Centrodestra, mosse a sorpresa e piani b: Venerdì di Passione - Live Sicilia

Centrodestra, mosse a sorpresa e piani b: Venerdì di Passione

Tutti i nodi. Si fa strada l'ipotesi delle elezioni anticipate.
SICILIA
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PALERMO – Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco.  Complice la metafora felina, coniata da Gianfranco Miccichè, la situazione del centrodestra siciliano si può sintetizzare così. E gli attori in campo si apprestano a vivere, è il caso di dirlo, un “Venerdì di Passione”. Che rende l’idea di un centrodestra sofferente e diviso, sospeso in attesa di un nuovo colpo di scena in grado di fare saltare il banco (magari già stamattina). L’incontro romano di ieri pomeriggio tra Berlusconi e Salvini non ha prodotto grandi scosse, l’affaire siculo-palermitano sarebbe stato soltanto sfiorato. A Palermo la situazione è congelata a una poltrona per cinque (candidati: Lagalla, Scoma, Cascio, Varchi, Lentini). Due i fattori che rendono complesse le trattative: la partita per la Regione (imbrigliata nel muro contro muro sul Musumeci bis) e le spaccature interne ai partiti della fu coalizione.

Forza Italia: due partiti in uno

In primis dentro Forza Italia. Nei giorni dello show del presidente dell’Ars, il silenzio dei ribelli fa rumore. Gli azzurri filomusumeciani non commentano ma lavorano sotto traccia vestendo i panni dei pontieri per agevolare il processo di disgelo tra Lega e FdI avviato all’indomani del Je accuse di Miccichè. Ma il coordinatore azzurro, reduce da una moltitudine di incontri, potrebbe scompaginare il quadro e ufficializzare la discesa in campo di Cascio già oggi. “Se finora questo non è avvenuto, evidentemente vuol dire che l’ok di Berlusconi non c’è”, dicono speranzosi ma a voce bassa gli ortodossi. Nel frattempo il presidente dell’Ars “fa cose e vede gente” (per dirla alla Nanni Moretti) e prova a giocare da kingmaker. 

Incontri e tentativi di mediazione

Ieri pomeriggio a Palermo ha incontrato i centristi di Cantiere Popolare-Noi con l’Italia (rappresentati da Antonello Antinoro) e l’autonomista Roberto Di Mauro cercando di spingere sull’acceleratore. Nelle stesse ore Clemente Mastella interloquiva con Davide Faraone dando il via libera alle liste comuni alle amministrative. Insomma, interlocuzioni su interlocuzioni e una via crucis di candidati (qualcuno per fare un minimo di sintesi si fermerà a qualche stazione).  Pedine da muovere con cura su uno scacchiere sul quale si gioca una doppia partita. Il non detto delle varie operazioni in porto (al netto delle candidature ufficiali e ufficiose), resta il nodo delle regionali (e a dirla tutta anche delle politiche del 2023). 

L’ipotesi voto anticipato

Chi tifa per la ricandidatura del presidente è Cateno De Luca, ormai tessera numero uno del Musumeci bis, che in mattinata spinge per il voto anticipato. Chi lo conosce sa che non lascia nulla al caso. E l’ipotesi delle dimissioni è, come paventato nei giorni scorsi

, un piano b mai del tutto accantonato dai musumeciani (pronti a giocarsi l’asso della manica e spiazzare gli avversari). E secondo i beneinformati gli enti locali sul mandato della presidenza avrebbero verificato la fattibilità di andare al voto in concomitanza con i ballottaggi del 26 giugno in caso di dimissioni anticipate il 27 di aprile, ma, suggestioni a parte, il primo nodo riguarda la finanziaria (in termini di tempistica e voto in aula). Prima ancora dei passaggi in commissione e del realistico Vietnam d’aula, il governo dovrebbe superare lo scoglio della quadra definitiva. Che ieri in occasione della giunta non sarebbe arrivata. E il quadro si complica. 


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Commenti

    Caro Micciche hai già deciso di fare vincere la sinistra come 10 anni fa. Ma poi perché?

    Ma è una follia votare il 26 giugno. Significa non rispettare gli elettori, il turismo…
    Significa incentivare astensionismo.
    Significa aumentare distacco tra le persone e la politica.
    Lasciate il mondo come si trova e votate a novembre quando ‘è fresco e le persone non sono in villeggiatura

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