Che numeri aspettiamo | per poter riaprire qualcosa?

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Commenti

    Nonostante tutto quello che possiamo dire della Sicilia e dei suoi abitanti, dobbiamo pur cominciare ad evitare di essere sempre molto critici con le nostre amministrazioni e con i nostri politici. La sanità pubblica, e speriamo che diventi statale e non più regionale, ha dimostrato che la nostra isola ha saputo arginare il diffondersi del virus e l’ha fatto senza creare stupidi allarmismi o sciocche propensioni ad accuse pesanti e senza scrupoli come fanno spesso i figli del capitano.

    E’ chiaro che le imprese stanno soffrendo, ma credo che ne sia valsa la pena e ne varrà la pena se continuiamo, perché se in Sicilia abbiamo contenuto l’espansione del virus non l’abbiamo certo sconfitto, ne ancora ridotto nei numeri, ne tantomeno abbiamo raggiunto quella fantomatica indennità di gregge necessaria per ritenerci immunizzati, ne infine abbiamo ancora disponibile un vaccino.
    Quindi riapriamo tutto solo perché i reparti di terapia intensiva si sono un po’ alleggeriti, così potrà essere contagiata altra popolazione e lasciare morire ancora degli anziani o perché vogliamo illuderci che non sia successo niente e da domani possiamo andare tutti insieme allegramente a tarallucci e vino ?

    Credo sia giunto il momento di convivere con il virus, così come con altre patologie di cui ancora non si è scoperto il rimedio definitivo.

    Forse si potrebbe fare come in Veneto.
    Autorizzare il trasferimento da una città ad un altra -da un’abitazione ad un altra- ai soli PROPRIETARI.
    Non è assolutamente un invito ai “liberi tutti”.
    Quello ce lo dovranno dire gli esperti.
    Controlli per verificare che non si spostino le tribù di pastacolforno.
    Se una famiglia sta chiusa in casa a Trapani oppure a Messina cosa cambia?

    Ma siete matti. Qua se riapriamo moriamo tutti. Prima la vita che è sempre bella.

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Leggendo i tanti interventi di solidarietà alla Sicily by Car e al suo fondatore, non mi pare che qualcuno abbia fatto caso all'affermazione di Tommaso Dragotto: “Sto pensando a una vigilanza armata per difendere la mia società e soprattutto le persone che ci lavorano”. Non è accettabile in un paese democratico che il cittadino si armi, o che sia costretto a farlo, per difendere sé, i suoi beni e chi lavora in ditta. In un paese democratico non vogliamo che circolino polizie private in armi. In un paese democratico lo Stato deve provvedere alla difesa del cittadino abbiente e del poveraccio. Quindi, il messaggio è che la chiusura anticipata dei locali e l'accensione di altre 60 telecamere non risolvono un bel niente. Ci vogliono uomini di qualità e denari, tanti denari per vedere un altro film.

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