Inchieste e processi: la storia giudiziaria di Totò Cuffaro

I guai giudiziari di Cuffaro: da “ragiuni avia Totò” al patteggiamento

Cuffaro
Totò Cuffaro il giorno dell'interrogatorio al palazzo di giustizia di Palermo
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Dalle talpe in Procura alla corruzione

PALERMO – Totò Cuffaro ha patteggiato. Si chiude il secondo processo che lo vedeva imputato. Il percorso giudiziario che portò alla prima condanna di Totò Cuffaro inizia il 5 novembre 2003 con la scoperta di “talpe” negli uffici della Procura di Palermo. La rete di spionaggio, che fa capo al ras della sanità privata Michele Aiello, prestanome di Bernardo Provenzano, si regge su due insospettabili uomini in divisa: Giorgio Riolo sottufficiale del Ros dei carabinieri e Giuseppe Ciuro della Dia.

Il primo rinvio a giudizio

Il 2 novembre 2004 Cuffaro viene rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Sua è la soffiata che dopo altri passaggi arriva alle orecchie del boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro, chirurgo all’ospedale Civico.

C’è una microspia a casa del medico e il 15 giugno 2001 registra la frase: “Ragiuni avia (ragione aveva, ndr) Totò”. A pronunciarla è la moglie del capomafia di Brancaccio. Era la prova che le talpe avessero informato il boss e l’allora presidente della Regione del fatto di essere finiti sotto inchiesta. Gli avvocati sostenevano che quella frase non fosse stata pronunciata. Fecero ricorso senza successo perfino alla Corte europea.

La prima condanna

ll 18 gennaio 2008 Cuffaro viene condannato in primo grado a 5 anni di reclusione, per rivelazione di segreto d’ufficio. I pubblici ministeri sono Maurizio de Lucia (attuale procuratore di Palermo) e Michele Prestipino. Cade l’aggravante del favoreggiamento della mafia. Cuffaro, che intanto è stato rieletto nel 2006 presidente della Regione, annuncia che non si dimetterà. Fatale, però, sarà un’immagine che lo ritrae con un vassoio di cannoli siciliani. Lui nega, e sempre negherà, che stesse festeggiando, ma la polemica lo travolge e il 26 gennaio 2008 si dimette.

In appello pena più pesante per Cuffaro

Il 23 gennaio 2010 la Corte d’appello di Palermo riconosce l’aggravante del favoreggiamento di Cosa Nostra e aumenta la pena a 7 anni. La sentenza diventa definitiva il 22 gennaio 2011. Cuffaro attende il verdetto della Cassazione in preghiera, poi si presenta nel carcere di Rebibbia.

Il 13 dicembre 2015 Cuffaro finisce di scontare la condanna dopo 4 anni e 11 mesi di detenzione. Nel giugno 2012 l’ex governatore si toglie il peso di una nuova possibile condanna. Erano stati chiesti 13 anni di carcere. Viene assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Ne bis in idem: i reati che gli vengono contestati sono uguali a quelli cui è stato condannato e non si può processare una persona due volte per gli stessi fatti.

La riabilitazione

Nell’ottobre 2022 Cuffaro ottiene la riabilitazione dal Tribunale di Sorveglianza, ma non viene meno la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. La legge “Spazzacorrotti” impone una revisione dopo un periodo di sette anni. L’interdizione gli preclude non solo di coprire incarichi istituzionali e di politica attiva, dunque di candidarsi, ma anche di esercitate la professione di medico.

Un anno dopo, nel 2023, viene accolto il ricorso della difesa che ritiene errato applicare la “Spazzacorrotti” retroattivamente. I giudici riconoscono all’ex governatore la piena riabilitazione. Il leader della Nuova Dc ha pagato tutte le spese processuali e per il mantenimento in carcere. Ha sborsato i 150 mila euro per il danno di immagine subito dalla Regione e sancito dalla Corte dei Conti. In carcere ha tenuto “una condotta regolare e partecipativa”.

Il Tribunale segnala “una pluralità di elementi sintomatici del recupero del soggetto ad un corretto modello di vita”. Lo dimostrano le sue parole (“La mafia fa schifo”), il volontariato per i detenuti, la raccolta fondi tramite una onlus in favore della popolazione del Burundi, i ricavi dei romanzi donati in beneficenza, l’impegno politico nella Dc, le donazioni in favore del “Centro Padre Nostro”, fondato don Pino Puglisi.

In sostanza, secondo i giudici, Cuffaro ha dato piena prova di avere cambiato vita e viene meno l’interdizione dai pubblici uffici. Il suo impegno in politica aumenta e di pari passo il suo peso a livello locale e regionale. Torna a far sentire la sua voce, forte di un sostegno elettorale (e personale) che neppure l’arresto ha scalfito. Diventa segretario nazionale della nuova Democrazia Cristiana.

Il nuovo arresto

Il 4 novembre 2025 le perquisizioni dei carabinieri del Ros svelano l’esistenza di un’inchiesta per associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione di quelle che provocano anche un terremoto politico-giudiziario. Per Cuffaro i pm di Palermo chiedono gli arresti domiciliari, ma prima si deve passare dagli interrogatori preventivi.

Il 3 dicembre il Gip scioglie la riserva. Agli arresti domiciliari finiscono Totò Cuffaro, il manager della sanità Roberto Colletti e il medico del Civico Antonio Iacono. Per altri tre indagati (Mauro Marchese, Marco Dammone e Vito Raso) viene deciso l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Ai primi due due viene anche applicata la misura interdittiva del divieto di esercitare impresa per un anno.

Oggi il patteggiamento di Cuffaro e il rinvio a giudizio per gli altri imputati.


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