Almaviva, protesta all'Ars

Almaviva, protesta all’Ars: “Uccisi dall’indifferenza” VIDEO

Cosa chiede il popolo del call center

PALERMO – La rabbia degli ex lavoratori di Almaviva torna a farsi sentire, a Palermo, sotto i palazzi del potere. È scattato, stamattina, il primo dei due giorni di mobilitazione permanente all’Ars. “Un atto di accusa frontale contro uno stallo istituzionale che non garantisce più il futuro di centinaia di famiglie”, spiegano gli organizzatori.

“Fiumi di parole e zero fatti”

A distanza di mesi dalle ultime rassicurazioni, il clima tra i lavoratori dei call center è rovente. “Basta promesse, vogliamo fatti!”, è lo slogan che campeggia su molti dei cartelli davanti all’ingresso dell’Assemblea Regionale Siciliana. I lavoratori puntano il dito verso l’amministrazione regionale, accusata di essere “capace di produrre fiumi di parole e zero fatti”.

Al centro della protesta c’è il mancato rispetto dei cronoprogrammi che avrebbero dovuto garantire il transito verso nuovi progetti lavorativi o l’attivazione di percorsi di riqualificazione efficaci. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il tempo delle attese è scaduto.

Una vertenza senza fine

La vicenda Almaviva rappresenta una delle ferite occupazionali più profonde del capoluogo siciliano. Dopo anni di tavoli tecnici tra Roma e Palermo, la risoluzione definitiva appare ancora lontana. “Non siamo qui per una semplice richiesta di ascolto — spiegano i manifestanti — siamo qui per ricordare a chi siede in questo palazzo che dietro i loro ritardi ci sono persone che non sanno più come fare la spesa”.

I sindacati che sostengono la mobilitazione chiedono garanzie immediate sulla clausola sociale e sulla continuità del reddito, rifiutando ogni ulteriore rinvio motivato da impedimenti tecnici o burocratici.

La protesta a Palazzo dei Normanni

Il doppio appuntamento di oggi e domani segna un inasprimento della protesta. La scelta di presidiare l’Ars durante i lavori parlamentari mira a ottenere un impegno formale e immediato da parte dei capigruppo e del governo, spiegano gli organizzatori. “Se non arriveranno risposte concrete — avvertono dai sindacati — la mobilitazione si sposterà su forme più eclatanti. La Sicilia non può permettersi di perdere questo patrimonio professionale”.


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