Se l'intervento di Minardo, nonostante l'aplomb del mediatore, non ha migliorato i rapporti nel partito di appartenenza e nella coalizione, se la nomina del pragmatico Caruso potrà fare ben poco per i tempi strettissimi, possiamo senz'altro dire che il destino della maggioranza è saldamente nelle mani del presidente Schifani, giunto alla fine della partita. Che cosa deciderà? O da vero professionista della politica farà un passo di lato, rendendosi conto della situazione di svantaggio in cui si trova, o come un dilettante continuerà, ignorando l'inevitabile sconfitta. La prima ipotesi porta ad elezioni anticipate, ancora oggi con esito incerto, e con residue chance per Schifani d'essere ridesignato alla guida della destra. Ma se il presidente sceglierà la seconda ipotesi, nel 2027 alle urne la sinistra si avvantaggerà dell'anno perso da Schifani, evidentemente convinto che "è meglio tirare a campare che tirare le cuoia" perché la storia appartiene al passato, ma i cattivi maestri anche al presente.
