Palermo, va in soccorso del figlio, scoprono che ha il Covid: assolta

Va in soccorso del figlio, scoprono che ha il Covid: processata e assolta

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Tutto nasce da un controllo dei carabinieri

PALERMO – Non era più contagiosa e non aveva altra scelta che andare in soccorso del figlio. Nelle aule di Tribunale si discute ancora di emergenza Covid.

Il 19 gennaio 2021 i carabinieri fermano il minorenne in sella ad uno scooter. Non è in regola e i militari chiamano la madre. La sua presenza è necessaria per gli adempimenti relativi alla contestazione del codice della strada e per affidarle il veicolo. La madre si precipita sul posto. Solo che si scopre che è positiva al Covid.

Da qui il processo per avere violato l’isolamento. In particolare l’art. 260 del Regio decreto 1265/34, che punisce l’inosservanza dei protocolli sanitari. L’avvocato Riccardo lo Bue piccona la ricostruzione. Punto uno: la donna aveva già superato il periodo di positività, essendo trascorsi più di dieci giorni dal contagio. Punto due: la sua presenza era indispensabile.

L’avvocato Riccardo Lo Bue

“La condotta della signora C.B. non integra gli estremi del reato, sia per l’assenza del presupposto oggettivo – la non contagiosa – sia per la presenza di una causa di giustificazione legata all’adempimento dei doveri genitoriali”, ha spiegato il legale.

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Il Tribunale ha accolto la tesi difensiva ed ha assolto l’imputata. La giurisprudenza della Cassazione sul punto è chiara. Serve una valutazione concreta del pericolo nelle violazioni delle norme anti-Covid e c’è la prevalenza di interessi costituzionalmente garantiti, come la tutela dei minori, rispetto alle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria”.

È una questione di bilanciamento tra le esigenze di contenimento della pandemia e la tutela di diritti fondamentali. La valutazione va fatta caso per caso, bisogna tenere conto delle specifiche circostanze e della concreta pericolosità delle condotte contestate.


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