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Palermo, omicidio Mattarella: il killer resta senza volto

A 42 anni di delitto tante ombre e sospetti. Fu solo mafia? La pista nera senza sbocchi
LE INDAGINI
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PALERMO – Sono trascorsi 42 anni e non ha un nome il killer che assassinò il presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella. Fu solo opera della mafia che volle eliminare un nemico?

L’ultima pista, che ripartiva dal terrorismo nero, non è giunta a risultati concreti. L’archiviazione sembra inevitabile.
Già nel 2019 era emerso che sarebbe rimasta per sempre una ipotesi quella che la pistola con cui fu assassinato il magistrato Mario Amato fosse la stessa usata per l’omicidio Mattarella. Dal punto di vista tecnico non è stato possibile trovare conferme.

Il neofascista Gilberto Cavallini impugnava una Colt Cobra calibro 38 quando uccise Amato il 23 giugno 1980, a Roma, sei mesi dopo che, il 6 gennaio, veniva assassinato, a Palermo, il presidente della Regione.

La Procura palermitana guidata da Francesco Lo Voi nel 2018 ha riaperto le indagini sull’omicidio del fratello del capo dello Stato e ha affidato ai carabinieri del Ros il compito di ricostruire tutti i delitti dei Nuclei Armati Rivoluzionari, a cominciare dalle armi usate.

Tra queste anche la calibro 38 che secondo il pentito Walter Sordi fu utilizzata per uccidere Amato. Gli esperti hanno comparato i proiettili con quelli estratti dal corpo di Mattarella. Purtroppo erano ormai ossidati e non è stato possibile eseguire una comparazione perfetta. Era emerso, però, un particolare: quando viene esploso un colpo sul proiettile restano delle zigrinature. Ed ecco il dato che era saltato agli occhi: il solco sui proiettili di entrambi i delitti è destrorso. Di solito questo tipo di pistola, al contrario, lascia un segnale sinistrorso. Ma non si è potuto andare oltre questo dato.

Si è cercato anche di studiare i proiettili del delitto Mattarella attraverso l’analisi delle fotografie dell’epoca, le quali ingrandite perdevano la qualità necessaria. Ecco perché non si potranno mai avere certezze sulle armi.

La pista nera, al momento, non ha avuto sbocchi. Si era ripartiti ancora una volta dai Nar, i Nuclei armati rivoluzionari. Il terrorista nero Giusva Fioravanti fu processato e assolto dall’accusa di essere stato il killer del presidente assassinato il giorno dell’Epifania del 1980.

Per il delitto la Cupola della mafia è stata condannata all’ergastolo. Chi sparò a Mattarella davanti all’abitazione di via Libertà? Fioravanti fu riconosciuto dalla moglie del presidente, Irma Chiazzese, che si trovava in auto al momento dell’agguato assieme ai figli Bernardo e Maria.

Già Giovanni Falcone aveva battuto la pista nera che portò a giudizio Fioravanti. Il killer sparò con una pistola e poi fuggì, salendo su una Fiat 127 dove l’aspettava un complice, anche lui rimasto senza nome. La pista neofascista, a partire dal ritrovamento nel 1982 di spezzoni di targhe in un covo dell’estrema destra a Torino, fu ipotizzata già nel 1989 dal giudice Loris D’Ambrosio. Anche per il delitto Mattarella si pensò che fossero stati usati due spezzoni di targhe. I reperti furono scovati dopo anni negli archivi del tribunale di Palermo, ma la Scientifica ha concluso che la sequenza di numeri apparteneva ad un’unica targa. La targa di u nn a macchina rubata.

Il fascicolo sull’omicidio resta aperto, ma la pista nera non ha avuto sbocchi.

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Commenti

    Terrorismo rosso no? Visto che era moroteo……

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