Europee, Dc senza simbolo: idea Bernardini per Cuffaro

Europee, Dc in campo ma senza il simbolo: idea ‘radicale’ per Cuffaro

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    Cuffaro aveva dichiarato che non si sarebbe più occupato di politica . Non è possibile che ancora sia in scena. In un Paese serio dopo i suoi trascorsi non avrebbe potuto continuare a fare politica. Quello che sia sconcertante che abbia un seguito e mi chiedo perché? Nemmeno lui ha una risposta. Le persone hanno poca memoria e la coerenza in politica è stata cancellata. Si passa da un partito all’altro senza alcun problema. Importante garantirsi la poltrona. Sono per l’astensione al voto. Nessuna forza politica e nessun politico in campo è meritevole di essere votato.

    Poverino, ormai sembra un pugile suonato. Nessuno, dico nessuno, vuole accostare il proprio nome o il proprio partito al suo nome, naturalmente a ragione. Spero, per lui, che chi gli sta accanto e chi gli vuole bene, lo accompagni nell’anonimato. Che brutta fine.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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