"Trasferito in una sede inadatta" | Scontro tra un invalido e la Reset

“Trasferito in una sede inadatta” | Scontro tra un invalido e la Reset

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Commenti

    Senza parole…..
    Quindi se il dipendente ritira l’azione legale l’azienda gli trova un posto……..
    Come dicono a Bolzano bellicuosi..
    SIG. SINDACO non è il caso di intervenire….
    Danni alla salute del lavoratore…. Etc etc.
    Tantu paga siempri cappuddazzu…

    Mi auguro che il Sig farina non accetti tali ricatti. Il datore di lavoro per quanto si legge nell’articolo ha delle responsabilità oggettive sia penali che civilistiche contrattuali. Indipendentemente dall’azione legale il datlaviro deve trasferire il Sig farina.

    E il sinnaco si gira altrove come è solito fare.

    Ma cosa vuol dire se ritira la denuncia troveremo la soluzione?? Ma un presidente non dovrebbe rispondere in questa maniera.

    Per svolgere una mansione lavorativa bisogna avere anche le capacità fisiche, questo signore come a fatto a suo tempo ad essere assunto come giardiniere con tutte queste patologie?

    Prima licenziano un dipendente x avere segnalato a chi di dovere le anomalie riscontrate in azienda,adesso non rispettano il diritto di un dipendente invalido licenziato x ignoranza (come nel primo caso sopra ricordato)sulla malattia,infatti lo hanno reintegrato, e adesso, il solito presidente anarchico con arroganza pretende che il dipendente ritiri la denuncia x avere riconosciuto un suo diritto,un vero m……..Perniciaro!!

    Il presidente di reset con il suo invito rivolto a mezzo stampa al lavoratore a ritirare l azione legale a tutela del proprio diritto leso ha dimostrato di essere un genio della comunicazione Leoluca la prossima volta scrivigli tu quello che deve dire in pubblico

    Vorrei rispondere che quando il lavoratore farina faceva il giardiniere era in grado di poter svolgere benissimo e diligentemente il proprio lavoro alla contrario di altri che timbravano il cartellino e andavano via a farsi i fatti loro

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Caro sindaco, trovi i fondi necessari, e si possono trovare, per climatizzare le scuole . È inutile altrimenti pensare ad allungare il tempo scuola, organizzare il tempo d'estate o altre attività pomeridiane o estive. Altro che combattere la povertà educativa.... per prima cosa gli ambienti devono essere confortevoli e poi si può ragionare di tutto il resto.

Potersi, ma di più sapersi indignare è cosa buona. Ma a chi compete veramente la tutela del merito, la trasparenza e l'ammodernamento dei servizi pubblici? È azzardato per una risposta pensare ad amministrazione pubblica e politica? E a voler condividere la domanda “chi tutela davvero i cittadini che pagano le tasse per i servizi spesso inefficienti” è esagerato sostenere che non è una questione sindacale dei regionali, ma eventualmente di competenza di una qualche associazione di consumatori da far valere nei confronti della solita pubblica amministrazione, quindi della politica? Noi continuiamo a sperare che la buona amministrazione pubblica regionale e la buona politica riescano nel tempo a scrollarsi di dosso inefficienza e corruzione. Certo, anche i sindacati avranno altre responsabilità e una volta che c'è ognuno s'indigna di ciò che vuole.

La questione del Museo Mandralisca di Cefalù rappresenta un chiaro esempio delle contraddizioni strutturali nella gestione dei beni culturali e della pubblica amministrazione in Sicilia. ​Il contrasto tra il taglio dei fondi destinati a istituzioni culturali storiche — come quella che custodisce il celebre Ritratto d'ignoto di Antonello da Messina — e l'assetto burocratico regionale mette in luce dinamiche consolidate nel tempo. ​Il ruolo della Legge Regionale 10/2000 ​La L.R. n. 10 del 15 maggio 2000 ("Principi generali in materia di organizzazione pubblica e dirigenza nell'amministrazione della Regione Siciliana") fu introdotta con l'obiettivo di riformare la burocrazia regionale, separando l'indirizzo politico dalla gestione amministrativa e introducendo la figura del dirigente unico. Tuttavia, la sua applicazione pratica ha generato diverse criticità strutturali: ​Inscindibilità del ruolo apicale dalle competenze tecniche: La riforma ha favorito la figura del dirigente "generalista" (o "tuttologo"), trasferibile tra settori diametralmente opposti — dalla gestione dei rifiuti ai beni culturali, dalla sanità all'agricoltura — senza richiedere una formazione specialistica nel campo di destinazione. ​Geografia delle assegnazioni: In diversi casi, la distribuzione degli incarichi direttivi o amministrativi è stata condizionata da logiche di vicinanza territoriale o di appartenenza politica, piuttosto che da parametri oggettivi di merito, competenza tecnica o risultati conseguiti. ​L'impatto sul patrimonio culturale ​Quando la gestione amministrativa e finanziaria poggia su scelte contabili rigide o tagli lineari — a fronte di apparati burocratici spesso ipertrofici nei ruoli direttivi — le conseguenze si ripercuotono direttamente sul territorio: ​Vulnerabilità dei presidi culturali: Enti di grande valore storico e turistico come il Mandralisca si trovano periodicamente sull'orlo della paralisi operativa per carenza di trasferimenti ordinari. ​Scollamento tra amministrazione e risorse: La mancanza di dirigenti e manager con competenze specifiche nel settore della valorizzazione museale impedisce la creazione di modelli di sostenibilità finanziaria alternativi al mero sussidio pubblico. ​Il risultato è un sistema in cui i costi dell'apparato amministrativo rimangono elevati, mentre i servizi essenziali e la tutela della cultura subiscono riduzioni continue.

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