Palermo, Alaa Faraj è stato scarcerato

Si aprono le porte dell’Ucciardone: Alaa Faraj è un uomo libero – VIDEO

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In attesa della revisione della sentenza di condanna

PALERMO – Dopo undici anni di carcere si sono riaperte le porte del carcere Ucciardone di Palermo per Alaa Faraj. La Corte di appello di Messina ha accolto l’istanza di revisione e ha disposto la scarcerazione. Ad attenderlo c’erano Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto e co-fondatrice della ong Mediterranea, con cui si sposerà a giugno, l’avvocata Cinzia Pecoraro e il garante palermitano dei detenuti Pino Apprendi.

Faraj, trentenne promessa del calcio, nel dicembre scorso è stato parzialmente graziato dal capo dello Stato Sergio Mattarella.

L’istanza di revisione della sentenza che ha condannato Alaa Farj a 30 anni di carcere si basa soprattutto sulla testimonianza, fatta durante l’incidente probatorio lo scorso 3 marzo, del cosiddetto “capitano”, uno degli otto condannati per la strage di ferragosto che scagiona non solo Faraj ma anche gli altri sei. “Sono innocenti” ha dichiarato.

L’esito del processo di revisione potrebbe quindi portare i legali degli altri condannati a chiedere la revisione anche per i loro assistiti. Il testimone ha detto che “su quel barcone non vi era alcun equipaggio” e che l’ultima fase prima della partenza del barcone è stata gestita da due libici, rimasti in Africa che hanno riempito l’imbarcazione all’inverosimile con oltre 350 persone decine delle quali erano state messe nella “stiva” senza la possibilità di muoversi e costrette a respirare i fumi prodotti dal motore.

A una domanda dell’avvocato il dichiarante risponde: sulla barca “si sono litigate le persone che si trovano sopra e gli altri sotto. Perché forse quelli sotto volevano uscire, ci mancavano l’aria. Io sono fermato la barca per calmare tutti quanti. Ci ho detto o state zitti o se no torno a Libia. Sono rimasti calmi tutti quanto. Dopo mezzoretta fatto stessa cosa, sono litigati di nuovo. Non ho potuto fare nulla, ho fatto finta di niente e ho continuato mio viaggio che è durato quasi cinque ore. Poi è arrivata la nave militare italiana”.

L’avvocato Pecoraro chiede: “Hanno litigato per che cosa? Per il posto?” e il dichiarante risponde: “Perché non ci sono più posti, troppo stretti, quelli sotto vogliono salire sopra. Non c’è nessuna soluzione per farli uscire tutti quanti di là. Io ero solo, non ho potuto fare nulla, non ho saputo cosa fare, ho avuto paura”. Stamani la scarcerazione.

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