Covid, la domenica bestiale del 'Cervello'

Covid, la domenica bestiale del ‘Cervello’

Commenti

    fate un altro festino

    Poche settimane fa ho letto un’interessante intervista a Renzo Piano. Il titolo riportava un suo pensiero: “Diamo bellezza agli ospedali”.
    Gli ospedali sono la nuova frontiera del grande architetto, e “vedere gli alberi fuori da una finestra quando si è ricoverati può fare la differenza”, gli ospedali “non saranno più fredde macchine per guarire”. E bellissima notizia ne starebbe progettando uno pure a Palermo.
    Poi ti guardi intorno, leggi dell’altro e veramente speri di non finire in un pronto soccorso. Perché se al pronto soccorso sei lasciato in attesa per 24 ore e più magari con un arto rotto, cominci a chiederti: “Ce la farà il dottore ad arrivare prima della falcata signora in nero?”.
    Sappiamo, la bellezza salverà il mondo… di quelli che stanno bene. Tutti gli altri, per qualche medico in più rinunciano pure alla bellezza e si accontentano degli ospedali, fredde macchine per guarire.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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