Conte, Di Paola e Scarpinato: il comizio a Palermo - LiveSicilia

Conte, Di Paola e Scarpinato, il comizio a Palermo FOTO – VIDEO

Commenti

    Papà ti amiamo con tutto il nostro cuore. Palermo è con Te.

    Apprezzo il contributo del magistrato antimafia Roberto Scarpinato che sabato ha spiegato ai cittadini come funziona la macchina del potere in Italia. Ha ricordato che i patti occulti con la mafia sono fatti di arrendevolezza delle istituzioni alle lobby che si muovono nell’ombra, ha parlato di sistema di potere mafioso la cui forza principale è la borghesia, ha lanciato l’allarme sulle preziose risorse del Pnrr avvertendo che i condannati sono tornati e sono pronti all’assalto della diligenza.
    Non a caso ieri anche la presidente della Commissione UE, Ursula Von Der Leyen, ha ammesso che l’allarme resta alto e si aggiorna il quadro legislativo della lotta alla corruzione e alla mafia con ulteriori proposte di trasparenza, efficienza del monitoraggio pubblico e obbligo di denuncia.

    Quelle di CONTE sono minestre riscaldate di sinistra del secondo ‘900, vogliono mantenere in sistema giustizia così com’è senza che un magistrato paga per gli errori che fa e con un giustizialismo a senso unico (solo per gli avversari politici). Mercato dell’edilizia destabilizzato con i bonus a pioggia che favoriscono le imprese che hanno liquidità (andate a vedere chi sono)
    Solo critiche e scarsezza di controproposte adeguate (a CONTE bisogna dirgli che nei termovalorizzatori ci va solo il rifiuto indifferenziato al netto della raccolta differenziata!) Spiegategli che l’indifferenziato sempre in discarica va e provoca sempre inquinamento di falde acquifere e terreni con l’andare del tempo.

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Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.

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