"I voti delle cosche su Ruggirello" | E a Trapani comandano i Virga

“I voti delle cosche su Ruggirello” | E a Trapani comandano i Virga

Commenti

    Scusate ma a votare non ci vanno le cosche ma singoli elettori, se poi anzicchè trattarsi di esseri umani sono automi il cui cervello è controllato da qualcun altro allora è un altro discorso. Posso personalmente dire, dopo più di quaran’anni che esercito regolarmente il mio dovere di elettore, di non avere mai ricevuto alcuna minaccia o pressione nel momento in cui una volta chiusa la tendina azzurra della cabina ho potuto “liberamente” esercitare il mio diritto di voto. Se c’è qualcuno che si fa condizionare da un controllore del suo voto allora toglietegli per sempre la scheda elettorale….

    Quello che emerge è un quadro di desolante miseria. Del resto la questione è tangibile anche dai commenti nei vari quotidiani online, la Sicilia è stracolma di straccioni e miserabili che per 50 euro si venderebbero la poca dignitá che gli è rimasta. Sono le stesse persone che raiano di avere cinque figli e di dover campare la famiglia,e che lo stato e quel crasto di ollanno non ci danno i picciuli… miserabili insomma. Miserabili loro e miserabili chi li sfrutta, in questo circolo senza fine di marciscenza morale.

    Che SCHIFO e soprattutto che VERGOGNA per l’intera COMUNITA’ universitaria… (ecco cosa si intende per “Comunità”….)

    ma lei conosce le realta delle borgate? veda palermo per esempio……nei quartieri popolari da borgo vecchio allo zen la mafia impone……d’altronde le indagini delle forze e i successivi processi confermano quello che ho appena detto…..

    In sicilia il voto espresso e di conseguenza lo spessore degli eletti vale molto di 50 euro.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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