Catania, bancarotta: coinvolti imprenditori NOMI

Catania, bancarotta fraudolenta: coinvolti imprenditori, sequestri NOMI

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Operazione del nucleo di polizia economico finanziaria

CATANIA – Bancarotta fraudolenta, la guardia di finanza ha sequestrato le quote della Nuova tecnologie e impianti Srl, impresa di riferimento del Calatino nel settore dell’installazione di apparecchi elettrici ed elettronici per telecomunicazioni.

Bancarotta a Catania

Le indagini sono state avviate durante la procedura di liquidazione giudiziale della società “Nuove Tecnologie Impianti S.r.l”‘ (NTI), “gravata da ingenti debiti erariali e previdenziali per oltre 3,2 milioni di euro”.

“Gli approfondimenti investigativi – scrivono gli inquirenti – avrebbero permesso di rilevare gravi indizi del delitto di bancarotta fraudolenta, aggravata dal danno di rilevante entità, a carico dei coniugi Rosetta Monastra (Cl. 1973) e Rosario Guarriera (cl. 1972), oltre che del cugino di quest’ultimo Orazio Salvatore Marchese (Cl. 1968), i quali avrebbero attuato uno schema illecito diretto a depauperare li patrimonio della società indebitata “Nuove Tecnologie Impianti S.r.l.” (cd. “old company'”), ora fallita, a favore dell’impresa di nuova
costituzione “Nuove Tecnologie Telefoniche Impianti S.r.l.” (cd. “new company'”), riconducibile ai 
medesimi imprenditori”.

Le indagini

Gli investigatori ipotizzano che gli amministratori della società “avrebbero omesso di convocare
l’assemblea dei soci per deliberare l’aumento del capitale sociale o per depositare libri contabili in Tribunale e chiedere il fallimento, proseguendo l’attività aziendale fino al dissesto, senza effettuare i pagamenti degli oneri tributari e previdenziali dovuti”.

La distrazione dei fondi

Rosario Guarrera, ritenuto “amministratore di fatto” e Rosetta Monastra, “amministratrice di diritto” della società fallita, avrebbero distratto circa 540 mila euro dai conti correnti aziendali, giustificandoli come “rimborsi spese e anticipazioni a proprio favore”, sostengono gli investigatori. Gli indagati avrebbero ceduto, alla nuova società “formalmente amministrata dal cugino Orazio Marchese, ma in concreto gestita da Guarriera” il ramo d’azienda.

Contemporaneamente sarebbero stati trasferiti anche il personale dipendente, le attrezzature, gli automezzi e le commesse in corso con un importante operatore nazionale del settore delle telecomunicazioni.
Il Gip ha disposto il sequestro impeditivo delle quote, per un valore di circa 600 mila euro, nominando un amministratore giudiziario.


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