Orlando e l'emergenza bare: "Lavoriamo contro la vergogna"

Orlando e l’emergenza bare: “Lavoriamo contro la vergogna”

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Commenti

    Non serve a nulla assumersi la responsabilità ADESSO! Per accumulare più di 1000 bare c’è voluto del tempo! Certo adesso lo dice Monsignor Lorefice e qualcosa bisogna pur dirla, mentre da quando lo gridiamo noi cittadini che non contiamo nulla……………..!

    L’unica vergogna di questa città sei tu.

    in un paese civile si sarebbe dimesso da molto tempo

    “E’ una condizione di emergenza che vorremmo risolvere con le tumulazioni al cimitero di Sant’Orsola dove ci sono mille posti disponibili ma devono essere i parenti dei defunti ad autorizzare lo spostamento delle salme” – dice Orlando quindi,la colpa è dei parenti? E te pareva@

    la vergogna in questa città ha un solo nome

    @Autista,lo dico io x te, Orlando! A prossima vuota un diri nienti.

    Ben detto!

    Troppo chiacchiere e niente fatti questa e la realtà, cambiati dirigenti,assessori e direttori ed e stato un fallimento.

    E allora lavori contro te stesso perché sei tu la vergogna, Orlando Cascio!!!!

    Con queste parole ha offeso ancora di più tutte le salme poste sotto il tendone. uno schifo, non sa più neanche quello che dice. Arrogante, presuntuoso ed indisponente. Deve dimettersi subito ed andare via. Palermo per lui non è più una citta ospitale.

    Solo chiacchiere vuote !!! Perché non si dimette ?? Che VERGOGNA NAZIONALE

    Signor Sindaco, mio padre è morto il 3 Febbraio 2002, ossia quasi vent’anni fa. Voleva essere cremato, ma non fu possibile farlo subito in quanto il forno crematorio dei Rotoli era guasto. La sua salma attese per mesi in deposito fino a quando il forno fu riparato. E così ci ritrovammo a primavera inoltrata con mio fratello ad assistere alla cremazione di mio padre.
    Non fu fortunata neppure mia suocera (nata nel 1926) che nel 1985 presentò domanda al Comune di Palermo per la concessione di un posto ai Rotoli. Nella graduatoria pubblicata nel 2009 era posizionata al numero 6.378. Poco male, visto che in testa c’era una donna nata nel 1891 (età: 118 anni). Mia suocera è morta lo scorso Gennaio 2021, alla veneranda di 95 anni, e naturalmente riposa in un cimitero della provincia.
    Lei è stato sindaco di Palermo dal 1985 al 1990, dal 1993 al 2000 e dal 2012 ad oggi (fonte: Wikipedia). Eppure, non ha vergogna di parlare di “emergenza alla quale si sta tentando di porre rimedio”. Non ha vergogna di sapere che un cittadino palermitano deve “emigrare” a Misterbianco, a Messina o addirittura in Calabria per essere cremato ? E’mai possibile che il forno crematorio della quinta città d’Italia sia perennemente guasto ? E’ così difficile, dopo tutti questi anni, riuscire nella titanica impresa di acquistarne uno nuovo ? Davvero in oltre vent’anni spesi sulla poltrona di Sindaco di Palermo era impossibile creare un nuovo cimitero ? Quale “visione” si cela dietro il suo disinteresse nei confronti dei palermitani morti e dei loro familiari che li piangono. Abbia la decenza di tacere, una volta tanto.

    Ma la dignità?
    Parola sconosciuta da lui e dai suoi assessori

    L’unica cosa che il sindaco Orlando deve fare è dimettersi

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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