Strage di Monreale, parla la madre del fermato: "Mi dispiace"

“Mi dispiace”: il pianto della madre del fermato per la strage di Monreale

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Commenti

    Il dolore di una madre non si può ignorare…

    Dico la mia, senza pretesa alcuna. Quel che è accaduto lascia ancora una volta sgomenti e non meritevole di indagini sociologiche. La giustizia farà il suo corso, la ricostruzione dei fatti sarà affidata a chi è del mestiere per avere un quadro più fedele possibile. Certamente, mi auguro che si trovino le aggravanti per un crimine efferato e che non ammette alcuna giustificazione: il contesto sociale? Sarà quel che sarà, ma rimangono tre poveri ragazzi barbaramente assassinati ed i loro cari “distrutti” e sconvolti a vita. Le motivazioni? Qualunque esse siano, per quanto potrebbero essere valide, non giustificano un crimine cercato e non casuale. Un’aggravante, per indicarne soltanto una, è che non si “gira” per strada armati fino ai denti, tra l’altro con la precisa intenzione di fare esattamente quel che si è fatto. Condivido certamente la circostanza che se si è “educati” al rispetto, al vivere civile, alla legalità, all’amore, al senso civico, allora ci rapporta con il prossimo con educazione, con serenità e…alla pari; se si è educati alla prevaricazione, alla “guerra”, all’illegalità, all’astio, alla mancanza di rispetto per il prossimo…in questo caso non può essere una sorpresa che si cammini armati e pronti a far valere i propri principii a colpi di pistola: principii legittimi o meno poco importa, se si vuole affermare la propria “supremazia” sparando ed uccidendo…tra l’altro in modo cieco…per dirla alla palermitana, a cu pigghiu, pigghiu!!! I responsabili materiali, a mio parere, a prescindere dalle parole di cordoglio e ad eventuali richieste di perdono e di scuse (che sono parole e tali restano!: rimangono tre giovani vittime ed intere famiglie distrutte) devono essere processati e condannati, senza attenuanti, che se concesse sarebbe come distruggere una seconda volta i familiari delle vittime. Mi rendo conto che a chi ha commesso tali efferati delitti non viene concessa una seconda possibilità di riscatto nella Società: purtroppo, non si può tornare indietro e ciò che è accaduto non è un incidente, né una rissa finita male, non si tratta di omici non voluti, ma è il frutto di scelte deliberate e ponderate, nella consapevolezza che sarebbe accaduto esattamente ciò che è accaduto. Poi, ci sono le responsabilità morali: delle famiglie di provenienza nella quali sono stati insegnati valori diversi da quelli della umanità, della fratellanza, dell’amore, della pace, del rispetto; la responsabilità morale maggiore è, poi, delle Istituzioni (assenti, ben che vada!) che hanno ghettizzato, e continuano a farlo, interi quartieri, lasciandoli sempre più in isolata periferia, non tanto in una periferia fisica, ma una periferia nella quale accentuare la distanza fra il lecito e l’illecito, fra il rispetto delle regole ed il “diritto” alla prevaricazione. La ghettizzazione è data dall’abbondono del territorio: se un quartiere è “terra di nessuno”, se ognuno in quel quartiere può fare quel che vuole sapendo che quasi certamente rimane impunito, se non esistono le regole del vivere civile bensì quelle dettate dallo “zù”, ci si può, forse, meravigliare se la reazione di un potenziale sgarbo è estrarre un’arma e fare fuoco all’impazzata?

    Dovrebbe far riflettere il fatto che, in una piazza gremita di gente, non ci siano forze dell’ordine.

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Cara Carolina, da dirigente di partito che guarda alla politica con la P maiuscola, dovresti ricordarti di quegli (ex)imprenditori Innocenti con la I maiuscola che l'antimafia ha ingiustamente distrutto. Persone oneste con la O maiuscola che davano Lavoro con la L maiuscola che la giustizia con la g minuscola ha distrutto e che questo governo non ha neanche degnato di uno sguardo. Non bastano i proclami e le interviste, non basta immergersi nello studio di proposte che non verranno mai portate avanti. Fratelli di Italia, che dice di ispirarsi a quella destra per cui ti sei tanto prodigata come matricola universitaria, non solo in tutti questi anni, nonostante i ripetuti solleciti che gli sono stati rivolti, non ha fatto nulla per aiutare le vittime riconosciute degli errori giudiziari ma ha addirittura bloccato proposte di legge che, se approvate, potrebbero ridare alla giustizia il suo autentico significato, aumentando le garanzie e senza depotenziare la lotta alla mafia. Piuttosto che accogliere l'invito del "caro direttore" , dovresti sfruttare il ruolo di primo piano che occupi in Parlamento e nel tuo partito per Fare. Ed è il momento di Fare, senza se e senza ma. Quegli imprenditori aspettano di potere tornare a fare impresa. Fino a che non si risolveranno alcuni problemi della legislazione antimafia, la cui mala applicazione ha generato disastri, distrutto imprenditori innocenti e azzerato quel tessuto produttivo che tutti a parole dicono di avere a cuore, "antimafia", "giustizia" e "impresa", saranno solo vuote parole, utili solo alla campagna elettorale e nient'altro. La mia stima nei tuoi confronti rimane immutata, nonostante l'amarezza. Colgo l'occasione per invitarti ad un dibattito pubblico su questi temi.

L'incremento dei posti programmati a Medicina giunti quest'anno a quota 27.000 a livello nazionale con l'avvio del nuovo "semestre aperto" viene comunemente presentato come la risposta risolutiva alla crisi strutturale del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, un'attenta analisi dei dati epidemiologici e gestionali evidenzia una criticità sistemica profonda. I dati diffusi dall'OCSE attestano che l'Italia presenta una densità di professionisti medici superiore a 4 unità per 1.000 abitanti, collocandosi al di sopra della media dei Paesi occidentali. Il vero fattore limitante non risiede nella carenza di laureati in medicina, bensì in una distorsione allocativa e formativa a valle. Come ampiamente documentato dai report della Fondazione GIMBE, la criticità risiede nel severo disallineamento tra i flussi d'accesso alla laurea magistrale e la capacità di assorbimento delle scuole di specializzazione post-laurea, a cui si aggiunge la scarsa attrattività del Servizio Sanitario Nazionale in termini di condizioni lavorative ed economiche. A questo quadro si aggiunge un ulteriore paradosso che aggrava la programmazione: il fenomeno dei flussi migratori formativi verso l'estero. Molti studenti che non superano i test d'accesso in Italia scelgono di immatricolarsi in università di altri Paesi, conseguendo il titolo fuori dai confini nazionali per poi rientrare e chiedere il riconoscimento della laurea. Questa scorciatoia, oltre a trasformare l'accesso a Medicina in un canale sperequato basato sulle disponibilità economiche delle famiglie, immette nel sistema professionisti la cui reale conformità pratica e clinica agli standard formativi andrebbe rigorosamente vagliata, scaricando ulteriormente un sistema già al collasso. Continuare a incrementare in modo indiscriminato i posti disponibili negli atenei, in assenza di un contestuale e adeguato potenziamento delle reti formative ospedaliere e delle dotazioni organiche, non tutela la salute dei cittadini e non aiuta i reparti in sofferenza: configura un grave errore di programmazione strategica che rischia unicamente di alimentare un'illusione occupazionale per migliaia di giovani e per le loro famiglie, immettendoli in un percorso formativo massivo per poi destinarli a un insormontabile imbuto professionale e specialistico. La tutela della salute pubblica e la salvaguardia del futuro professionale dei giovani medici richiedono un radicale cambio di paradigma: occorre superare logiche di natura propagandistica per orientarsi verso una programmazione rigorosa, fondata sul reale fabbisogno assistenziale del territorio, sul potenziamento strutturale delle aziende sanitarie e sul pieno rispetto della dignità formativa e professionale dei futuri camici bianchi.

Un premio lo meriterebbe solo per la grande umiltà, per la valorizzazione delle donne del suo staff nel tempo e per la lucidità che sta mostrando in questi momenti per lui di certo non esaltanti. Suggerisco di farglielo consegnare dai parenti di Borsellino, o Regeni, magari da seduto su una panchina rossa.

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