Bellissimo articolo la percezione della gente comune e proprio quella di non avere alcuna difesa nei confronti del clima di aggressione e violenza generalizzato che permea profondamente Palermo dove addirittura vengono sottaciuti episodi gravissimi come quello del ragazzo aggredito con un tirapugni è finito in ospedale per una taliata di tropo a piazza valdesi in piena movida purtroppo non c è più alcuna speranza quando si arrivano a sottacere tali situazioni forse per non curare motivi di allarmismo in una zona ad alta densità commerciale come valdesi e mondello


….oggi sarebbe molto utile.
Sciascia Leonardo da Racalmuto, chi non lo conosce? Tutti.
Tutti dicono de “Il giorno della civetta” e,i più esperti, lo citano facendogli dire che” gli uomini si distinguono in uomini e quaraquaquà”.
Questo san tutti (o molti) di Sciascia, cioè poco e male. Partendo dalle “categorie umane” non è pensiero di Sciascia la distinzione tra uomini (uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaraququà) bensì è,o era, pensiero consolidato ed alibi al contempo di una certa mafia.
La famosissima locuzione, infatti, Sciascia la fece dire ad un personaggio mafioso, ne Il giorno della civetta, il quale da giudice doveva giustificare i suoi criminali verdetti.
E quindi, secondo il romanzato mafioso, vi era una differenza quasi cromosomica per cui l’umanità sfumava dalla purezza dell’uomo con la U maiuscola (gente di parola e mafiosa , appunto) fino al quaqquaraquà che perdeva completamente la natura e l’essenza umana.
Sciascia fissò crudamente questo mafioso pensiero nelle pagine di quel racconto in tempi in cui la parola mafia era negata persino nei dizionari e con “le categorie” ci volle dire che la crudeltà mafiosa poggiava la propria idea su un corredo di valori simili a quelli per cui gli ebrei furono considerati “materiale umano” .
Ed ecco il parallelo di Sciascia: materiale umano – quaquaraquà; crudamente e terribilmente uguali.
Sciascia …. tanto attuale quanto dimenticato.