PALERMO – Trentasette anni, precedenti per droga e un’assoluzione a fronte di una pesante richiesta di condanna a otto anni.
I poliziotti della squadra mobile, coordinati dalla Procura della Repubblica, lavorano sul profilo di Danilo D’Ignoti per identificare chi gli ha sparato ieri pomeriggio, giovedì 30 aprile, in via Montalbo. È la strada dove da sempre D’Ignoti vive.
Un proiettile gli ha bucato la coscia, ma il trentasettenne non è in pericolo di vita. I poliziotti lo piantonano all’ospedale Villa Sofia. Non è stato ancora identificato il tipo di arma utilizzata.
“Te lo vuoi levare il vizio? Vattene e non ti fare più vedere in via Montalbo”, aveva urlato a D’Ignoti, qualche anno fa, il boss dell’Acquasanta Giovanni Ferrante, poi divenuto collaboratore di giustizia.
I precedenti di D’Ignoti
Ed è nel processo al mandamento mafioso di Resuttana, di cui l’Acquasanta fa parte, che D’Ignoti era stato coinvolto. Al termine della requisitoria i pubblici ministeri avevano chiesto la sua condanna, ma nel 2024 arrivò l’assoluzione.
Assieme a lui sotto accusa c’erano i fratelli Giovanni e Gaetano Fontana. Assolti in primo grado, condannati in appello per mafia, scarcerati e di nuovo arrestati. Erano tornati a gestire il potere mafioso mentre facevano affari con i gioielli nel quadrilatero della moda milanese.
Due anni prima era stata archiviata l’inchiesta che vedeva D’Ignoti indagato per una truffa, aggravata dal metodo mafioso, nell’ambito della raccolta delle scommesse sportive in un’agenzia nella zona di via Montalbo, tra il mercato ortofrutticolo e i cantieri navali. Droga e debiti: è su questo che si indaga per capire chi è perché ha fatto fuoco.
Più passano le ore e più si rafforza il collegamento con la raffica di colpi sparata poco prima in via Don Minzoni, nella zona della Fiera del Mediterraneo.

