Palermo, l'omicidio del boss: "L'ho ucciso e basta, non dico altro"

Palermo, la morte del boss: “L’ho ucciso, non voglio dire altro”

La confessione non convince chi indaga sull'omicidio Incontrera
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PALERMO – La confessione non ha chiuso le indagini. “L’ho ucciso e basta”, ha detto Salvatore Fernandez il 5 luglio scorso quando si è consegnato alla stazione dei carabinieri “Palermo falde”. Ha detto di avere assassinato il boss di Porta Nuova, Giuseppe Incontrera, alla Zisa.

Dopo quel “basta” si è chiuso nel silenzio. Nulla ha detto sul vero movente, sull’arma e sul coinvolgimento di altre persone. Perché i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo e i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale restano convinti che qualcuno potrebbe avere armato la mano di Fernandez, istigandolo a commettere l’omicidio.

Della sua confessione solo oggi si conosce un ampio stralcio. Sono le 13:55 dello scorso 5 luglio. Fernandez dice al pubblico ministero: “Ho ucciso Giuseppe Incontrera, l’ho ucciso venerdì mattina. Abbiamo avuto una lite qualche mese fa per un incidente che abbiamo avuto nel quartiere. Io ero con il mio motore e lui con il suo. Il mio motore era uno Scarabeo che poi ho venduto”.

Si corregge: “Il motore non l’ho venduto ma è sequestrato e ora ce l’ha in custodia mia madre”. Così come cambia un dettaglio dell’incidente. Incontrera non era in sella ad uno scooter, ma “aveva la bici elettrica blu”. La stessa bici su cui viaggiava il giorno dell’omicidio, quando Incontrera lo ha affiancato in sella ad uno scooter Sh Fifty. Gli ha sparato alle spalle, dopo averlo seguito fino in via Principessa Costanza.

Dopo lo scontro “ci siamo litigati con le mani – mette a verbale Incontrera -. Abbiamo cominciato assieme. Ci siamo presi a schiaffi. Poi ci hanno separato e ce ne siamo andati a casa”.

Poi le ultime risposte alle domande del pm: “Non ho paura di niente. Non sono pentito di niente. Non voglio dire nient’altro”. Ed ecco il forte sospetto che in realtà molto altro avrebbe potuto raccontare.

Secondo l’accusa, non è stato un delitto d’impeto ma un agguato programmato nei dettagli. La mattina del delitto Fernadenz ha pedinato il boss fin dalle 7:18. Lo seguito mentre transitava nelle vie Silvio Pellico e Cardinale Tommaso, e in piazza Ingastone. Infine in via Principessa Costanza, dove l’assassino ha fatto fuoco.

Incontrera ha fatto in tempo a voltarsi. Mentre la macchia di sangue si espandeva sulla maglia bianca, la vittima si è girata e ha visto in faccia il suo assassino. Poi ha perso l’equilibrio e, prima di perdere conoscenza, è andato a sbattere contro una macchina parcheggiata.


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