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In galera.
Ma chi è La Vardera? È uno che è già stato candidato sindaco a Palermo, appoggiato da Salvini e Fratelli d'Italia, che durante quella campagna elettorale si è fatto più o meno segretamente accompagnare da cameramen che hanno filmato di tutto, anche le riunioni con i vertici politici alleati non preventivamente informati delle riprese, insomma, a loro insaputa. E oggi, ci dice, ha registrato una telefonata, naturalmente col consenso del suo interlocutore (speriamo!), e l'ha sbattuto in prima pagina. Evidentemente a qualcuno piace incontrare un presidente e sentirsi eccitato dal Truman Show in corso: mi sta filmando o mi sta registrando?, questo il problema. Basterà l'onda di Mondello ad accompagnare La Vardera a Palazzo? C'è stato Grillo che ha attraversato a nuoto lo Stretto, ma è poi “affondato”, c'è il corsaro Matteo che per non bagnarsi aveva pensato al Ponte, ma quanto prima si vedrà sfilare mezza Lega non più con Salvini ma con Vannacci. Ma anche i Vannacci passano e, meno male, senza fare troppi danni. E i La Vardera? Tutti al voto il 7 e l'8.
Io conosco un solo modo per ricordati, caro Aldo. Io lo scrivo da tempo e lo ripeto. Ogni volta che visito una persona, ti ho accanto e poggio la mia mano sulla tua. . Ogni volta che uso il fonendoscopio ti sento accanto ad ascoltare il respiro, a sentire il battito di un cuore, a sentire la voce di qualcuno che racconta la sua storia. Ecco Aldo come noi medici tuoi Colleghi possiamo ricordarti sentendoti vivo accanto. Questo io faccio, questo io sento di fare per ricordarti. Un abbraccio fraterno alla Mamma, alla Sorella e al Papà.....
Vogliamo questa gente al governo? No
Troppi morti.


Eutanasia=ribaltamento della Parola di Dio, imbellettato da tesi pseudo teologiche e pseudo misericordiose. Una tesi portata avanti dalla lobby omosessualista-pedofila presente in Vaticano e non solo.
Chi sostiene queste tesi e si professa “Cattolico” rappresenta solo l’anti-chiesa, quella di Satana, quella della perversione del messaggio di Cristo venduta come misericordia.
L’ Evangelium vitae sul valore e l’inviolabilità della vita umana di Papa Giovanni Paolo II, del 25 marzo 1995, al n. 66: “Anche se non motivata dal rifiuto egoistico di farsi carico dell’esistenza di chi soffre, l’eutanasia deve dirsi una falsa pietà, anzi una preoccupante “perversione” di essa: la vera “compassione”, infatti, rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza. […]
La tematica del fine vita a mio parere, è affrontata senza il conivolgimento del medico che a mio parere possiede i requisiti professionali per dare un apporto qualificato per affrontare il problema: l’anestesista-rianimatore.
È un medico che affronta efficacemente le problematiche del paziente critico e che a mio parere può contribuire alla adozione di protocolli terapeutici palliativi compatibili con il rispetto della dignità della persona e dei valori cristiani.
È un percorso difficile e che richiede un confronto approfondito e collegiale ma fattibile ponendo al centro L’uomo nella Sua essenza di componente preziosa della vita in tutte le modalità esistenziali.
È una ricerca le cui conseguenze, se condotta con modalità asettiche e superficiali, crea i presupposti per una società fredda, calcolatrice, senza cuore, che sfugge al confronto con la sofferenza del proprio fratello privilegiando la comoda scorciatoia di eliminare alla radice il problema con il sollievo di tutti: paziente e di chi lo dovrebbe accompagnare lungo il cammino esistenziale della sofferenza e della malattia.
La Fede. Sì, aiuta molto. Se consideriamo che, tutto sommato, la nostra è una breve avventura in attesa dell’eternità, non c’è dubbio: aiuta. Tuttavia, quando il dolore fisico o la patologia diventa insopportabile, inguaribile o irreversibile, spesso non è più sufficiente. Fin quando la salute è buona o discreta, possiamo contrastare qualunque cosa. Ma quando manca del tutto, quando sei inchiodato sulla croce di una sofferenza senza limiti, allora è comprensibile il crollo.
Quando un uomo decide di morire, evidentemente esistono motivi così validi da non meritare giudizi superficiali e del tutto inopportuni.
A nessuno piace morire! e provo disgusto quando leggo commenti spietati e cattivi, provenienti da chi si professa adoratore di un Dio misericordioso. Se così fosse in realtà, dovrebbero prevalere misericordia e pietà, non frasi fatte e luoghi comuni: la vita è un dono di Dio, bisogna accettare le sofferenze e ubbidire alla Sua volontà, bisogna avere Fede e così via. Sono credente e, quindi, so bene che la vita è un dono di Dio. Ma so pure che è capace di infliggere sofferenze talmente acute e, soprattutto refrattarie a ogni speranza, che un povero essere alla fine può crollare e dire basta.
Ritornando alla fede, spesso Dio non risponde, sembra sparito, sembra del tutto disinteressato e insensibile al dolore delle sue creature. In realtà non è così, non le abbandona mai, ma il dolore resta. Subito pronta la replica del religioso: non hai abbastanza Fede, quindi non otterrai nulla. In teoria ha ragione. Ma ripeto che teoria e realtà sono antitetiche. Nonostante gli sforzi e le preghiere, il dolore è sempre lì. Tra l’altro, esistono patologie che sembrano anche volere ridicolizzare l’ammalato, non solo il dolore, anche l’umiliazione.
In ogni caso, per quanto mi riguarda, non ho e non ho mai avuto dubbi: se dovessi essere colpito da una malattia invalidante ed irreversibile, tale da trasformarmi in un vegetale e costituire un peso a chi pure so che mi assisterebbe con immenso amore, pretenderei la dignità di morire. È un diritto! Così come c’è un diritto alla scelta di vita ci dovrebbe essere quello della scelta di non vita.
Io non mi sento di giudicare chi sta male, se io fossi al posto di una persona soggetta ad una condizione fisica irreversibile, non so se sceglierei di continuare a vivere o di porre fine alla mia vita. La scelta dell’eutanasia non va condannata, ma neanche quella di continuare a vivere. La paura dei vescovi che si possa ricorrere al suicidio assistito per ogni motivo, penso sia più che giustificabile, quindi penso sia giusto un’apertura che possa dare la posssibilità al malato di scegliere, ma dall’altro lato bisogna che la si applichi a determinate condizioni, per evitare il pericolo che spaventa i vescovi.