Gaza, cosa c'entra il massacro dei civili con il terrorismo di Hamas?

Gaza, cosa c’entra il massacro dei civili con il terrorismo di Hamas?

Commenti

    È inaudito come si lasci compiere ad israele questo massacro. Intanto comandano realmente il mondo. Tramite l’AIPAC pagano tutti (tutti) i politici USA candidati al congresso, sia Demo che Rep, è sul loro sito pubblico. Non deve sorprendere neanche che riescono a controllare i media.
    Si fanno fare leggi per loro in stati sovrani: vedi le leggi negli USA che vietano di boicottare israel (in Texas non puoi avere appalti con lo stato se non barri la casellina di lealtà a quei criminali di guerra.
    In Germania hanno fatto approvare: 1) richiesta di passaporto per gli stranieri, devi barrare la casellina (wow); inoltre hanno fatto approvare la definizione in 11 punti dell’IHRA del termine “anti-Semitismo”, che prevede sia reato dire qualsiasi cosa contro gli ebrei. Non si può dire che Gesù è stato ucciso dagli ebrei, per esempio; né comparare il massacro che stanno compiendo a quello dei nazisti.
    Ma il mondo ha visto e vede sempre più, grazie a TikTok ed alle nostre nuove generazioni che hanno inondato la rete di video provenienti dalla Palestina.
    Da parte mia, oltre che protestare, boicotto i prodotti israeliani (va.noci) e USA (tutti, dagli alimenti ai computer), e boicotto le marche che portano soldi ad Israele: Adidas, Reebok, Nike, Puma. E Lidl e Carrefour.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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