Fallisce la Trimondo viaggi |Sigilli e libri in Tribunale

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I giudici: "Sigilli sui beni che si trovano nella sede dell’impresa e sugli altri beni della società fallita".

CATANIA – La Trimondo viaggi è fallita. Una delle più note e antiche agenzie di viaggi di Catania dovrà portare i libri contabili davanti ai giudici.  Lo ha decretato il Tribunale di Catania, sezione fallimentare, con sentenza dello scorso 18 luglio, accogliendo la richiesta di due dipendenti che, da quando l’Srl è stata messa in liquidazione, non hanno ricevuto stipendio né trattamento di fine rapporto. Un anno e otto mesi di spettanze non pagate che hanno costretto i lavoratori a ricorrere a un legale, dal momento che ricevevano solo promesse di pagamento.

L’avvocato si rivolge al Tribunale del lavoro e ottiene un decreto ingiuntivo contro la Trimondo, decreto che non viene opposto dalla società datrice di lavoro. A questo punto si procede con la procedura concorsuale, fino alla sentenza – appellabile – di fallimento che impone alla liquidatrice, Roberta Rosselli, legale rappresentante della società fallita “di depositare in Cancelleria, entro 3 giorni, i bilanci, le scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché l’elenco dei creditori” Il giudice, inoltre, ordina al curatore di procedere immediatamente all’apposizione dei sigilli sui beni che si trovano nella sede dell’impresa e sugli altri beni della società fallita.

Stabilisce il giorno 24 gennaio 2017, ore 10.30, per l’adunanza dei creditori che avrà luogo nell’Ufficio del Giudice Delegato per la verificazione dello stato passivo. Assegna ai creditori ed ai terzi che vantino diritti reali su cose in possesso della fallita il termine perentorio di giorni trenta prima dell’adunanza suddetta, per la presentazione al Curatore delle relative domande di insinuazione. Non esistendo nel fallimento fondi liquidi e disponibili, si autorizza la prenotazione a debito”.

Contattato, l’ex titolare della società e rappresentante dell’Uftaa, l’unione mondiale degli agenti di viaggio, Mario Bevacqua, precisa di non essere più responsabile. “Da quattro anni non sono più all’interno della Trimondo – afferma – da quando è stata messa in liquidazione. Ora mi occupo di altro, ma questo non toglie che mi auguro che la vicenda si componga nel migliore dei modi”.


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