Droga nel porto di Catania: la Est in amministrazione giudiziaria

Droga nei container del porto: amministrazione giudiziaria per la Est

VIDEO. Il provvedimento e i presunti affari illeciti
TRIBUNALE DI CATANIA
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CATANIA – Amministrazione giudiziaria per la Europa Servizi Terminalistici srl, meglio nota con la sigla Est, società con sede a Palermo che opera all’interno del porto di Catania nella movimentazione container. Il provvedimento preventivo è stato eseguito dai finanzieri del comando provinciale etneo sotto il coordinamento della Procura di Catania, guidata da Francesco Curcio.

Il provvedimento del Tribunale di Catania per la Est

L’ordinanza è stata eseguita nelle province di Catania, Palermo, Siracusa e Parma con il supporto del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo.

Il Tribunale di Catania, sezione Misure di prevenzione, ha disposto l’applicazione della misura dell’amministrazione giudiziaria per la durata di un anno nei confronti della società, che si occupa di gestione, deposito, trasporto, spedizione e movimentazione di container e merci anche negli scali di Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese.

La misura non comporta tuttavia il sequestro dell’azienda. Ma prevede la sostituzione temporanea dei vertici gestionali con amministratori nominati dall’autorità giudiziaria.

L’inchiesta “Lost & Found”

Il provvedimento rappresenta uno sviluppo dell’operazione “Lost & Found”, l’indagine coordinata dalla Procura di Catania che nei primi mesi del 2025 aveva portato all’arresto di sei persone accusate di narcotraffico internazionale, con importazioni di cocaina dall’estero attraverso il porto etneo.

Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catania, hanno ricostruito un sistema di traffico di droga che sfruttava i flussi commerciali dello scalo portuale per far arrivare ingenti quantitativi di cocaina.

La figura di Angelo Sanfilippo

Al centro dell’inchiesta la figura di Angelo Sanfilippo, classe 1966, già condannato per narcotraffico, dipendente storico della società insieme a tre figli, tra cui Melino Sanfilippo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i Sanfilippo operavano stabilmente nell’area portuale di Catania all’interno della Est, ricoprendo ruoli che consentivano loro di intervenire nelle operazioni di movimentazione dei container e di influire su alcune scelte operative dell’azienda.

Le indagini avrebbero evidenziato rapporti di Angelo Sanfilippo con esponenti di spicco del clan mafioso Pillera-Puntina e, in particolare, con Angelo Di Mauro, detto “Veleno”, già condannato in passato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.

Il traffico di cocaina

Secondo l’impianto investigativo, Sanfilippo avrebbe avuto un ruolo operativo nel traffico internazionale di droga che sfruttava i flussi commerciali del porto di Catania.

Gli inquirenti hanno ricostruito almeno tre importazioni di cocaina per un quantitativo complessivo superiore ai 215 chilogrammi, oltre a un ulteriore tentativo – poi non concretizzato – di introdurre nel territorio altri 300 chilogrammi di stupefacente.

Il meccanismo, secondo gli investigatori, si basava sulla contaminazione dei container provenienti dal Sud America con partite di cocaina. Una volta giunti al porto di Catania, i carichi venivano individuati e recuperati grazie alla presenza all’interno dell’area portuale di soggetti in grado di localizzare e manipolare i container per estrarre la droga e farla uscire dallo scalo.

I rapporti del clan con l’azienda

In questo contesto la presenza dei Sanfilippo all’interno della società di logistica avrebbe rappresentato, secondo il Tribunale, un fattore di agevolazione stabile.

Le indagini hanno evidenziato come Angelo Sanfilippo e i figli, dipendenti dell’azienda, potessero contare su una significativa libertà operativa e su un rapporto consolidato con la direzione aziendale.

Tra gli elementi valorizzati dagli investigatori vi sarebbero anche forme di sostegno economico nei confronti della famiglia Sanfilippo. In particolare, la società avrebbe sostenuto spese legali relative a vicende estranee all’attività lavorativa e avrebbe continuato a corrispondere emolumenti stipendiali ad Angelo Sanfilippo anche durante periodi di detenzione o di assenza dal lavoro.

Le conclusioni del Tribunale

Secondo il Tribunale di Catania, dunque, la società non sarebbe rimasta estranea al contesto criminale, ma si sarebbe inserita, anche attraverso inerzia o tolleranza dei propri assetti gestionali, in un meccanismo in grado di agevolare l’operatività di soggetti appartenenti o contigui alla criminalità organizzata.


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