Ai microfoni del Tg1 il racconto drammatico della 29enne Eleonora Palmieri sopravvissuta al rogo di Crans-Montana, con ustioni alle mani, al viso e alle gambe.
La giovane veterinaria di Cattolica è viva grazie al fidanzato Filippo Bonifacio che, dopo averla cercata in mezzo al caos, l’ha trascinata via dall’inferno scoppiato all’interno del locale “Le Constellation” gestito da Jacques e Jessica Moretti. Nel devastante incendio avvenuto la notte di Capodanno sono morti 41 ragazzi. Oltre 100 i feriti.
“Non pensavo di salvarmi ma non provavo paura”
Eleonora Palmieri descrive con lucidità le sensazioni provate: “Non pensavo di salvarmi, è stato un momento complesso, non vedevo vie di uscita (…) Ad un certo punto la situazione è diventata insostenibile, il livello di ossigeno si abbassava, il fuoco scambiava l’ambiente con temperature che hanno letteralmente sciolto la mia pelle. Da lì in poi è stato l’istinto: o vivi o muori. Se ho avuto paura di morire? Non la definirei paura. In quel momento, ero convinta di morire. Non so perché non ho avuto paura, ero talmente convinta che il mio destino fosse quello che ero serena”.
Il momento in cui ha realizzato di essere sopravvissuta
La 29enne torna indietro con la memoria al momento in cui ha realizzato di essere sopravvissuta a una catastrofe: “Non ho mai perso coscienza durante l’incendio. Ho raggiunto i miei amici sotto la tettoia della banca che era di fianco a Le Constellation, mi sono seduta su un gradino di marmo e lì ho realizzato di essere ancora viva. Ci ho messo tre respiri per capirlo perché non ci credevo nemmeno io. Vedevamo genitori straziati, urla, persone completamente bruciate che correvano, si inginocchiavano e cadevano a terra, mani che battevano alle finestre per poter uscire di lì”.
La giovane veterinaria non comprende come Jessica Moretti, presente nel locale nel momento in cui si è scatenato l’inferno, sia riuscita a mettersi in salvo: “Mi chiedo come altre persone che facevano parte del suo staff come il dj o altre persone che lavoravano lì dentro siano rimaste ferite e lei completamente illesa”.
“Se incontrassi Jacques e Jessica Moretti, mi piacerebbe parlare della superficialità con cui hanno gestito la struttura del loro locale che ha messo a rischio per tanto tempo le persone che lo frequentavano, fino al giorno in cui hanno causato una vera e propria strage”, aggiunge.
Crans-Montana, Eleonora Palmieri mostra le ferite
Eleonora Palmieri mostra le ferite e fa il punto sulla riabilitazione: “La mano sinistra è stata quella meno colpita perché era dietro la mano destra, quindi ha ripreso la funzionalità. Ci sono ancora delle alterazioni sulle unghie ed è una pelle molto sottile. Se urto degli oggetti vengono delle bollicine perché si separa la pelle dai piani sottostanti”.
Ad avere “grossi limiti funzionali” è la mano destra. “E’ molto più delicata perché ha subito un intervento – spiega – Mi hanno preso la pelle dalla coscia e l’hanno messa qua a coprire perché era caduta tutta. Hanno ricostruito la cute ma purtroppo ha dei grossi deficit perché non riesco più a piegare le dita a causa delle cicatrici che tirano. Non riesco più ad aprire il pollice (…) E in più c’è dolore perché si sono delle ulcere ancora aperte. Sul viso e sulle gambe mi hanno fatto il laser”.
“La rabbia non fa bene a un corpo che deve guarire”
L’immagine più difficile da cancellare? “Quella che nessuno mi toglierà mai più dalla testa è il fuoco che veniva su dalle scale che poi m’ha travolto (…) È inutile provare rabbia perché non fa bene a un corpo che deve guarire. Cerco di essere serena e di pensare al mio futuro. Lascio a chi si deve occupare delle indagini il compito di fare giustizia”.
Lo scorso gennaio, mentre era ricoverata nel reparto di terapia intensiva del Niguarda di Milano, Eleonora Palmieri pubblicò sui social un video in cui mostrava per la prima volta le cicatrici. “Dietro ogni articolo e ogni titolo di giornale, c’è stata la vita vera – scrisse – quella fatta di paura, ma soprattutto di coraggio e forza per andare avanti (..) Un pensiero va agli angeli che non ce l’hanno fatta. Non smettete mai di onorare la vita”.
Inizialmente affidata alle cure dei medici dell’ospedale svizzero di Sion, la giovane fu poi trasferita nel nosocomio milanese. Da lì passò al Centro grandi ustionati del Bufalini di Cesena.
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