sempre)? Quel Procuratore ( sempre a stare a quanto riportato dai media) oggi nuovamente indagato per altro caso di aggiustamento di verbali di altre indagini su Reggio Calabria dove a denunciarlo questa volta è un alto ufficiale dei carabinieri?. Quel Procuratore che, appena 9 mesi fa, ha per primo reso note le intercettazioni, secretate ma pubblicabili, che il suo ufficio aveva proceduto ad effettuare nei confronti di Ciancimino? Quel Procuratore che tra tutti i cronisti non ha mai fatto mistero di prediligere Arena di cui Jone ha riferito? Quel Procuratore che certo non ha mai fatto mistero dei suoi dissapori con i colleghi Di Matteo e Ingroia e ancora prima con Caselli? Quel Procuratore aggiunto al chiacchierato capo Giammanco? Quel Procuratore accusato da alcuni colleghi di avere tralasciato di provvedere a tutelare Borsellino dopo la morte di Falcone? Allora abbiamo visto giusto. Grazie Marco! Continua pure a darci i tuoi preziosi tasselli; stai pur certo che li collocheremo correttamente. Siamo arrivati forse all’acqua della fonte ora bisogna capire chi ha aperto il rubinetto e nell’interesse di chi. Vuoi vedere che spunta il quinto livello?? In fondo esercitare la mente aiuta la comprensione. Tengo a precisare che non si tratta di follia.

    @ Marco: bene, sono contenta che almeno tu ti diverti a leggerci. A differenza di molti che hanno letto solo gli articoli che ne riferiscono in modo spesso suggestivo il contenuto, le ho lette tutte le intercettazioni, o meglio gli ampi stralci riportati da Panorama (mi piacerebbe leggere le parti mancanti), e già ho commentato in merito sotto altri articoli.

    Devo dire che ad essere uno spasso sono tutte le sciocchezze in libertà che dice Massimo Ciancimino a Strangi per rendersi affidabile e scrollarsi di dosso la diffidenza che ingenerava necessariamente il suo percorso di collaborazione con la magistratura. Sono quelle sì “minchiate” (scusate il termine molto usato in questi giorni) così esagerate che credo che nemmeno Strangi si sia bevuto.

    Massimo Ciancimino non scredita Ingroia, racconta solo un sacco di balle al suo interlocutore, trattandosi di conversazione privata e non di pubbliche dichiarazioni e quindi valgono per quello che sono. Le intercettazioni bisogna anche saperle maneggiare e interpretare con buona fede e spirito laico.

    Infatti quando dicevo che mi auguro che Massimo Ciancimino possa chiarire al più presto, mi riferivo non alle cose dette su cui da chiarire non c’è niente, ma agli affari che stava trattando con Strangi.

    Certo, che rispetto ad altre intercettazioni che ci siamo abituati a leggere ultimamente, queste sono alquanto noiose, non c’è nemmeno una escort 😮

    Grazie Jone, confermo altrettanto interesse a parlare con Te. Bella penna, fine intelligenza e logica eccellente. Il nome che hai riportato non c’entra mai a caso con queste storie e posso assicurarti che è anche per me , da tempo, un elemento di riflessione 😉
    Ovviamente queste sfumature possono cogliersi solo se ci si ferma a riflettere e a ragionare con la propria testa è cosi’ che si scoprono tante cose e si disvelano verità apparentemente nascoste.
    Confermo che le “stranezze” e le “coincidenze” sulla vicenda Massimo Ciancimino sono moltissime e non occasionali.
    La citazione della procura nissena non è per nulla casuale; ovviamente mi riferisco ai nuovi personaggi posti ai piani alti… anche se i vecchi non erano di messo essendo coinvolti a livello familiare nella amministrazione della GAS siciliana. Gli attuali, conoscendone molto bene la natura, li considero alla stregua di un insetto stecco . Vogliono apparire diversi dalla loro vera natura per, mimetizzandosi, ingannare il loro avversario. La telefona tra il Presidente della Repubblica e il Procuratore Capo della procura nissena per ribadire l’opportunità che si procedesse contro Ciancimino junior per calunnia nei confronti di De Gennaro denuncia con evidenza interferenze inusuali quanto meno inopportune giustificate solo dalla gravità e importanza della posta e dei personaggi in gioco. La porta quindi è ben aperta ad ipotesi molto inquietanti.
    Condivido poi parola per parola il Tuo ps. In particolare l’inchiesta sulla società GAS è uno dei pilastri di 20 anni ed oltre di spartizioni di favori ,di mazzette , di voti, di prebende elettorali, di mance e mancette, di parcelle e compensi professionali anche a magistrati, di appalti e subappalti. I personaggi coinvolti sono solo una parte di quelli effettivamente ruotanti attorno a questo affare. La recente richiesta di rinvio a giudizio della sig.ra Brancato da parte del dott. Ingroia e del dott. Di Matteo è pressocchè un atto di riequilibrio di una sperequazione giudiziaria e investigativa eclatante che non poteva essere messa a tacere con la comoda archiviazione del Gip di Catania del giugno scorso. Mi riferisco proprio alla citata inchiesta di Catania che ha coinvolto tanti pezzi grossi, sebbene sia finita con una controversa archiviazione che ha lasciato intonze verità e responsabilità e salvaguardato interessi di soggetti innominabili. Mi compiaccio che Tu abbia avuto modo di riflettere sulla vecchia discussione che avemmo e della circostanza che ora convieni con me come l’inchiesta di Catania sia da considerare uno degli interessi oggettivi a screditare Ciancimino tramite l’incriminazione per calunnia di dicembre del 2010; Infatti c’è un conflitto di interessi oggettivo.
    Ho letto con attenzione quanto riportato sul sito che mi hai indicato.
    Vorrei complimentarmi non poco con la brillante cronista. Per la conoscenza quotidiana e la dimestichezza personale che ho con gli ambienti giudiziari italiani che non mi consentono certo di esprimermi come posso fare nell’anonimato posso assicurarti che questa Signora vede fatti e personaggi nella direzione giusta.
    Una mia cara conoscente cronista che scrive sul settimanale i Vespri con la Gazzetta del Sud : http://www.ivespri.it/news/cianciminiade ha scritto alcune cose sulla vicenda tra cui il seguente recente pezzo. Te lo riporto integralmente di seguito:

    CSM: affaire Ingroia e affaire Pignatone. Due pesi e due misure?
    Un vero terremoto. Da un lato Ciancimino Junior e Ingroia dall’altro un capitano dei ROS e Pignatone puntando al Procuratore della DNA Grasso
    Di Virginia Di Leo

    Nel caso delle intercettazioni del 23 novembre 2010 e del 4 dicembre 2010 tra Ciancimino Junior e il commercialista Strangi siamo all’urgenza piu’ assoluta , tanto urgente da prevaricare prudenza e opportuna fase valutativa d’indagine. Il vice presidente del CSM Vietti ha fretta come l’hanno tutti i personaggi politici che si sono agitati sulla scena. Quindi nel quanto meno inopportuno silenzio del Presidente del CSM Napolitano l’urgenza dichiarata del Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura è quella della “tempestività” (letterale) “con la quale intende occuparsi del caso Ciancimino – Ingroia”. il parallelismo con il passato ombroso del Csm e con la vicenda dell’isolamento del mentore di Ingroia: il magistrato Paolo Borsellino soggiunge ovvia.
    Per aprire un procedimento disciplinare nei confronti di un magistrato, lo statuto del CSM recita come, superata una prima fase “preliminare”, l’azione deve essere promossa entro un anno dalla notizia del fatto, della quale si è avuta conoscenza a sempre comunque a seguito dell’espletamento di sommarie indagini preliminari o di denuncia circostanziata o di segnalazione del Ministro della Giustizia”.
    Ora come per qualunque cittadino , anche nei casi piu’ gravi ed eclatanti di violazione della legge, per aprire un fascicolo, soprattutto se trattasi di un magistrato, è necessaria prudenza e ragionevoli elementi probatori ed indizi. In questa vicenda, al di là delle parole in libertà del Ciancimino Junior, e della smentita categorica da parte del diretto interessato : il pm Antonio Ingroia e dei legali di Ciancimino non appaiono esservi elementi e indizi probatori tali da far aprire – tempestivamente e con urgenza – un fascicolo sul procuratore Ingroia che in atto è impegnato in prima linea alla ricerca della verità sulle stragi dove vennero martirizzati due suoi autorevoli colleghi Falcone e Borsellino e i veri mandanti delle stesse.
    Al dunque la domanda è basta davvero un’intercettazione ambientale del dichiarante Ciancimino che parla con un indagato per mafia millantando credito e parlando di asini che volano per aprire un fascicolo su un procuratore aggiunto della Dda come il Dr. Ingroia?
    Certamente la conversazione tra Ciancimino e Strangi è quanto mento degradante e assolutamente gratuita e fuori luogo ma non giustifica l’operazione bliz del Csm e l’evidente obiettivo politico di colpire un magistrato impegnato su inchieste delicatissime di mafia e politica.
    Infatti, a proposito di queste stesse intercettazioni e degli autorevoli personaggi giudiziari che le hanno gestite in fase di indagini non sembra che risultino aperti presso il CSm analoghi procedimenti avviati con la dovuta “tempestività”.
    Il riferimento è all’affaire Pignatone ( Procuratore Capo della Procura di Reggio Calabria che si occupa del procedimento penale n° 559/09 rgnr DDA nel quale le intercettazioni sono state effettuate) . Infatti quello sui cui i media non ci hanno doviziosamente informato (forse perché troppo occupati sul gossip cianciminiesco) è quanto Vi riportiamo noi e adesso.
    Infatti vi è in corso una vicenda parallela che investe il procuratore Capo di Reggi Calabria Pignatone e che ha un collegamento diretto e strettamente connesso con quanto sta avvenendo ai danni del Procuratore aggiunto di Palermo Dr. Antonio Ingroia (con riferimento al contenuto di queste intercettazioni effettuate dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e trasmesse dal Dirigente Renato Cortese alla Procura della Dda Reggina diretta da Pignatone).
    Ma andiamo ai Fatti. Domenica 7 agosto a metà giornata Sky news fa saltare la città di Reggio Calabria dalla sedia: il procuratore Pignatone, il capo della mobile Renato Cortese e il capo dei Ros Stefano Russo, sono finiti nel registro degli indagati della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
    Il motivo? Cortese e Russo si sarebbero recati nel carcere militare che ricade nel territorio di Santa Maria, su indicazione dello stesso Procuratore Capo Giuseppe Pignatone, per convincere il capitano dei Ros, Saverio Spadaro Tracuzzi, lì detenuto perché accusato da un mafioso poi divenuto collaboratore di giustizia: Nino Lo Giudice per fatti di mafia. L’ambasciata di Cortese e Russo sarebbe stata – in parole povere – quella di accusare magistrati e uomini delle forze dell’ordine fornendo riscontri alle indagini in corso della procura dopo le rivelazioni del pentito Nino Lo Giudice. Insomma il capitano dei carabinieri Spataro Tracuzzi avrebbe dovuto confermare niente di meno che il suo stesso accusatore : Lo Giudice per potere – a tenaglia – incastrare pessi delle Istituzioni. Orbene tutti sappiamo che i colloqui in carcere tra un detenuto e forze dell’ordine sono legittimi e regolamentati dalle leggi; ma il contenuto, secondo l’accusa formulata dal Capitano dei Ros sarebbe stato scabroso e finalizzato a ottenere una falsa rappresentazione di fatti e verità finalizzata a infangare magistrati e funzionari della Pg. Ovviamente, tutto da dimostrare, però Sky, che è ormai uno dei più sperimentati centri motore dell’informazione italiana, precisa di aver chiesto conferma autorevole delle notizie in suo possesso ricevendo dalla procura di Santa Maria un grigio niente conferme e niente smentite. Ricordere a questo punto che l’esercizio dell’azione penale, malgrado le desiderate del governo Berlusconi, è rimasto obbligatorio per la magistratura inquirente. Pertanto se vi è una denuncia nominativa l’iscrizione del nominativo è obbligatoria. Si aggiungerà come nell’informazione “né smentisco né confermo” che spesso viene data dalle Procure significa sostanziale “conferma”: è ingiusto che sia così, ma purtroppo, per prassi consolidata, è così. Passa un po’ di tempo. L’Ansa rintraccia Pignatone che apparentemente cade dalle nuvole e, intanto, esprime fiducia incondizionata nel lavoro dei suoi collaboratori piu’ stretti: Cortese e Russo. Ora per chi non è pratico di procure e Tribunali , i due, com’è notorio in ambienti giudiziari, sono punte importanti della “squadra” ovvero del “gruppo di lavoro” che ha lavorato a lungo con il Procuratore Pignatone in Sicilia quando questi era Sostituto e poi Procuratore aggiunto di Messineo e farebbero parte della “squadra” che riusci’ a catturare l’imprendibile Provenzano ( la cui cattura ovvero mancata cattura è oggetto del processo Mori de Donno la cui prossima udienza è prevista per il 21 settembre).
    Il 10 agosto Giuseppe Pignatone premette di rispettare le indagini della Procura di Santa Maria Capua Vetere, nate dall’esposto di un capitano dei carabinieri detenuto per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma non risparmia critiche per chi dovesse prendere in considerazione le denunce rivolte a magistrati e inquirenti da detenuti per favoreggiamento alla mafia quale è il denunciante : «Come sapete – ha spiegato il procuratore di Reggio Calabria – c’è per ora notevole clamore a seguito di due lettere denuncie del detenuto Spadaro Tracuzzi. Da un comunicato del Procuratore di Santa Maria Capua Vetere sappiamo che c’è un’indagine. E da parte nostra c’è il massimo rispetto». <<Io non voglio parlare qui dell'indagine. Ora voglio fare un discorso più in generale. Gli archivi dei Tribunali, del Palazzi di giustizia siciliani, calabresi, campani, milanesi, sono pieni di accuse di mafiosi di ogni genere, da Salvatore Riina e così a scendere che parlano di torture, di violenze, di trattamenti inumani, di dichiarazioni estorte, di violazione delle regole. Ci sono archivi pieni. Tutti sapete come finiscono queste cose». Ovvero, il cestino: «Nessuno – ha proseguito – si è mai sognato di chiedere, non dico a Falcone e Borsellino, ma anche il più anonimo dei giudici siciliani, calabresi, napoletani, di rispondere a queste accuse sui giornali, di intavolare una specie di "porta a porta" provinciale per cui oggi il detenuto X dice una cosa, il Procuratore o il Giudice per le indagini preliminari ne dice un'altra, poi interviene, per esempio qualche altra persona eccetera eccetera. Poi spunta un altro detenuto per mafia, per omicidio, per chissà che cosa e facciamo un dibattito. Questo, finora, a mia conoscenza non è mai avvenuto». L'occasione per lo «sfogo» è la conferenza stampa tenuta a Reggio dal Procuratore Capo Pignatone per il provvido arresto del boss, di 32 anni della cosca di Rosarno, Francesco Pesce.
    Il Procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone gode quindi della sua stessa autorevolezza e la sua parola esclude qualunque sospetto su un eventuale fondamento di verità del contenuto delle accuse formulate dal capitano dei Ros (che non è certo un Ciancimino qualunque) in suo danno. Ciò sembrerebbe non essere avvenuto per il suo collega, il Vice Procuratore di Palermo Antonino Ingroia, che pur smentendo “tempestivamente” e categoricamente le stupidaggini e le millanterie di Ciancimino (che se non è mafioso è certamente figlio di un autorevole mafioso), per altro impossibili a essersi realizzate, deve essere sottoposto ad un tritacarne mediatico e “tempestivamente” sottoposto ad indagine dal CSM che non solo non dà apparentemente alcun peso alle sue smentite ma che, così operando, le induce a ritiene inconferenti e cosa molto più grave non credibili a primo acchito.
    Passa altro tempo e proprio in questi giorni arriva una dichiarazione formale di Corrado Lembo, procuratore di Santa Maria: “Avendo appreso da notizie di stampa, escludo nel modo più assoluto che il collega Giuseppe Pignatone sia iscritto nel registro degli indagati”, almeno per ora. Finalmente un punto fermo che non lascia dubbi: Pignatone non è indagato. Ma Lembo, alle domande sulla posizione degli uomini della squadra di Pignatone, ovvero, secondo l’esposto denuncia del capitano dei Ros Saverio Spadaro Tracuzzi, gli ambasciatori Cortese e Russo, l’esclusione non è altrettanto netta e afferma : “Non ho alcuna dichiarazione da rendere, come è mio costume riferire di indagini per tutto ciò che attiene alle eventuali attività d’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere”. Certo se non dice queste notizie sono assolutamente infondate una ragione investigativa il Procuratore c’è l’avrà. Ai giornalisti tocca la fatica d’interpretare. E la qualcosa non è semplice. La ricostruzione più probabile è che Sky sappia che a Santa Maria sta accadendo qualcosa ma non ha informazioni formalizzate per iscritto. Perché spara la notizia? Forse ha paura di essere bruciata sui tempi perché pare che tra i cronisti di giudiziaria vi fossero voci in proposito. Resta quindi il dubbio che a Santa Maria stia accadendo qualcosa prende sempre più corpo e la gravità del fatto raccontato nel suo esposto denuncia dal capitano dei Ross Spataro Tracuzzi. Improvvisamente però il quadro cambia. I quotidiani calabresi danno conto delle smentite della procura di Santa Maria, arrivando alla giusta conclusione che è infondata la notizia di Pignatone indagato. Calabria Ora invece fa lo scoop e pubblica i retroscena che hanno alimentato le notizie di Sky proponendo in esclusiva testo e foto della lettera-accusa del capitano Spadaro Tracuzzi. Il titolo, sparato a colori a tutta pagina in prima, è un colpo di frusta e riassume il senso giornalistico del jaccuse: “Pignatone mi voleva usare per far fuori Pietro Grasso”. Che c’entra il Procuratore nazionale antimafia? Per capirlo bisogna leggere per intero il testo vergato a mano dal capitano dei Ros Spadaro Tracuzzi e ragionare su qualche ipotesi. Ecco il testo della autografa lettera denuncia : “In data 28.06.2011, tarda mattinata, sono venuti presso questo carcere militare di Santa Maria Capua Vetere (CE), due ufficiali di P.G. (dott. Renato Cortese, Capo sq mobiole di RC, e T.col Russo, com.te del Ros di Rc) che, a loro dire, erano stati incaricati dal procuratore della repubblica di Reggio Calabria dott. Giuseppe Pignatone, affinché mi venisse rivolta richiesta di collaborazione nei fatti che mi vedono coinvolto, ma con particolare riferimento ai rapporti che Luciano Lo Gitesse avere con altri appartenenti alle Istituzioni e segnatamente Magistrati nonché appartenenti alle FF.OO e ai servizi. Credo che più che della mia posizione, ove vero quanto da quei signori rappresentatomi, al sig. Procuratore interessi la sua; in particolare credo vogliano ottenere riscontri alle verosimili indagini in corso sui predetti soggetti istituzionali per poterli “incastrare”; è un “gioco sporco” più grande e complesso di me, che potrebbe portare chissà quali “vantaggi” a loro che si occupano della vicenda e conseguenze negative, invece, a me. Non ultimo, ne potrebbe uscire fuori uno scandalo inedito e grande che potrebbe portare – nel breve/medio termine – anche alle possibili dimissioni del Procuratore nazionale antimafia, dott. Piero Grasso, oltre che degli altri magistrati coinvolti; mentre il dottor Pignatone potrebbe assumere egli stesso questo nuovo incarico e chissà quale altro di prestigio. Io sono solo una piccola pedina che forse potrebbe giovare alla loro causa. I due dirigenti (Cortese e Russo) sono venuti a propormi tale collaborazione garantendomi che la magistratura inquirente mi avrebbe certamente concesso dei benefici”. Orbene i giornali reggini ipotizzano che dentro il (presunto) tramestio ci siano Alberto Cisterna, Francesco Mollace e Francesco Neri. Ma il colloquio potrebbe avere avuto al centro – fatto gravissimo e per il quale il CSM avrebbe dovuto aprire con “tempestività” una indagine – il numero due dell’antimafia, Alberto Cisterna. Incastrato lui, l’ufficio diretto dal capo della DNA Piero Grasso non farebbe certo una bella figura antimafia; anzi sarebbe opportuno facesse le valigie. Nella migliore delle ipotesi Grasso sarebbe stato imperdonabilmente superficiale a scegliersi come braccio destro un magistrato corrotto. Questo sembra essere il retroscena ipotizzato dal Capitano dei Ros Spadaro Tracuzzi che sostiene che gli sia stato proposto uno scambio tra la sua testimonianza e imprecisati benefici. Sembra di capire che, alla fine, quello scambio non lo avrebbe accettato perché le sue accuse avrebbero portato vantaggi ad altri e “conseguenze negative” a lui che avrebbe confermato le accuse di favoreggiamento alla mafia che il pentito Nino Lo Giudice ( è doveroso precisare gestito sempre dalla procura di Reggio Calabria ) gli aveva mosso e che gli erano costate l’arresto. Un quadro torbido, veramente inquietante, quello raccontato dall’imputato per fatti di mafia, per usare il linguaggio di Pignatone, su cui la città di Reggio va tranquillizzata.
    Strane coincidenze?. Inquietanti volute connessioni? Certo è che i guai del Procuratore di Palermo Ingroia cominciano per via della pubblicazione e diffusione stampa a tappeto delle intercettazioni di Ciancimino come operate dalla Squadra Mobile di Reggio governata, ( ma che strana coincidenza ) dal fidato collaboratore di Giuseppe Pignatone: Cortese. Lo stesso Cortese che ascrive al suo curriculum l’essere in squadra a Palermo per la cattura di Provenzano.
    Non si ripeterà mai a sufficienza che le accuse, dovrebbero essere valutate per quelle che sono : solo accuse da provare per altro e non coinvolgono la dignità degli accusati fin quando non vengono dimostrate (riscontrate, dicono gli esperti) attraverso i procedimenti previsti e fissati dalle leggi. Questo principio deve ovviamente valere per tutti. Ingroia, tirato in ballo dal collaborante Ciancimino Junior figlio del mafioso Don Vito Ciancimino e Pignatone tirato in ballo dal Capitano dei Ros Spataro Tracuzzi ( che addirittura arriva ad accusarlo di avere attentato alla posizione istituzionale del Procuratore Nazionale Antimafia : Piero Grasso; questa si che è materia del CSM!).
    Certo non vogliamo fare parallelismi di posizioni ma le due storie apparentemente lontane e diverse laddove i fatti appaiono assolutamente concomitanti e connessi ci portano a pensare che il CSM sia quanto meno miope ovvero a due marce.
    Questo porta quindi a sospettare che l’apertura dell’indagine “tempestiva “ nei confronti dell’operato di Ingroia potrà apparire come una metodologia sistematica di chi vuole “isolare” un magistrato, a troppi potenti e potentati, scomodo come Antonio Ingroia. Ci sembra di rivivere gli attacchi subiti dal suo mentore Paolo Borsellino. Non dimentichiamo che Borsellino venne messo sotto inchiesta dal Csm, fu interrogato dal Plenum dell'organo dell'autogoverno e rischiò un provvedimento disciplinare solo per aver rilasciato due interviste a Saverio Lodato de l'Unità e ad Attilio Bolzoni di Repubblica nelle quali aveva denunciato il tentativo di smantellamento del pool antimafia attraverso la nomina da parte del Csm di Antonino Meli all'Ufficio Istruzione al posto di Giovanni Falcone. Addirittura quegli inusitati attacchi professionali a Borsellino avevano spinto lo stesso Falcone a rassegnare le proprie dimissioni (respinte poi dal Csm) in pieno sostegno al collega e amico Paolo Borsellino e in totale disaccordo con i criteri di gestione dell'Ufficio istruzione inaugurati da Meli. All'epoca dei fatti Borsellino era stato successivamente prosciolto, ma il segnale che era stato lanciato alla mafia era fin troppo chiaro: Borsellino doveva essere isolato.
    Sarebbe opportuno che il Csm non ripetesse gli errori del passato. Il Csm deve tutelare il lavoro dei magistrati, se mai ammonirli o punirli quando viene dimostrato con certezza un illecito compiuto da essi, ma non deve diventare il palcoscenico della demonizzazione dei servitori dello stato. Non è mai prudente e buona procedura isolare un magistrato impegnato in prima linea come Ingroia quando si ha addirittura l’evidente sospetto che quell'isolamento è studiato a tavolino e determinato da un'evidente operazione lobbistica.
    Chi vivrà vedrà.
    Stay in touch

    Legge italiana :
    Il programma speciale di protezione è un ‘pacchetto’ di misure di sicurezza, assistenza e recupero sociale, concesso nei confronti di persone esposte ad un grave ed attuale pericolo per effetto della loro collaborazione con la giustizia. In base alla legge 15 marzo 1991, n. 82, esso può essere concesso nei confronti di persone che hanno reso dichiarazioni all’autorità giudiziaria su fatti criminali particolarmente gravi (delitti commessi da organizzazioni criminali di tipo mafioso o analogo, traffico di stupefacenti, sequestro di persona a scopo di estorsione) e che, per effetto di tali dichiarazioni, versino in grave pericolo di vita. L’ammissione al programma viene decisa da una Commissione costituita presso il Ministero dell’interno. Essa è presieduta da un sottosegretario di Stato e composta da due magistrati e da cinque funzionari e ufficiali esperti di criminalità organizzata. La Commissione decide valutando una proposta di un procuratore della Repubblica o di un prefetto (in quest’ultimo caso, questa deve essere corredata dal parere favorevole del procuratore ). La proposta deve contenere notizie sull’importanza del contributo, attuale o potenziale, dell’interessato per lo sviluppo delle indagini o del giudizio ed elementi sulla gravità ed attualità del pericolo, nonché un elenco dei familiari e delle persone legate al soggetto che debbano, a giudizio del procuratore che ha avanzato la proposta, essere sottoposte al programma. In casi di particolare urgenza e per proposta dell’autorità giudiziaria, il soggetto può essere sottoposto a misure urgenti di protezione dal Capo della Polizia. Tali misure, adottate quando il pericolo è di tale immediatezza da non consentire di attendere la decisione sul programma, hanno la durata di tre mesi, prorogabili per altri tre. Le principali misure contenute nel programma sono:
    misure di tutela dell’incolumità, che consistono, in generale, nel trasferimento in una località segreta lontana da quella di residenza e nel rilascio di documenti con identità di copertura; misure di assistenza, nei casi in cui gli interessati non possano svolgere attività 1avorativa per motivi di sicurezza (pagamento della locazione dell’alloggio protetto, assegno mensile di mantenimento in proporzione all’entità del nucleo familiare, pagamento delle spese di assistenza legale per un solo difensore e per i fatti commessi prima di entrare in protezione, spese per esigenze sanitarie quando, per motivi di sicurezza, non è possibile usare le strutture pubbliche); cambiamento delle generalità (solo in casi eccezionali di collaboratori a gran rischio, su specifica decisione della Commissione centrale): si tratta di una completa ricostruzione, a tutti i fini, dell’identità anagrafica del collaboratore, formalizzata da appositi decreti dei Ministeri dell’interno e della giustizia; misure di reinserimento sociale (rilascio di libretti di lavoro con generalità di copertura, iscrizione riservata agli Uffici del lavoro, agevolazione delle opportunità 1avorative, nel caso gli interessati possiedano i necessari requisiti, eventuale concessione di finanziamenti, il cui importo è deliberato dalla Commissione sulla base delle misure di assistenza percepite per intraprendere attività economiche una volta usciti dal programma).
    Legge CIANCIMINO:
    CONFERENZE, TV , LIBRI, CASA AL CENTRO DI PALERMO, TRAFFICO DI SOLDI, DROGA ARMI E DINAMITE… TELECAMERE, INTERVISTE, SORRISI E SBEFFEGGIAMENTO DELLE ISTITUZIONI…FACCIO QUELLO CHE MINCHIA VOGLIO E LO FACCIO SOTTO SCORTA
    Tutti sanno che Ciancimino conosce tante verità scomode ma è stato FOLLE ad INTEGRARLE con tante MINKIATE ad uso e consumo personale…
    Il MITOMANE si è fracassato le palle da solo… adesso chi lo può credere più???
    DOBBIAMO INVECE CRITICARLO PER AVERE TOLTO ALLA GIUSTIZIA LA POSSIBILITA’ DI USARE LE SUE VERITA’ CONTRO TUTTE LA MAFIE.
    DOBBIAMO ANZI PUNIRLO PER AVERCI TOLTO QUESTA ULTIMA POSSIBILITA’..
    LE VERITA’ DI CIANCIMINO RESTARANNO NELLA SUA TOMBA E QUELLE DEL FIGLIO NEI SUOI LIBRI E NELLE SUE INTERVISTE MA, PER COLPA SUA, IN NESSUN TRIBUNALE.

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