CATANIA – “‘Adele’ è stata drogata, stuprata da due uomini e massacrata per 300 euro, i cani forse si saranno avvicinati, dopo, al suo corpo, ma la verità è questa e ci sono persone che erano presenti”.
Una vendetta organizzata con la complicità di uno degli abitanti dell’ex Consorzio agrario di via Domenico Tempio e un accordo, criminale, per vendicare un presunto torto. Elisabeta Boldijar, la ragazza che tutti conoscevano come ‘Adele’, ritrovata priva di vita e “sbranata dai cani”, come ha ipotizzato l’autopsia, sarebbe stata prima torturata per vendicare il furto di 300 euro e di un paio di scarpe e ridotta, praticamente, in fin di vita. Se non uccisa. Almeno secondo quello che riferisce una voce nel silenzio.
Un amico di Adele, che accetta di essere intervistato di spalle dopo una lunga conversazione, non vuole che la morte di questa ragazza sia bollata come una tragica fatalità. Ha riconosciuto il suo cadavere per conto della polizia, l’ha vista da vicino e accetta di parlare anche se teme per la propria incolumità.
‘Adele’ e l’inferno delle crack house
Tutto nasce intorno alle crack house gestite dai ‘catanesi’ a San Cristoforo, sono stanze in cui le ragazze vengono usate per adescare uomini da ridurre alla tossicodipendenza. Donne inermi, costrette a prostituirsi per le dosi, come Adele, che aveva smesso di vivere già da tempo.
Insieme a un’amica avrebbe sottratto 300 euro a un immigrato, che acquistava la droga a San Cristoforo e rubato, sempre a lui, anche un paio di scarpe da tennis.
L’immigrato l’avrebbe minacciata di morte, tra i fumi del crack, poi – racconta quella voce durante l’intervista – si sarebbe messo d’accordo con un personaggio che gestisce una stanza nell’ex consorzio agrario, che “in cambio di una dose o di 5 euro” avrebbe “venduto” Adele, facendola drogare prima del suo arrivo, anche con l’eroina.
“Drogata, stuprata e massacrata”
Quest’ultimo sarebbe arrivato con un amico, insieme avrebbero torturato ‘Adele’ tagliandole i capelli, massacrandola e violentandola fino allo sfinimento. A questo punto l’avrebbero trascinata, nuda, nel luogo in cui è stata ritrovata. L’uomo non sa se Adele sia morta durante le torture, o dopo, quando del suo corpo si sarebbero sfamati i cani del posto.
“Coloro che gestiscono le crack house – conclude l’amico di ‘Adele’ – vogliono che su questa vicenda cali il silenzio, perché hanno interessi importanti”.
Si tratta di un fiume di soldi, incassato grazie a un esercito di ragazzi e ragazze trasformati in zombie con il crack, che chiedono l’elemosina, rubano e si prostituiscono per assicurarsi qualche dose.
In via Domenico Tempio ci sono alcuni striscioni per ricordare ‘Adele’, i suoi amici sperano che emerga la verità.
