Caos rifiuti, danno da 9 milioni | Orlando e Crocetta sotto accusa - Live Sicilia

Caos rifiuti, danno da 9 milioni | Orlando e Crocetta sotto accusa

Secondo la Procura della Corte dei conti il flop differenziata ha danneggiato le casse del Comune

PALERMO – Il flop della raccolta differenziata a Palermo può costare carissimo al sindaco Leoluca Orlando, a Diego Cammarata che lo ha preceduto, agli ex presidenti della Regione Rosario Crocetta e Raffaele Lombardo e a tre ex assessori comunali.

Lo scarso ricorso alla differenziata ha costretto il Comune a spendere molti più soldi per conferire i rifiuti in discarica. Il danno per le casse di Palazzo delle Aquile ammonta a oltre 40 milioni di euro. In un primo momento agli indagati ne vennero contestati venti, che alla fine sono scesi a nove milioni e mezzo nella citazione a giudizio firmata dal pubblico ministero Maria Concetta Carlotti e vistata dal procuratore Gianluca Albo. Le decurtazioni dipendono dall’analisi del rapporto ‘causa-effetto’ dell’azione amministrativa dei singoli indagati. Il processo contabile inizierà il prossimo dicembre.

Ecco come viene ripartita la cifra del danno erariale contestato: Raffaele Lombardo (971 mila euro), Rosario Crocetta (628 mila), Diego Cammarata (179 mila euro), Leoluca Orlando (3 milioni e 781 mila euro), Michele Pergolizzi (179 mila euro), Giuseppe Barbera (2 milioni e 734 mila euro), Cesare Lapiana (un milione e 47 mila euro).

Ad accendere i riflettori sui bassi livelli della differenziata a Palermo fino al 2014 fu un esposto del Movimento 5 stelle. È stato il nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza a incrociare i dati. Si è coperto che dal 2011 al 2014 la percentuale di raccolta non ha superato il 9% ed invece una legge regionale fissava l’asticella dal 35% fino al 55% del 2014. Livelli poi modificati successivamente nel nuovo piano regionale.

Ciascuno degli indagati, in base al proprio ruolo, avrebbe contribuito al caos. Crocetta e Lombardo perché un’ordinanza del 9 luglio 2010 attribuiva al presidente della Regione in carica il ruolo di “Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza in atto nella Regione nel settore della gestione dei rifiuti”. Orlando, Cammarata e gli ex assessori invece sono chiamati a rispondere del danno in quanto il Comune riveste il “ruolo di gestore del servizio della raccolta differenziata”, oltre ad avere “il compito di verificarne lo stato di attuazione”.

Escono dall’indagine contabile l’ex dirigente generale del dipartimento rifiuti Marco Lupo e i due commissari delegati per l’emergenza rifiuti in Sicilia Giuseppe Pirrone e Pietro Lucchesi.

“Appare sorprendente la circostanza che la Procura regionale abbia ritenuto di dover citare a giudizio il sindaco del Comune di Palermo avendo, al contempo, disposto l’archiviazione delle posizioni del Commissario delegato e dei Commissari dell’Amia, soggetto attuatore – spiega Orlando in una nota – che erano proprio coloro ai quali era stato affidato lo specifico compito di implementare la raccolta differenziata nel Comune. Proprio il fallimento della mission commissariale è il sostanziale certificato della mancanza di responsabilità della mia Amministrazione. Per altro l’intera indagine è riferita proprio al periodo in cui l’Amia, poi fallita, era in gestione straordinaria non in capo al Comune e l’intera materia era sottoposta a commissariamento di Stato e Regione. Le udienze – conclude – saranno occasione sia per chiarire la mia personale posizione sia per ribadire e ricordare la situazione di calamità istituzionale e fallimentare da me trovata a maggio del 2012. Saranno anche occasione per sottolineare lacune e contraddizioni di una istruttoria che appare non equilibrata, anche alla luce della normativa vigente all’epoca dei fatti”.

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