Droga sull'asse Catania-Campania: colpo ai Cursoti Milanesi I NOMI - Live Sicilia

Droga sull’asse Catania-Campania: colpo ai Cursoti Milanesi I NOMI

VIDEO. Le indagini hanno interessato entrambe le frange del clan: il gruppo che sarebbe capeggiato dai fratelli Francesco Di Stefano inteso “pasta cà sassa” e Carmelo Distefano; e quello riconducibile a Rosario Piterà inteso “u furasteri”, quest’ultimo deceduto.
OPERAZIONE ZEUS
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CATANIA. Un fiorente giro di soldi provento dello spaccio di droga, ma non solo. E’ quello scoperto dalla Direzione Distrettuale Antimafia che sulla scorta dell’operazione Zeus ha visto la Squadra mobile entrare in azione alle prime luci dell’alba di oggi.
L’elenco degli arrestati: Lorenzo Arcidiacono (classe 1986); Giuseppe Agatino Ardizzone (1993); Andrea D’Ambra (1996); Massimiliano D’Ambra (1985); Carmelo Distefano (1970); Carmelo Fazio (1960); Antonino Garozzo (1991); Orazio Garufo (1972); Natale Gurreri; Giuseppe Licciardello (1998); Pietro Licciardello (1969); Salvatore Manuel Monaco (1996); Nicola Christian Parisi (1978); Giuseppe Gabriele Piterà (1982); Giuseppe Piterà (2000); Genato Sautto (1980); Filippo Scaglione (1974); Luigi Scuderi (1988); Fabio Setteducati (1994); Carmelo Zappalà (1966).

Agli arresti domiciliari: Pasquale Pignataro (classe 1977); Angelo Ragusa (1982); Giuseppe Platania (1995).

Obbligo di presentarsi all’autorita’ giudiziaria: Santa Pitarà (classe 1972).

La ricostruzione degli inquirenti

Il provvedimento restrittivo, emesso sulla base di indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed eseguite, congiuntamente, dalla Squadra Mobile – Sezione Criminalità Organizzata della Questura di Catania e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, accoglie gli esiti di una complessa ed articolata attività investigativa, condotta tra il mese di novembre 2018 e quello di settembre 2019, che si è incentrata sul clan mafioso dei Cursoti Milanesi, tradizionalmente attivo nella zona di San Berillo Nuovo del capoluogo etneo.

L’indagine, supportata da presidi tecnici (intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre a videoregistrazioni), nonché corroborata dalle dichiarazioni rese da quattro collaboratori di giustizia, ha fornito una attuale e fedele immagine delle dinamiche criminali interne al clan mafiosodei Cursoti Milanesi, ritornato ad esercitare il pieno controllo criminale sull’intero rione San Berillo Nuovo, comprese quelle parti del quartiere che, nel recente passato, erano passate sotto il controllo del clan Cappello-Bonaccorsi, come la zona di corso Indipendenza.

Le indagini del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile hanno interessato entrambe le frange che storicamente compongono il clan Cursoti Milanesi: il gruppo che sarebbe capeggiato dai fratelli Francesco Di Stefano inteso “pasta cà sassa” e Carmelo Distefano, figli dello storico capoclan Gaetano Di Stefano inteso “Tano sventra”, ed il gruppo che sarebbe riconducibile a Rosario Piterà inteso “u furasteri”, quest’ultimo poi deceduto il 7.12.2020.

In particolare, l’indagine ha cristallizzato diversi momenti di fibrillazione interna al clan in ragione anche della presunta ascesa criminale di Carmelo Distefano ai danni del gruppo storico facente capo a PITARA’ Rosario, sfociati in una serie di episodi di violenza con l’utilizzo di armi da sparo; nell’ambito della situazione di elevata fibrillazione creatasi, un membro del clan Nicola Christian Parisi inteso “u scinziatu”, agendo sotto l’egida dell’anziano Rosario Piterà inteso “u furasteri”, si sarebbe contrapposto a sua volta alla frangia dei fratelli DI STEFANO per il controllo dell’organizzazione e delle “piazze di spaccio” del quartiere San Berillo Nuovo.

In tale quadro di violenze si inseriva il tentato omicidio con armi da fuoco ai danni del cognato di Nicola Christian Parisi, Giuseppe inteso La Placa “u sfregiatu”, avvenuto la notte del 12.11.2018 nel rione San Berillo Nuovo a causa di contrasti sorti in seguito al presunto rientro di quest’ultimo nel clan Cursoti Milanesi, dopo essere transitato in passato nel clan Cappello – Bonaccorsi.         

Scarcerato il 24.8.2018 dalla Casa Reclusione di Rossano (CS), dopo aver scontato una lunga pena detentiva, Carmelo Distefano, grazie al proprio carisma criminale sarebbe riuscito a compattare sotto la propria leadership le due fazioni familiari che costituiscono l’ossatura dell’accolita, sedandone le tensioni interne e ridimensionando le presunte aspirazioni di vertice del sodale Nicola Christian Parisi che si sarebbe poi allineato ai voleri del capoclan tornato in libertà.   

Le indagini permettevano così di ricostruire l’organigramma dell’anzidetta consorteria mafiosa, il cui vertice sarebbe stato individuato nel citato Carmelo Distefano, che sarebbe coadiuvato dai luogotenenti Natale Gurreri e Giuseppe Piterà, quest’ultimo legato da vincoli di parentela con lo storico capoclan Rosario Piterà inteso “u furasteri”.    
Allo stesso modo, sono stati identificati i presunti gregari dell’organizzazione, ai quali i vertici avevano assegnato compiti esecutivi (come la gestione delle varie “piazze di spaccio” del rione San Berillo Nuovo o la riscossione di estorsioni), che avrebbero agito sotto il diretto comando di Carmelo Distefano e dei suoi luogotenenti.

Durante l’attività, gli investigatori documentavano diversi “summit di mafiatra esponenti del clan Cursoti Milanesi ed esponenti di rango del clan Cappello-Bonaccorsi finalizzati a mediare alcuni contrasti di natura economica sorti tra le due consorterie mafiose; per tale ragione, le indagini hanno consentito, altresì, di delineare la condotta illecita in ipotesi ascritta ad alcuni storici affiliati al clan mafioso Cappello-Bonaccorsi come Carmelo Fazio inteso “Melo biduni” e Camelo Zappalà inteso “u tunnacchiu” , che sarebbero entrati in contatto con Carmelo Distefano ed altri componenti di rango del clan Cursoti Milanesi.
Nel corso delle indagini venivano acquisiti elementi di riscontro in ordine ad un’estorsione consumata in danno del titolare di un parcheggio ubicato nel quartiere San Berillo Nuovo, costretto a versare negli anni svariate somme di denaro ai riscossori del clan succedutisi nel tempo, nonché di una tentata estorsione ai danni di un imprenditore locale.

L’indagine ha poi dimostrato il monopolio esercitato dal clan Cursoti Milanesi sulle numerose “piazze di spaccio” del rione San Berillo Nuovo, i cui gestori sarebbero stati obbligati a rifornirsi di cocaina e marijuana da Carmelo Distefano, assicurando al clan ingenti e costanti proventi illeciti che confluivano nella “cassa comune” dell’organizzazione, che sarebbe gestita dallo stesso Carmelo Distefano unitamente al presunto sodale Natale Gurreri.

A tal proposito, oltre alla ricostruzione delle accennate dinamiche criminali mafiose, le indagini hanno delineato anche le condotte associative finalizzate all’approvvigionamento di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, proveniente da Napoli, individuando i fornitori partenopei in alcuni pregiudicati del clan camorristico Sautto-Ciccarelli di Caivano (NA).

In particolare, è stato ricostruito, anche con specifici riscontri, il traffico di cocaina sull’asse Campania-Sicilia, nell’ambito del quale sarebbe stato delineato il ruolo degli indagati Lorenzo Cristiane Monaco, Luigi Scuderi, affiliati al clan Cappello-Bonaccorsi, che avrebbero agito quali trafficanti di cocaina in joint venture col citato clan camorristico di Caivano (NA).
In tale quadro sono stati effettuati più sequestri di sostanza stupefacente, tra cui quello relativo all’arresto del “corriere” napoletano Salvatore Sanges, del 29.7.2019, trovato in possesso di 3 kg di cocaina destinati al mercato catanese.

Le indagini hanno ribadito la conclamata pericolosità dei membri del clan mafioso dei Cursoti Milanesi che si dotavano di armi da sparo al fine di presidiare il loro territorio e di difendere i loro affari criminali da eventuali ingerenze da parte di gruppi mafiosi rivali, assicurandosi in tal modo l’apporto militare necessario a sostenere il confronto con gli altri gruppi malavitosi cittadini.
Al riguardo, durante l’attività sono state sequestrate alcune delle armi in dotazione all’associazione criminale, tra cui un fucile mitragliatore AK 47 (completo di confezione di 50 cartucce calibro 7,62×39), due pistole ed un fucile a canne mozzate.

Infine, l’indagine ha accertato che parte dei proventi erano destinati al mantenimento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie di cui i capi del clan si erano fatti carico; a tal proposito, nel corso dell’attività è emersa, altresì, la consuetudine, da parte delle famiglie mafiose più rappresentative del panorama catanese, di allestire bische clandestine con investimenti comuni e destinarne gli illeciti proventi al sostentamento dei detenuti di maggior rango.   

I destinatari della misura cautelare sono stati rintracciati nella mattinata odierna e tradotti in carcere, ad eccezione di coloro che erano già detenuti, per altra causa, nei confronti dei quali il provvedimento è stato notificato presso i relativi istituti di pena.
Tutte le ipotesi accusatorie, allo stato avallate dal G.I.P. in sede, dovranno trovare conferma allorché verrà instaurato il contraddittorio tra le parti, come legislativamente previsto.  

Per le vaste ed articolate attività dinamiche sul territorio finalizzate al rintraccio e cattura dei destinatari delle misure cautelari emesse, la Squadra Mobile della Questura di Catania è stata coadiuvata dal Servizio Centrale Operativo e ha agito sotto il diretto coordinamento della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato che ha inviato nel Capoluogo etneo diversi equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine. Non è mancata la partecipazione di unità della locale Questura e delle sue articolazioni nonché di unità specializzate come Polizia Scientifica, Reparto Mobile e anche di un elicottero del Reparto Volo. 

Nel complesso – per l’Operazione di Polizia Giudiziaria odierna, convenzionalmente denominata “Zeus” – sono stati impiegati quasi 200 operatori della Polizia di Stato.


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