Messina, prodotti falsi venduto su Facebook: 6 arrestati

Messina, la centrale del falso con l’e-commerce: sei arresti VIDEO

Gli indagati sono 12
L'INDAGINE
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MESSINA – Sei arresti e un obbligo di firma a Messina, dove la Dda ha smantellato una banda che vendeva prodotti falsi sui social. L’indagine è del Comando provinciale della guardia di finanza. Le sette persone sono indagate per associazione per delinquere finalizzata alla introduzione nello Stato, per la vendita e commercializzazione, di prodotti industriali con marchi o segni distintivi contraffatti o alterati e per ricettazione.

I provvedimenti decisi dal giudice

Il provvedimento emesso dal gip ha disposto il carcere per 4 indagati, gli arresti domiciliari per due e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La Procura aveva chiesto una misura cautelare anche per altre cinque persone.

L’inchiesta sull’e-commerce del falso

Al centro dell’inchiesta una indagine in materia di e-commerce abusivo ed illegale che si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese, accertamenti bancari, servizi di osservazione e pedinamento, sequestri di beni. Gli accertamenti hanno fatto emergere, secondo la procura di Messina, un’associazione criminale dedita alla commercializzazione di capi di abbigliamento, accessori e profumi, con marchi contraffatti di noti brand nazionali ed esteri, composta da pregiudicati.

La banda era operativa a Messina dal 2022

Alcuni di loro avrebbero agito illegalmente pur trovandosi agli arresti domiciliari Le investigazioni hanno ricostruito l’operatività, dal 2022 ad oggi, del sodalizio, radicato nel popolare quartiere Giostra che agiva tramite una pagina Facebook collegata ad un gruppo chiuso, con oltre 2.200 iscritti, sulla quale pubblicizzava la vendita di prodotti di varia natura, a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli di mercato.

L’osservazione della pagina, ritiene la procura di Messina, ha permesso di cristallizzare il modus operandi del gruppo: attraverso dirette social, condotte dagli indagati, venivano commercializzati centinaia di prodotti, poi ritirati presso le loro abitazioni, anche in costanza di televendita, ovvero consegnati a domicilio, per quelli più vicini, o spediti per i clienti fuori sede.

Gli approfondimenti economico-patrimoniali, sottolinea la Finanza, hanno arricchito il quadro indiziario a sostegno delle ipotesi investigative, evidenziando, sui conti intestati agli indagati, movimentazioni di denaro sproporzionate rispetto ai redditi leciti, praticamente nulli ed ostentate manifestazioni di ricchezza sui social dagli indagati e dai loro familiari.


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