Lo scacchiere della mafia Gli assetti dopo la sparatoria

Lo scacchiere della mafia|Gli assetti dopo la sparatoria

Gli arresti e le indagini dopo gli omicidi di Librino rimescolano gli equilibri tra i clan.
L'analisi
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CATANIA – La mafia si muove. Si riorganizza. Lo fa con ‘discrezione’ come in una partita a scacchi. La sparatoria di Librino ha alzato l’asticella dell’attenzione delle forze dell’ordine mettendo all’angolo boss e gregari che perdono pedine e manovalanza giorno dopo giorno. Ma i clan hanno dimostrato che dopo blitz e condanne, con pazienza, riescono a serrare le file e ripartire. Una battaglia che sembra non terminare mai. Perché i vuoti creati dagli arresti all’interno di alcune cosche potrebbero essere colmati dalle altre organizzazioni criminali. 

I Cursoti Milanesi

Il colpo più pesante è quello che hanno subito i Cursoti Milanesi che sono rimasti senza il loro capo: Carmelo Di Stefano è in carcere con la pesante accusa di omicidio. Questo in attesa del Riesame che dovrà pronunciarsi sul ricorso avanzato dalla difesa che ha impugnato l’ordinanza di custodia cautelare del gip.

Ma oltre al trono vuoto c’è molto altro che fa tremare chi milita nel clan creato da Jimmy Miano. La strategia al momento è quella dell’attesa. Che potrebbe durare anche mesi. C’è già chi è proiettato a quando uscirà dal carcere Francesco Di Stefano. Il fratello di Carmelo però ha ancora diverso tempo da trascorrere dietro le sbarre. 

Il clan Cappello

Dalle indagini della sparatoria è emerso in modo plastico quali potrebbero essere (il condizionale è d’obbligo) gli attuali assetti della famiglia mafiosa dei Cappello, con un posto ‘di rilievo’ tra i vertici a piede libero del figlio di Salvatore Lombardo ‘u ciuraru’, cugino del patriarca mafioso Turi Cappello.

Salvuccio Lombardo jr, forte del cognome che porta e delle assenze di nomi di spessore, potrebbe avere un ruolo negli assetti del clan catanese. Anche perché dopo il pestaggio che ha scatenato la reazione dei ‘Cappello’ nei confronti dei Cursoti Milanesi, chi di dovere si è rivolto al figlio del “ciuraru” per poter discutere con Carmelo Di Stefano (“il capo del viale”, ndr) e chiudere ‘la vicenda’.

E nella mafia, si discute di solito tra ‘parigrado’. Ma resta tutto da riscontrare. E verificare. Anche perché nelle carte dell’inchiesta Camaleonte, eseguita a giugno scorso dalla Squadra Mobile, come erede di Salvatore Lombardo è stato indicato Giovanni Pantellaro. Che per questo è stato arrestato. 

Cosa nostra

In questo momento paiono fuori da questi meccanismi le due famiglie di Cosa nostra. Parliamo dei Mazzei (i carcagnusi) e dei Santapaola-Ercolano. Non ci sono elementi ufficiali (e soprattutto resi noti dalle autorità investigative) che permettano di avere un quadro complessivo degli uomini al potere nei due clan.

La lente di osservazione quindi deve passare dalle carte giudiziarie e da alcune dichiarazioni di pentiti, magari tra i più recenti, che possano permettere di unire fila e collegamenti. Ma anche da alcuni processi arrivano input interessanti.

I Mazzei

Il blitz Vento di Scirocco ha spazzato via la ‘cupola’ dei Mazzei, conosciuti come i carcagnusi. Il clan, che vede come capo bastone Santo Mazzei e suo vice il figlio Nuccio, sarebbe stato diretto da Angelo Privitera, detto Scirocco. Almeno questo è quello che è fotografato negli atti di quella poderosa inchiesta condotta da carabinieri e fiamme gialle. Privitera sarebbe stato scelto come ‘vertice’ dopo i vari arresti di Chaos nel 2017. Difficile fare nomi a questo punto.

Ma i primi di maggio è tornato in libertà Maurizio Motta, come già raccontato su LiveSicilia, per “scadenza dei termini di custodia cautelare”. Nel corso delle udienze del processo Target (che però abbraccia un periodo investigativo che si ferma al 2015) Motta avrebbe preso il posto di Carmelo Occhione, migrato nelle file di un altro clan, nella barra di comando. I radar degli investigatori sono accesi.

I Santapaola-Ercolano

I Santapaola non hanno il tempo di organizzarsi che subiscono pesanti perdite. L’arresto di Vincenzo Sapia è stata una di queste. Un personaggio quasi invisibile che sarebbe riuscito a prendersi il suo spazio nell’ultimo periodo all’interno della famiglia catanese di Cosa nostra. Personaggio finito nel mirino dei Ros prima, poi indagato in Black Lotus e infine in Overtrade. Processo, quest’ultimo, dove rischia una condanna a 8 anni di carcere.

Ed è proprio nelle carte dell’indagine Overtrade che sono state depositate le dichiarazioni di un pentito che racconta di chi avrebbe dovuto prendere il posto di Francesco Santapaola (figlio di Turi Colluccio, cugino di Nitto) e Marcello Magrì dopo i loro arresti in kronos. E tra i vari nomi, spunta quello Francesco Napoli, un personaggio dal sangue blu. Il giovane è infatti il nipote di Giuseppe Ferrera detto ‘Cavadduzzu’. Napoli non sarebbe uno qualunque, il pentito ed ex reggente di Cosa nostra Santo La Causa parla di lui come di “un uomo d’onore riservato”.


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