Lo sbarco dalla seconda nave e lo sconforto di chi resta a bordo

Lo sbarco dalla seconda nave e lo sconforto di chi resta a bordo

VIDEO. Il racconto di una lunga giornata. Con storie che meritano di essere raccontate.
AL PORTO DI CATANIA
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3 min di lettura

CATANIA. Tra le persone che lasciano la nave di Medici senza frontiere ci sono anche tre donne incinte, 50 minorenni non accompagnati e altri dieci minorenni assieme alle loro famiglie.
E’ stata una lunga giornata quella di oggi al Porto di Catania, cominciata in verità in piena notte.
Lo sbarco dei migranti dalla nave di Medicin Sans Frontieres è cominciata nel tardo pomeriggio. La protezione civile siciliana ha assicurato la prima accoglienza.
Coperte, lettini e pasti. La protezione civile regionale e quella comunale, in sinergia, hanno fornito il materiale necessario per garantire l’assistenza a terra ed il corretto espletamento delle procedure di sbarco, in ossequio alle norme nazionali e internazionali.

Da ieri notte, dalle 23 circa, la Protezione civile regionale ha dato supporto a quella comunale e a tutti gli organi di competenza, per agevolare le operazioni di sbarco.
Su impulso del dirigente generale della Protezione Civile, Salvo Cocina, che segue le operazioni emergenziali informando costantemente il presidente della Regione Renato Schifani, tutti gli uffici competenti alla logistica del DRPC sono stati attivati con il coinvolgimento di funzionari e volontari, presenti oggi sia al porto di Catania che nel palazzetto dello Sport di Piazza Spedini ove sono proseguite le operazioni di identificazione.

Il primo sbarco è avvenuto nella notte di ieri, 5 novembre 2022, dalla nave Humanity, quando sono scesi a terra 142 fra soggetti fragili, un bambino di 8 mesi e donne, sui 179 totali.
Queati sono stati sistemati temporaneamente nel palazzetto dello sport di piazza Spedini.

L’orneggio della seconda nave con a bordo 568 migranti è avvenuto alle ore 15.35.
Sono in corso le operazioni di sbarco delle persone individuate a seguito delle visite mediche effettuate dall’Ufficio Sanitario Marittimo del ministero della Salute, in base alle procedure ministeriali vigenti.
Dopo lo sbarco, che è iniziato alle ore 17.28, i migranti in gruppo saranno trasferiti nell’
alloggio temporaneo presso la stessa struttura di piazza Spedini, a Catania, che nel frattempo è stata liberata dai precedenti occupanti.

A tutti i migranti è stato fornito un pasto caldo, distribuito dalle autorità italiane dentro la nave al momento dell’ attracco a riva, e medesimo trattamento sarà assicurato sia per il viaggio presso le altre destinazioni sia per l’eventuale permanenza in Sicilia.

LO SCONFORTO DI CHI RIMANE A BORDO

Per alcuni naufraghi al porto di Catania ormai raggiungere la terraferma, mai così vicina negli ultimi giorni, non è più una questione di distanze. Mentre in tanti percorrevano la passerella con la certezza di avercela fatta, all’interno della Humanity 1 c’è chi, con il passare delle ore, ha cominciato a capire che almeno per adesso lo sbarco non avverrà. Quei migranti non sono donne, bambini o fragili: sono tutti uomini adulti, giovani e ritenuti in salute. Per questo, secondo il nuovo decreto, non potranno scendere a terra. Per questo dopo le verifiche dei tre ispettori degli Uffici di sanità marittima, giunti in pettorina fluorescente nella notte per verificare le condizioni dei naufraghi, l’equipaggio ha cercato di spiegare che bisogna ancora aspettare.

La situazione è precipitata quando tra i migranti sul ponte qualcuno ha cominciato ad urlare, l’equipaggio che in questi giorni si è preso cura di loro offrendogli coperte e pasti caldi ha avuto ora il compito più difficile: spiegare che per il momento non avrebbero potuto lasciare la nave. “Non dipende da noi ma stiamo cercando una soluzione. Non vi riporteremo indietro, bisogna aspettare e avere pazienza”.

A questo annuncio uno dei migranti è crollato, ha avuto una crisi ed è stato evacuato in ambulanza. Così gli altri trentacinque, tutti giovani tra i 18 e i 30 anni che ancora sperano e cercano di mantenere i nervi saldi, si sono seduti sul ponte con le mascherine, il cappellino o il cappuccio della felpa in testa. Il pontile del molo di levante lo osservano da ore, possono sfiorarlo ma non raggiungerlo. “E’ difficile riuscire a spiegargli quello che sta succedendo ed è qualcosa che io stesso non riesco a capire perché per me va contro le leggi”, spiega Joachim Ebeling, comandante della Humanity 1. Dopo giorni di paura ora subentra l’apatia e di fronte all’immobilità la motivazione sembra soccombere. Restano in attesa fin dalla scorsa notte raggruppati tutti sul pavimento del ponte come in un sit-in: ora il problema non è più essere travolti dalle onde, ma restare fermi per troppo tempo.


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