Mafia, il pentito: "Volevamo uccidere il boss" - Live Sicilia

Mafia, il pentito: “Volevamo uccidere il boss Ciccio Napoli”

Il profilo criminale del boss di Cosa nostra catanese arrestato nel blitz Sangue blu.
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CATANIA – È preoccupato. Anzi preoccupatissimo. Ma l’ansia delle manette non lo ferma dal prendere le redini della famiglia catanese di Cosa nostra. Ciccio Napoli, nipote di Salvatore Ferrera ‘u Cavadduzzu e arrestato oggi dai carabinieri, già dal 2019 (anno della sua scarcerazione) cerca in modo maniacale di evitare qualsiasi telefonata che potesse inchiodarlo. Si sposta a piedi e parla all’orecchio. Le conversazioni infatti finite nelle 800 pagine dell’ordinanza dell’operazione Sangue blu – condotta dal pm Rocco Liguori – firmata dalla gip Anna Maria Cristaldi sono criptiche ma “emblematiche”. Poco prima del lockdown nel febbraio 2020, Napoli parla con il cugino Francesco Ferrera (ai domiciliari) e gli confessa che qualcuno “gli ha suggerito di allontanarsi da Catania”. Ma l’11 maggio, l’uomo d’onore riservato      discutendo con il suo factotum Cristian Buffardeci lo avverte: “Mpare… dobbiamo essere sempre più ermetici.. Non ti devi rilassare mai!”. Certamente il boss non fa riferimento al movimento letterario. È così ermetico Napoli che per incontrare il cugino ‘cavadduzzu’ prenota una visita cardiologica nella stessa struttura sanitaria. Uno stratagemma che i carabinieri decriptano dalle conversazioni. 

Cauto fino al punto da delegare Buffardeci a parlare con i suoi ‘pari’ di altri clan. Ad esempio a maggio 2020, il suo braccio destro incontra Carmelo Distefano, pasta ca sassa, all’epoca numero 1 dei Cursoti Milanesi. Che si sarebbe trovato in imbarazzo a discutere con Buffardeci invece del reggente dei Santapaola. Per organizzare vertici, incontri e summit si sarebbero utilizzati nomi in codice: “giardinetti”, “Africa”, “meccanico”, “palestra”, “dove ci vediamo alle dieci..”. Uno dei ‘luoghi’ prescelti è via Buccheri angolo piazza Sciuti di Catania – traversa di via Pacini – che è indicato con “palestra” in quanto c’è proprio una palestra. Con “meccanico” o “mia madre” sarebbe invece segnalato viale Africa al civico 64, “Testazza o Telefunken” la Citymotor (finita sotto sequestro) dove poter andare a trovare l’indagato Michele Monaco, con “calata” il largo dei Vespri, con “giardinetti” largo Pogdora tra via Umberto e via Tagliamento, e con “Africa” la via Postumia angolo via Malta vicino al bar Africa. 

La gestione del nipote del cavadduzzu però non sarebbe piaciuta ad alcuni esponenti del clan. Il collaboratore Salvatore Scavone (ex reggente dei Nizza fino all’anno scorso) parla di un progetto di omicidio ideato da lui e Natalino Nizza nei confronti di Ciccio Napoli.  L’obiettivo è l’affermazione dei Nizza sugli altri gruppi dei Santapaola. Ma ci sarebbe stato un comportamento ambiguo da parte del reggente nella vicenda dei contrasti tra i Nizza e il gruppo di Tony Trentuno (genero di Lorenzo Saitta) e vertice della cellula di San Cocimo a Catania. Napoli si sarebbe finto “vicino” ad entrambi. “Quando abbiamo appreso della collaborazione di Silvio Corra (cognato dell’ammazzato Angelo Santapaola), io e Natalino Nizza avevamo deciso di uccidere Ciccio Napoli. Per eliminarlo avevamo programmato di colpirlo presso un centro commerciale che vende vino nei pressi di Corso Italia, gestito da Napoli che però credo sia intestato alla figlia, dove Napoli si recava ogni pomeriggio. Io feci l’errore di chiedere informazioni sulle sue abitudini a (…) il quale parlò delle mie domande a Napoli che si insospettì. Napoli – continua – quindi venne a cercarmi in compagnia della moglie e della figlia al supermercato di mio cognato. Napoli mi chiese perché perché prendessi informazioni. Naturalmente io negai ogni mia intenzione aggressiva”. Il piano però non è andato in porto. “Ricordo che il 10 febbraio 2021 io e Natalino eravamo pronti per andare a uccidere Napoli ma io ricevetti la telefonata della dottoressa che mi informava che era morto mio padre; a quel punto sono andato via, mi sono recato in ospedale a vedere la salma di mio padre e così Napoli si è salvato”.

Scavone pochi mesi fa racconta di aver incontrato “il reggente della famiglia, Ciccio Napoli, alle 6 del mattino vicino alla Fiera di Catania”. I due si sarebbero visti altre “dieci volte”, in due gli avrebbe consegnato della “droga” . “Ciccio Napoli è il reggente della famiglia Santapaola-Ercolano ed è stato designato da omissis – spiega ai pm – Napoli oltre ad occuparsi della reggenza del clan si occupa di stupefacenti”, spiega. Dietro questo ‘omissis’ potrebbe nascondersi ‘il capo supremo’ di Cosa nostra. 


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