"I 50enni chiedono il vaccino", ma le dosi restano in frigo

“I 50enni chiedono il vaccino”, le dosi restano in frigo

Commenti

    Il sistema non decolla per vari motivi.Io sono un Medico di Medicina Generale che ha aderito alla vaccinazione presso il proprio studio ed al domicilio dei pazienti.Le dosi che per scelta della ASP,a tutti i livelli,vengono ad oggi consegnati non superano le 24 dosi settimanali!!!!per cui molti dei pazienti, disabili,vulnerabili ed ultra80 enni non sono stati ancora vaccinati.Io ad oggi ho vaccinato 42 pazienti in due settimane, numeri ridicoli e ci chiediamo il perche’.Hanno forse paura della Medicina Generale che e’ in grado di vaccinare(ne abbiamo gia’ esperienza sul campo vedi influenza)i propri pazienti ed in tempi brevissimi?Togliamo “potere” a qualcuno?p.s.:io a febbraio(con altri colleghi) ho dichiarato di essere disposto a vaccinare in modo GRATUITO!!!!!!Nessuna risposta.saluti cordiali

    Grazie per queste sue parole , purtroppo l’Italia è un paese strano caro dottore con tante cose nascoste

    preferite fare ammuffire i vaccini in frigorifero piuttosto che vaccinare i lavoratori! VERGOGNATEVI!!! ANDATE PURE A NASCONDERVI DIO VI TROVERA’

    Li rubano e li rivendono. Comincia il mercato nero.

    Quello che scrive è molto grave. La fonte di questa notizia?

    @mariano quante cose gravi ci sono in questa realtà socilae. Si guardi intorno.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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