Questa povera Sicilia invecchiata | E nessuno sa pensare al futuro

Questa povera Sicilia invecchiata | E nessuno sa pensare al futuro

Commenti

    Bellissimo articolo. Complimenti!!!

    Prima vi ha rovinati la mafia, dopo una parte di antimafia che sequestrava le aziende per fini propri….adesso, i governi di sinistra schiavi dell’Europa

    Sicilia, malata di autonomia. Siciliani, malati del proprio orto. Colpa dei politici, certo. Di quelli eletti a Roma che sembra abbiano paura di volare, di quelli eletti a Palermo sempre impegnati con la finanziaria di un anno ormai passato. Colpa dei cittadini, sempre alla ricerca di un amico. Alla rituale domanda “Com’è?” la risposta è sempre la stessa.

    Qualcuno c’è: Progetto Sicilia.

    Articolo interessante che dovrebbe accendere un dibattito serio e costruttivo su quale idea di futuro hanno le classi dirigenti siciliane sulla nostra regione.
    Personalmente credo che l’incapacità di programmazione e spesa dei fondi comunitari unitamente ad un ritardo cronico della realizzazione delle infrastrutture strategiche dell’isola siano i problemi che stanno alla base dei tanti limiti che caratterizzano l’economia siciliana. Sinceramente non mi aspetto che queste classi dirigenti pianifichino correttamente il futuro se non sono capaci di gestire tematiche che sconvolgono sistematicamente il nostro presente come la gestione dei rifiuti? Nel 2019 in Sicilia si discute ancora di discariche di rifiuti sature
    ……Vorrei che si partisse da questo paradosso dalla munnizza: se non abbiamo idea di come gestiremo un problema corrente e ricorrente come quello dei rifiuti come speriamo di essere credibile a potenziali investitori che cercano partner per concreti progetti di investimento?
    Gianvito

    Commento perfetto. Da incorniciare.
    Da trent’anni e forse più si pensa alle sagre , ai musei dell’aratro e del carretto e ad “impostastare” precari/raccomandati nei vari uffici regionali . Ai ragazzi non resta che la fuga. Ma la soluzione è pronta: a ottobre si svolgerà la sagra del ficodindia ed è quasi pronta quella della salsiccia senza finocchietto ingranato

    … è già, il bar è il luogo elevato a sede di dibattito, la politica è fatta di: Antonio che chiama Gianfranco, Giuseppe parla con Antonello, Michele parla con Luca… solo nomi incrociati fra loro… e il pensiero si rivolge e si consuma a come far pagare qualche spicciolo ai residui cittadini per assumere qualche altro amico disperato che non produce valore aggiunto… e ancora una casa è in vendita per pagare gli studi dei nostri ragazzi in un’altra regione. Con buona pace dei sogni di futuro

    Non ho mai fatto mistero della grande attenzione, spesso ammirazione, che riservo ai suoi pensieri anche se mi capita di non condividerne il contenuto. Lei è nato in un periodo nelle quali le generazioni confondevano identità e progetti tra le note della PFM e dei DIK DIK, faceva capolino FOxTrot dei Genesis e Oldfield tentava la pubblicazione di Tubular Bells.
    La produzione di quegli anni tra melanconia e rock avanzato giravano le attenzioni attorno al focolare domestico ed al miraggio di una terra del futuro. Quasi mezzo secolo e tra le parole di ogni giovane c’è ancora traccia delle parole di Vandelli nel “Viaggio di un poeta”.
    Intellettuali, economisti e politici si avventurano nell’abbozzo di una Sicilia che verrà e portano dentro le loro congetture una “coffa” di superfluo da cui traggono solo le ragioni del loro sostentamento. CI rifletta, dott. Puglisi, il Censis disquisisce, Eurispes balbetta e Svimez ne contestualizza le balbuzie nel Mezzogiorno.
    La Sicilia è rimasta quella di Cocalo e, nonostante noi, nulla splende per la prima volta sotto il sole. Cosa deve, o può, essere la Sicilia? Mare, sole, miseria e nobiltà. Metta insieme tutto e rinnovi le immagini di Mozia e Selinunte, Solanto e Taormina, Palermo ed IBla. E i borghi li consideri serragli di cambio per viandanti eterni…….. In altra terra questo sarebbero con gli effetti di una nostalgia che fa cassa “tra un bicchier di vino ed un caffè”…

    Apprezzo sempre i Suoi articoli, perché al di la del semplice professionismo, sono scritti veramente col cuore. Mi compenetro perché anch’io come tanti sono vittima della diaspora familiare, ma la chiusa dell’articolo, mi permetta, è un po inesatta. Il biglietto lo paghiamo e piuttosto salatamente, perché questa terra si regge su lacrime e sangue da molto, molto tempo. In passato ho vissuto fuori dalla Sicilia, mi ero inserito bene, eppure sono voluto tornare, mi sembrava un tradimento abbandonare tutto e far finta di niente. Non dico che me ne sono pentito, ma ci manca poco. Questa terra, questi uomini che la abitano e la gestiscono, ormai sono parte integrante del museo in fossilizzazione continua, solo un massiccio ritorno di chi è fuggito potrebbe salvarci, con idee nuove e sistemi di vita proiettati nel futuro, ma sconsolatamente credo che ormai sia solo un sogno cristallizzato. Roba da museo. Appunto !!

    Meriti una medaglia.
    Ad oggi nessuno si è posto il problema.
    È il vero problema che sta e continuerà ad impoverire la nostra terra. Nell’indifferenza generale di pseudo politici e uomini di potere.
    A Palermo hanno creato il luna park “Palermo” (dal porto alla cattedrale) dove i turisti “mordi e fuggi” (crocieristi) scorazzano per una giornata per la gioia di cocchieri, conduttori di motocarrozzette, trenini e venditori di strett food.
    A livello regionale promuovono la nostra terra con la fiera del cavallo o delle tradizioni locali.
    Qualcuno dirà……..meglio di nulla.
    I nostri ragazzi non hanno altra scelta. Andare via e ringraziare i politici navigati che hanno lungimiranza e i nuovi (ex magazzinieri) trapagati che non sanno di cosa occuparsi.
    Noi genitori ci indebitiamo per dare una opportunità ai figli e loro devono rinunciare a vivere in un territorio meraviglioso.
    Povera Sicilia

    Ficarra è Picone chi? Quelli che fanno gli intellettuali coi soldi di Berlusconi e poi sputano nel piatto dove mangiano?

    Condiviso pienamente il contenuto FI questo articolo. Non esiste visione e non esiste programmazione esiste solo conservazione una politica assente rintanata nel palazzo avvezza solo a garantirsi privilegi e clientelismo senza idee e senza voglia di cambiare inerte e indifferente al di fuori della realtà. Mentre i giovani quelli più bravi fuggono privi di un minimo di prospettiva . Non c’è un minimo di idea per trattenerli per programmare un qualcosa che dia loro un futuro. Loro deputati burocrati sono adagiati e dormienti vivendo sull’oro dei loro lauti stipendi e impegnati a garantirsi privilegi senza alcuna rinuncia e senza alcun sguardo a chi non ha nulla e ai giovani senza lavori. Terra destinata a morire . Incapacità e indifferenza domina mentre non si fa nulla per cogliere la formazione e il sapere della nostra gioventù. Vecchi nella PA e vecchi nelle idee e vecchi nella politica . Paradossalmente si tiene fuori la giovinezza dalla politica dal lavoro . Vorrei che i giovani scendano in piazza e che non fuggano per rivendicare i loro diritti. Cosa aspettano di farlo? Abbandonino la loro rassegnazione che diventa inevitabilmente il loro suicidio.

    Esiste ancora uno strumento: il voto. Per invertire questa condizione bisogna ripartire dalla Sicilia e non stare appesi ai governi nazionali, ma soprattutto sbarazzarsi di una generazione, la mia.

    Invece di investire denaro per far crescere veramente il Sud, si pensa a finanziare la tratta dei clandestini, con l’intento introdurre manovalanza sfruttata senza diritti, tutele e salario.
    L’obiettivo è mantenere in vita l’UE che davanti all’economia di paesi come Cina e India, con l’attuale livello stipendiale e salariare, non può competere. In sostanza invece di contrastare la schiavitù dei lavoratori di quegli stati stiamo provando a diventare come loro.
    Se volete continuate a votare chi crede di fare politiche di sinistra e invece sta facendo esclusiamente pro capitalismo, ma sappiate che quelli sono gli esecutori ma voi falsi buonisti i mandanti.

    condivido la sua analisi, io mi trovo nella sua stessa condizione, dopo aver lavorato per tanti anni fuori dalla mia terra, vorrei tornare, ma ogni volta che vengo a Palermo vi viene l’angoscia. sto pensando seriamente di vendere tutto e trasferirmi definitivamente all’estero.
    ancora un sicilia è radicata la convinzione che lo Stato dovrà dare continuare a dare mancette (elemosina) agli impiegati pubblici o para pubblico e questi credendo di essere furbi continueranno ad alimentare un sistema che è morto e sepolto.
    voglio andare via perchè mi rendo conto che tra qualche anno, verrà presentato il conto e per i siciliani saranno veramente dolori

    Sono un padre di famiglia che si è sacrificato una vita per mantenere il figlio (unico) fino alla fine degli studi universitari. Ora me lo trovo fuori e non posso nemmeno condividere i suoi successi lavorativi e gioire insieme. Tutto questo è il frutto del marciume che ci circonda dove chi non ha raccomandazioni resta al palo e dove la meritocrazia non vale niente. Dalla rabbia vorrei anch’io scappare da questa terra amministrata da inutili papponi, ma ormai ho una certa età che mi consente solo di guardare dietro e non certo avanti e fare progetti per il futuro. Guardo dietro, rivedo il film della mia vita e ne vado a testa alta perchè non ho mai chiesto nulla a nessuno specie ai politicanti che guardano solo i loro interessi. Povera Sicilia!

    Al di la dei trenini e dei cavalli e somari, tra i pochi temi, assieme alle divise, su cui questo Presidente almeno batte un colpo, il problema dell’invecchiamento anagrafico e mentale coinvolge il paese intero.

    Il paese invecchia perchè gli italiani non fanno figli ed i ragazzi da tempo passano dalla totale sregolatezza di un’infanzia allungata alla vecchiaia mentale (con segni di demenza) senza passare per un’attiva e positiva maturità. Leggendo alcuni commenti sopra si ha un’idea di ciò che intendo dire.

    E cosa dovrebbero fare costruire una scrivania per i vostri figli così vi andate ad asservire? La patria di un uomo è dove c’è il lavoro che spesso non corrisponde ad una scrivania.

    Un solo esempio: la specializzazione in medicina è un concorso nazionale, se vinco il concorso devo restare a fare la mia specializzazione dove ho vinto.
    Se vinco a Trento e sono siciliano resterò a Trento, probabilmente anche dopo aver finito. Se sono trentino e ho vinto in Sicilia cercherò in tutti i modi di fare la specializzazione nella mia regione per poi restarci.

    Il Sindaco Orlando dice che la priorità è accogliere i migranti. Per lui i migranti siciliani che la lasciano casa e famiglia alla ricerca di un lavoro non costituiscono un problema. Ridicolo!!!

    Ottima disamina ( eccezion fatta per Ficarra e Picone).
    Ma il problema mi sa che siamo proprio noi siciliani, posto che coloro che eleggiamo, da sinistra a destra, rappresentano noi stessi, con i nostri proverbiali difetti, il nostro individualismo atavico e inguaribile, il nostro disinteresse per la cosa pubblica, al di là di poche, lodevoli eccezioni.
    Del resto non a caso Leonardo Sciascia sosteneva che non esiste la Sicilia, ma esistono cinque milioni di siciliani ed e’ difficile chiamarsi fuori da questa verità, anche per me che sto scrivendo queste frasi.

    I giovani devono scendere in piazza mentre agiscono come se il problema non li toccasse. La rassegnazione non può abitare nei giovani. L’ indifferenza li uccide .Il vivere a carico dei genitori e dei nonni li rende parassiti. Partire in cerca di lavoro li rende vittime rassegnate perché ogni essere umano vuole stare dove è nato e si parte per disperazione e non certo per fare esperienza . Mentre nella PA ci stanno gli ultra sessantenni che non hanno voglia di fare nulla perché stanchi e immotivati in attesa di andare in pensione. C’è chi ha troppo e chi non ha niente . Tutto va rivisto in questa Nazione dove tutto muore e dove l’unico problema è l’immigrazione .

    Analisi assolutamente perfetta.

    Pasquino fai la voce grossa??
    Gli anziani dicevano……….. ognuno giudica come opera.
    Sei un pensionato d’oro o uno dei tanti che si mette prono davanti al potere?
    Io non sono ne l’uno ne l’altro.
    Se avessimo avuto elettori capaci e politici lungimiranti Puglisi non avrebbe avuto motivo di scrivere questo articolo.

    Finalmente !!!!!
    Complimenti Dott. Puglisi, le confesso che mi sentivo solo quando facevo le riflessioni che ha pubblicato oggi.
    E’ una sicilia che non guarda al futuro, inchiodata al suo passato, certo bellissimo dal punto di vista storico artistico e culturale, che oggi, però, è divenuto una prigione di massima sicurezza.
    Una mare di iniziative, sempre uguali, di una noia mortale.
    E i giovani, che è giusto che conoscano la storia della loro terra, però non hanno proposte culturali sul futuro, vivono ogni anno le stesse proposte che alla fine, appunto , diventano di una noia mortale.
    Insomma una terra sempre più in bianco e nero, ma anche sempre più vuota, senza i suoi ragazzi che stanno andando ad “arricchire” INESORABILMENTE altri territori, magari molto più poveri dal punto di vista storico artistico culturale, ma ricchi di speranza e futuro.

    Egregio dott. Puglisi, non sempre condivido i suoi articoli, ma questa volta non ho da fare nemmeno un appuntino. Lei dice cose sacrosante! L’Eligio degli asini, il trenino di cui non frega niente a nessuno, la sagra della…pernacchia, mi scusi il termine il venditore di acqua calda o fredda! Ha dimenticato l’opera dei pupi, ricordo qualche volta nostalgico e basta! Alcuni ricordi vanno conservati, ma una terra non vive di questo! Vive di lavoro, di innovazione, di produzione, di modernità e non può affidare il suo sviluppo alla gestione stracciona di qualche luogo . Con tristezza ha visto che per vedere le tombe degli imperatori svevi alla cattedrale si deve pagare un biglietto perché le hanno nascoste al pubblico ed affidate a qualche cooperativa di nullafacenti. Ho visitato di recente il British Museum dove non si paga ingresso ma si chiede solo un obolo volontario da mettere in una cassetta esterna presidiata da nessunomentre in qualunque chiesa di Palermo trovi un accattone autorizzato che ti domanda il biglietto di ingresso. Questo è il futuro di Palermo e della Sicilia, accattoni e ignoranti. Non è più il tempo per andarmene ma dico ai giovani scappate o, se avete le p… Fate una rivoluzione culturale. Ma i giovani non hanno più queste caratteristiche perché sono stati corrotti nell’anima ed i non corrotti vanno via. Grazie del coraggio con cui ha scritto cose impopolari, questo articolo mi ha riconciliato con live Sicilia che avevo deciso di non consultare più dopo quell articolo sull’elogio della ignoranza scritto a sostegno del ministro con la licenza media che sa coltivare le cipolle. Mi creda, non ci sono speranze. Ho percorso diversi periodi della vita siciliana, anche qualche volta da protagonista, ma ho sempre disprezzato le classi dirigenti, anche quando facevo finta, per necessità di sopravvivenza politica di apprezzarle! Ignoranti nella gran parte, presuntuosi, ascari e . Quant’altro.

    Triste e condivisibile resoconto, ma ciò fa parte di un lento declino culturale, sociale ed economico che oramai tutta l’Italia ha da tempo intrapreso, l’altro giorno sentivo un’intervista di de benedetti che era convinto che il divario tra nord e sud è in continuo aumento, è vero come è pure il divario tra l’Italia ed altri paesi che erano dietro di noi e che sono alla pari o saranno davanti a noi e che come cavalo di battaglio hanno la meritocrazia, il riconoscimento dei diritti dei lavoratori, la raccolta dei rifiuti come bene, l’istruzione all’avanguardia ed un grosso piano di investimenti sulle infrastrutture. Qui cosa abbiamo: da Palermo a Trapani in treno 100 Km in tre ore, strade malandate, lavori mai finiti, politici o allo sbando oppure affaristi, università discrete che non hanno rapporti con l’imprenditoria reale, raccomandazioni, nepotismo, burocrazia alle stelle e tante altre cose….

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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